La nostra vita, appesa a un telefono senza fili

Mi è capitato tempo fa di andare a lavorare una mattina, dimenticando il cellulare a casa e di essermene accorto, una volta arrivato al lavoro...
scritto da BEPI COVRE

L‘anno 2017 s’è chiuso con il discorso del presidente della repubblica a reti unificate. Un buon discorso, senza inutile retorica, essenziale e soprattutto  con il grande pregio della brevità.

Il presidente deve aver intuito che gli italiani hanno le tasche piene della politica, da persona intelligente non se l’è tirata. Bravo presidente.
I primi mesi del nuovo anno, fino alle elezioni, saranno noiosamente pieni di propaganda elettorale; sarà una gara di balle e promesse, sparate a raffica ogni giorno che il buon Dio manderà sulla terra. Con il rischio di far aumentare disaffezione e astensione dal voto.

Per questo motivo intendo proporre una riflessione di costume, lontanissima dalla politica.

Mi è capitato tempo fa di andare a lavorare una mattina, dimenticando il telefonino a casa e di essermene accorto, una volta arrivato al lavoro.
La prima sensazione è stata: panico.
Oddio come farò oggi a lavorare. Tornare a casa? No, troppo tempo.
Una paura ansiogena, una forma nuova, sconosciuta. Suvvia, mi son detto, per un telefonino dimenticato… al confronto i nostri vecchi in trincea o sotto le bombe degli aerei… quella aveva la dignità di Paura!

Devo Informare la moglie. Potrei chiamare al telefono fisso di casa.
No, inutile, perchè al fisso, quando squilla non va a rispondere nessuno. Appare la scritta utente sconosciuto, e sono quei poverini dei call center, che ti tampinato più volte al giorno. No, meglio di no.
La chiamo al cellulare. E chi se lo ricorda il numero del suo cellulare? Fatico a ricordare il mio…

Va be’, proviamo ad iniziare questa giornata sfig….
Purtroppo gli impegni sono tutti scritti nel cellulare, che funziona da agenda e da calendario…

Coraggio, oggi si naviga a vista, sarà mica la fine del mondo, mi son detto.
In quei primi minuti ti rendi conto che sei isolato dal resto del mondo, senza essere in mezzo al Sahara.

Non puoi comunicare a nessuno la tua “disgrazia” giornaliera, sei disconnesso. Cerchi di riattivare nella memoria qualche numero di telefono. Un tempo ognuno conservava a memoria i numeri del telefono fisso, almeno dei famigliari. Sfido chiunque a ricordare oggi il numero del cellulare della moglie o dei figli.

Ah, la memoria! Quel bellissimo dono di madre natura,  come l’abbiamo maltrattata negli ultimi tempi.

Prima dell’avvento del telefonino, la si esercitava, la si coccolava, la si utilizzava. Sin dai tempi delle elementari, ci facevano imparare poesie e tabelline di aritmetica, per riconoscerne valore e utilità. Adesso basta, c’è il telefonino (questo maledetto!), che ci ha “rubato” la nostra memoria. Ora è la nostra alternativa  di memoria elettronica.
Comodissimo, utilissimo, niente da dire;  lo smart phone  funziona per telefonare, messaggiare,  per collegamenti internet, da navigatore, da macchina fotografica, per fare acquisti, per tenerci informati in tempo reale, su tutto quanto accade. Ci connette l’un l’altro. Le precedenti generazioni non son mai state connesse, anche questa è una grande novità dei nostri tempi.

Per non parlare dell’uso-abuso delle piazze virtuali,  dei social network.
Informano, disinformano, deformano…
Sono utili e comodi ma la contropartita è: ci hanno reso schiavi, impossibile liberarcene!!
Esperienza personale di una mezza giornata sconnesso.
Da aver paura…

La nostra vita, appesa a un telefono senza fili ultima modifica: 2018-01-10T15:32:38+00:00 da BEPI COVRE

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