Grasso e il Pd. Il silenzio avrebbe giovato al leader di LeU

scritto da ADRIANA VIGNERI

Il presidente Grasso può aderire ad un partito politico e quindi – eletto senatore – al corrispondente gruppo parlamentare; può abbandonare quel partito per fare il capo politico di un altro partito (nato per scissione dal precedente). Ma non può “versare soldi” a quello che è stato certamente per quasi cinque anni il suo partito di appartenenza, ne andrebbe di mezzo la sua indipendenza come presidente del senato.

Verserà soldi a Liberi e Uguali? Massì, perché non sarà più presidente (o quasi)!
Un presidente del senato può aderire ad un partito politico – può addirittura fare il capo politico di un partito (di un altro) – ma non può spingersi fino a sostenerlo finanziariamente?

Non sembra opportuno che il presidente del senato sostenga con soldi pubblici l’attività di un partito (così come, aggiunge, non vota in aula per prassi centenaria).

Difficile cogliere la logica del ragionamento: consenso pubblico si, soldi no.
Perché poi pubblici i soldi della sua indennità parlamentare? I soldi che riceve come senatore sono pubblici perché è pubblico il soggetto che li eroga, ma diventano privati non appena intascati dal destinatario.

Non commentiamo il comportamento del tesoriere del Pd. Certo è che il silenzio stampa avrebbe giovato al presidente di Liberi e Uguali.

LA LETTERA DI GRASSO ALLA REPUBBLICA

Grasso e il Pd. Il silenzio avrebbe giovato al leader di LeU ultima modifica: 2018-01-08T13:32:36+00:00 da ADRIANA VIGNERI

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