La SPD davanti allo specchio

In vista del congresso straordinario di domenica, i socialdemocratici tedeschi fanno i conti con le ragioni della loro sconfitta. Sigmar Gabriel invita a tornare ad occuparsi dei problemi concreti dell'elettorato e non solo di quelli cari alle élite.
scritto da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

Il vero problema della SPD? Non è Angela Merkel o lo sfinimento del partito dovuto al ripetersi di grandi coalizioni. No, il problema del partito è il partito stesso. O almeno il suo “postmodernismo”. Ne è convinto Sigmar Gabriel.

Secondo il ministro degli esteri tedesco questo è il motivo per cui alle elezioni legislative dello scorso settembre un consistente numero di elettori socialdemocratici, circa 500mila, ha abbandonato la forza della sinistra tedesca per votare il partito di destra, Alternative für Deutschland, AfD. Una deriva da contrastare, secondo l’ex presidente della SPD. In un contributo apparso sul settimanale Der Spiegel, Gabriel ha invitato i socialdemocratici a tornare a occuparsi dei problemi concreti dei cittadini e non di quelli cari solo a élite alienate e post moderne. In un mondo caratterizzato da insicurezza e caos, i socialdemocratici si stanno rivelando incapaci di orientare questi (ex) simpatizzanti.

Sigmar Gabriel ad un congresso dell’SPD

Il ministro tedesco ritiene che un liberalismo caratterizzato dalla salvaguardia delle “diversità”, che punti esclusivamente a “inclusione, parità di diritti e correttezza politica”, sia facile bersaglio per la strategia della nuova destra. Un radicalismo “eccessivo” nella sfera dei diritti può essere percepito da larga parte dell’elettorato come un “pericolo” per la stabilità sociale, un radicalismo che Gabriel non ritiene peraltro un prodotto della modernità occidentale. Al contrario, ne è una reazione. La modernità promette sì lo sviluppo individuale, quello delle libertà e del benessere, ma non dimentica “regolamentazioni e moderazione”. Nell’epoca postmoderna si tende invece a privilegiare, esasperandole, spinte centrifughe e libertarie, con la conseguente reazione dei ceti popolari che i nuovi populismi di destra e sinistra non hanno difficoltà a sfruttare.

In questo trend, secondo Gabriel, ci sono anche le responsabilità della SPD. Il ministro non nasconde che anche la socialdemocrazia tedesca si sia trovata a suo agio nell’estremismo postmoderno:

Abbiamo dato più importanza alla salvaguardia dell’ambiente che al mantenimento dei posti di lavoro industriali, il diritto alla privacy è stato rivendicato più della sicurezza interna, e al primo posto tra i successi del partito è stato messo il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ammissioni che hanno fatto nascere il dubbio che la SPD sia stata colpita dalla “sindrome dello stile di vita”. Certo, il partito tedesco non è ancora completamente caduto in questa trappola, ma l’estemporaneità eccentrica di alcune sue rivendicazioni possono giustificare questi timori. Come definire altrimenti la richiesta fatta lo scorso novembre dagli Jusos di Berlino? L’organizzazione dei giovani socialdemocratici della capitale tedesca ha infatti chiesto alle catene televisive pubbliche di utilizzare parte del canone pagato dai cittadini, il GEZ, per finanziare la creazione di file “porno di donne per donne” da inserire nella mediateca delle emittenti.

Per capire la portata di questi atteggiamenti va ricordato come gli Jusos – l’organizzazione giovanile del partito – dagli inizi degli anni Novanta si riconoscano in maniera sempre più omogenea nelle politiche di sinistra della SPD, e che da sempre essa rappresenta la fucina dei suoi funzionari.

Gabriel, sottolineando che nel partito c’è “molto di verde e di liberale ma poco di rosso”, mette evidentemente sott’accusa proprio questi atteggiamenti. Inoltre l’ex presidente socialdemocratico, pur reputando fondamentale il recupero del “rosso”, ritiene che non ci si debba limitare a predicare la classica redistribuzione del reddito. Per riavvicinarsi ai cittadini spaventati dallo sradicamento postmodernista, il partito deve capire l’importanza per la collettività di concetti come patria o della cultura dominante, e dunque smettere di demonizzarli.

Davvero, si chiede retoricamente il ministro, dietro questi pensieri vi sono solo concezioni arretrate o reazionarie? Davvero la nostalgia di cultura dominante che monta da una società sempre più multiforme come quella tedesca non è altro che “uno strumento della propaganda conservatrice”? Oppure dietro questa espressione si nasconde il desiderio popolare di ritrovare punti di riferimento capaci di contrastare l’indifferenza del mondo attuale? Si può certo supporre che sponsorizzando il successo della Große Koalition, Gabriel abbia in vista anche la realizzazione di propri interessi politici e, soprattutto, voglia continuare a fare il ministro degli esteri. Ma non si può dimenticare che posizioni simili, l’attuale responsabile della diplomazia tedesca le aveva espresse già in passato.

In una relazione redatta nel 2015 da presidente del partito, Gabriel aveva equiparato il concetto di “sicurezza” a quello di “giustizia sociale”; altre volte scontrandosi con l’opposizione della sinistra interna aveva rivendicato che il patriottismo doveva essere uno dei concetti guida della SPD. A suo giudizio, a differenza della sinistra socialdemocratica che ritiene vitale distinguersi sempre dalla CDU-CSU, il partito può sperare di riconquistare la cancelleria e tornare maggioritario nel paese solo se sarà ritenuto affidabile dal centro della società, che in Germania equivale all’ottanta per cento della popolazione.

Lo scotto al proprio corso moderato, Gabriel l’ha pagato al congresso SPD del 2015, quando la sua rielezione a presidente del partito è avvenuta con il dieci per cento in meno dei consensi rispetto alle assise del 2013. Un passo indietro che aveva spinto il partito a mettere in sordina la discussione. Ora invece Gabriel sembra volerla riaprire e anche se i termini non sono cambiati, questa volta sembra avere dalla sua qualche spezzone del partito: Michael Groschek, responsabile socialdemocratico della Nordrhein-Westfalia, ha invitato la SPD a non lasciare l’idea di patria nelle mani della destra, sottolineando il dovere del partito di capire quanto bisogno di “sicurezza e protezione” racchiuda il concetto di patria per la comunità.

Per Gabriel il destino della SPD non dipenderà dal fatto se continuerà a governare o meno con l’Unione cristiano democratica: in Germania la sopravvivenza della socialdemocrazia dipenderà dalle capacità del partito di riconoscere quanto siano mutate le condizioni in cui deve svolgersi la politica di una forza di sinistra. Se questa qualità mancherà, sarà impossibile contrastare la tendenza socialdemocratica al nanismo politico.

Il messaggio di Gabriel riuscirà a raggiungere il cuore e la mente della SPD?

Il 21 gennaio la base del partito sarà chiamata a decidere se dar via libera o rifiutare la nuova grande coalizione con l’Unione. Al congresso straordinario di domenica la SPD ci arriva con la maggioranza dei delegati riconducibile alla sinistra del partito.
La difficoltà che il gruppo dirigente SPD potrà trovare nel convincere i militanti a dare il via libera al nuovo esecutivo, è stata testimoniata lo scorso dicembre dal congresso della SPD della Turingia. In quest’occasione, la richiesta fatta ai militanti da Thorsten Schäfer-Gümbel – vice presidente di questo Land governato da una coalizione rosso-rosso-verde – di sostenere la richiesta fatta da Martin Schulz per “trattative con l’Unione aperte a ogni risultato”, è stata bocciata.

A nulla è servito che l’invito fosse arrivato da un rappresentante della sinistra SPD. I militanti hanno preferito appoggiare la contro mozione degli Jusos che, già prima delle trattative, chiedeva di respingere la riedizione della coalizione con i democristiani. Che il cuore dei delegati battesse a favore della richiesta di Oleg Schewtschenko si è capito quando il rappresentante dei giovani socialdemocratici locali ha ribadito il proprio impegno per impedire che la SPD venga ridotta a condizioni miserabili. Come si può capire il percorso intrapreso da Sigmar Gabriel sarà lungo e difficile.

La SPD davanti allo specchio ultima modifica: 2018-01-16T18:44:07+00:00 da FRANCESCO MARIA CANNATÀ

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