“Vi racconto la Lega di ieri e di oggi”

Le dichiarazioni sulla "razza bianca" del candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia alzano l'allarme sul possibile successo del partito di Salvini. Ne parliamo con Giovanni Cerruti, un giornalista considerato tra i massimi esperti del Carroccio.
scritto da GUIDO MOLTEDO

Con Giovanni Cerruti parliamo di Lega. A partire dall’ultima perla che ha fatto scalpore, la dichiarazione di Attilio Fontana sulla “razza bianca in pericolo”. Inviato della Repubblica e poi della Stampa, Cerruti si è occupato, per anni, come pochi, di Lega e può esserne considerato uno dei massimi esperti, rispettato dagli stessi leghisti per competenza e rigore. Lo scoviamo nel suo buon ritiro sul lago Maggiore.

Sono tornato al paesello. Mi trovo bene? Benissimo, è casa mia, frequento i nobili personaggi del luogo, cioè la gente normale…

Giovanni Cerruti

Giovanni, che pensi di questa Lega che s’appresta a sostenere sia un voto nazionale decisivo sia un test inedito nel suo feudo storico, nella regione dov’è più forte. Che Lega è, quella della “razza bianca” di Fontana?
Da quello che si è letto, si tratta di frasi dette da Fontana durante un’intervista, credo, a Radio Padania. Quello che manca è il contesto. A chi ha rilasciato l’intervista, che cosa diceva l’intervistatore, di che si parlava? Probabilmente l’intervistatore ha portato Fontana a dire quelle cose lì, in un certo contesto. Chi è intervistato molto spesso ripete, nelle risposte, quel che è detto nelle domande. E se il giornalista di Radio Padania è un fanatico? Ce ne sono tanti, purtroppo, perché dacché la Lega è diventato il partito di Salvini, è cambiato tutto, è un tana-libera-tutti e ognuno può dire quello che vuole, più deride più si porta a casa la bestia come si diceva al mercato delle vacche di Montichiari. Può darsi che quell’intervistatore abbia insistito sull’identità, la razza, eccetera. E Fontana che, per come l’ho conosciuto io, è una persona tranquilla e perbene, ha accettato questo tipo di linguaggio.

Il candidato del Carroccio alla presidenza della Regione Lombardia è di Varese, città chiave della Lega lombarda ma anche città notoriamente di destra.
Vero, a Varese c’è sempre stata una situazione particolare. Quasi tutti i leghisti noti di Varese, a parte Bossi, a parte Maroni, vengono dalla destra. Varese, negli anni Settanta, era tra le città più nere d’Italia. Quando c’erano le partite di basket e l’Ignis di Varese giocava contro il Maccabi di Tel Aviv, c’erano gli striscioni contro gli ebrei. Quindi tutta questa roba qui, a Varese c’è sempre stata. In più ci sono gruppi, associazioni culturali, che in città qualcosina contano in termini di numeri, e sono su posizioni della destra più radicale.

E Fontana è figlio di questo connubio?
Magari mi sbaglio, ma Fontana, per due volte sindaco di Varese, mi è sempre sembrata una persona ragionevole. Certo, quelle frasi lì, non c’è neppure bisogno di commentarle.

Un estremismo così mi sembra vada forte in Lombardia, non nel leghismo veneto. Non che fenomeni di razzismo e xenofobia siano assenti, ma sembra che il tema principale sia quello dell’autonomia da Roma.
Le differenze tra la Liga veneta e la Lega lombarda ci sono sempre state. Non va dimenticato che i primi ad arrivare in parlamento, nel 1983, furono i due della Liga veneta, che erano il professor Tramarin e Girardi, che faceva l’ambulante di elastici di mutande nei mercati. Bossi ci è arrivato quattro anni dopo, nel 1987. La grande mossa di Bossi, nel 1991, è quella di “inglobare” la Liga veneta nella Lega nord. I personaggi più in vista sono sempre stati i lombardi. Ai leghisti veneti finivano le briciole. E se per caso qualcuno metteva la testa fuori, come Rocchetta o poi Comencini, la testa rotolava giù velocemente. Le differenze ci sono sempre state, sono rimaste sempre nascoste, ora non più. Si pensi alla Lega di Salvini in Lombardia, ai rapporti con Casa Pound, con tutta la destra. In Veneto, dove pure c’era la destra padovana, non è che abbia mai avuto grandi rapporti con la Liga veneta. Pure Comencini, che proveniva da quel mondo, non mi pare avesse mantenuto relazioni con quella destra…

Vogliamo parlare della foto di Mussolini nell’ufficio dei sindaco di Gentilini?
Un vecchio trombone. Che forse in gioventù avrà pure votato Msi. Ma neppure lui era uno, una volta nella Lega, che occhieggiasse a quella destra. Non si è mai visto in una manifestazione fatta insieme da Lega e naziskin.

La parola razza, però, la usavano nel loro gergo…
In Veneto parlavano di “razza Piave”. Però finiva lì, era quasi una goliardia. Mentre ora sembra una cosa quasi ideologica.

Matteo Salvini e Attilio Fontana

Porta voti, questo linguaggio?
Può essere. Ci si deve sempre misurare con l’elettorato. Non va dimenticato che dalle elezioni regionali del 1990, da quel momento in poi, tutte le volte che si è votato, il giorno dei risultati, sui quotidiani nazionali c’è sempre stata in prima pagina la parola sorpresa, shock, c’era sempre lo stupore, la solita retorica del paese reale diverso da quello rappresentato dai media.
I sondaggi? Sono realizzati sulla base di quanto uno vede – neppure di quanto sente – in tv: già, ma quanta parte dell’elettorato segue i talk show? Non sono forse tutti in drammatico calo? Dove stia andando davvero il paese reale, lo vedremo solo il giorno delle elezioni. E magari quel giorno scopriremo che con questa roba qui Fontana, anziché perdere voti, li ha guadagnati.

Parliamo di Maroni, di questa sua misteriosa decisione di non ricandidarsi, e di annunciarla solo all’ultimo.
Girano tante ipotesi, dalle voci di grane giudiziarie in arrivo a quelle di lui che si smarca per poi candidarsi a un posto di governo, persino a presidente del consiglio, ma il dato di fondo da cui partire è che nel 2013, quando Maroni si è candidato alla Regione Lombardia, era anche segretario della Lega. E quindi nella formazione delle liste, nella composizione del gruppo al consiglio regionale ci metteva becco, e parecchio. Tant’è che aveva dato vita anche alla lista Maroni. Oggi Maroni non solo non è più segretario della Lega ma la Lega è diventato il partito di Salvini. Se si fosse candidato per diventare per la seconda volta governatore della Lombardia, poi nel consiglio regionale si sarebbe trovato il battaglione Salvini che risponde a quest’ultimo e non certo a lui.

Colpisce la tempistica. Un pessimo servizio alla Lega, di cui pure è parte.
Maroni si smarca e si mette al vento perché, dovessero le elezioni avere un certo esito, quello che oggi appare il più probabile, cioè con nessuna della coalizioni con la maggioranza, si rende disponibile per qualche ruolo. Se dessero l’incarico a Maroni, è ovvio che la Lega si spaccherebbe, perché Salvini sarebbe contrario.

Non Zaia…
Questo è un punto debole di Salvini. E poi i suoi lo mollerebbero subito.

Perché è essenziale che la Lega risulti il primo partito della coalizione di centrodestra?
Ma è lui che dice “Salvini premier”, l’ha scritto nel simbolo, ha impostato la campagna su quello, “noi siamo il primo partito della coalizione”.
Se non accade, significa che non sei il primo partito della coalizione e che sei al traino di Berlusconi e quindi la Lega torna alla casella di partenza, al 1994.

Torniamo a Bobo.
Bisognerà pure vedere se Maroni sarà candidato. Da quel che si legge, i pochi maroniani che rimangono sono fatti fuori come birilli. Ci sono portavoce che telefonano ai conduttori di talk show e dicono di non invitare questo o quell’altro.

Del gruppo storico chi resta? Calderoli…
Nella Lega vale ancora il vincolo dei due mandati. Calderoli è stato eletto per la prima volta consigliere regionale in Lombardia nel 1990 e nel 1992 è passato in parlamento. Siamo nel 2018.

Due Leghe diverse in questi quasi trent’anni.
La Lega si chiama ancora Lega (senza più nord, ndr) ma è il partito di Salvini. Qualche tempo fa, in un articolo sul Corriere si parlava degli uomini più vicini a Salvini. Trentenni, quarantenni, giovani che nella loro vita hanno fatto quello che, come dice Borghezio, è il mestiere più semplice al mondo, che è fare il leghista. Fare il leghista vuol dire ripetere quel che dice il leader. Una volta era Bossi, poi è stato Maroni, adesso è Salvini. Quelli che osannavano Bossi, quando Maroni è diventato segretario, si facevano gli occhialini con la montatura rossonera come quelli di Bobo, e adesso sono tutti salviniani, parlano e si muovono come Salvini, ripetono le frasi, gli slogan di Salvini. In parlamento si porterà una buona quota di questi che oggi sono i suoi seguaci ma che una volta in parlamento, dovesse Salvini  avere meno voti di Berlusconi, prenderanno atto che la missione del loro leader è fallita e passeranno con qualcun altro.

Leadership a parte, qual è l’altro importante cambiamento nel leghismo di oggi rispetto a quello delle origini?
Ai tempi di Bossi c’era un “progetto politico” – il federalismo, la devolution… – c’era un qualcosa, oggi non c’è niente, ogni giorno c’è una cosa diversa. Oggi si parla di riapertura delle case chiuse, domani di chissà che cosa, ogni giorno ce n’è una ma sono tutte proposte, progetti, idee irrealizzabili. Perfino Salvini sa che non sono realizzabili, ma le lancia nella speranza di tirar su quanti più voti possibile. Alle urne si vedrà. Stando ai sondaggi, nelle ultime due tre settimane la Lega ha perso due punti. È bastato che Berlusconi si facesse vedere in televisione e lui ha perso punti.

Andando diviso al voto, il centrosinistra rinuncia a dare battaglia nel feudo principale della Lega. La candidatura di Fontana rende particolarmente evidente questo errore, ed è grave in politici di professione, alcuni dei quali si rifanno niente di meno a Togliatti.
L’errore è stato quello di dare per scontato che Maroni si sarebbe candidato, e contro Maroni neppure l’unità mondiale delle sinistre avrebbe vinto. Dopo di che Maroni si è sfilato. Adesso c’è Fontana, ma dall’altra parte avevi già messo Gori, senza parlarne con nessuno se non con quattro amici.
Ma è più di fondo l’errore del Pd, del centrosinistra, della sinistra, non è un errore contingente, è un errore storico: non hanno mai voluto vedere che cosa è la Lega e soprattutto l’elettorato della Lega al nord. La Lega non è mai stata analizzata per quella che è ma per quella che si voleva che fosse [ricordate la Lega “costola di sinistra”?] Anche oggi, se non segui attentamente quello che dicono e che fanno e come s’organizzano, continui a pensare che la Lega sia quella d’una volta, mentre è diventata un’altra cosa.
In questi ultimi due, tre anni, l’impronta data da Salvini alla Lega è stato un qualcosa che l’andava trasformando profondamente. Tant’è che Maroni si sfila perché sa benissimo che la Lega non è più quella cosa lì ed è diventata una cosa personale. Bossi aveva il suo cerchio magico, ma anche Salvini ha il suo cerchio magico.

Maroni non ha mai difeso davvero Bossi. Non difendendolo non ha tutelato il marchio, “la ditta”, direbbe Bersani, e neppure il suo interesse personale.
Be’, qui andiamo su una pagina oscura che è quella delle famose inchieste sui soldi della Lega. È vero che Bossi è stato condannato per la storia della laurea del figlio. Il processo di Milano. C’è stato però il processo di Genova, più delicato, che ha stabilito che la Lega di Bossi – Belsito tesoriere – grazie a bilanci falsi avevano ottenuto 48 milioni di euro di finanziamento pubblico. Finanziamento illecito. Tant’è che la condanna prevede la confisca di quei 48 milioni arrivati alla Lega, che dunque vanno restituiti. Ma la Lega dice: non li abbiano più. Domanda: a chi sono finiti questi soldi? La riposta che vien data è: sono stati impiegati per campagne elettorali e attività di partito. Ma la domanda non è a che cosa sono serviti, ma a chi sono finiti. Tutto questo quando Bossi stava lasciando la leadership della Lega. Quindi nelle successive gestioni, prima di Maroni, poi di Salvini, i soldi non c’erano più. Nella Lega nessuno ne parla, fan finta di niente, nel frattempo hanno venduto le frequenze di Radio Padania e chissà cos’altro e adesso, dicono, hanno le pezze al sedere: ma tutti quei soldi che fine han fatto?

Torniamo a Fontana. La storia della “razza bianca” e altre sortite del genere potrebbero risultargli fatali?
La partita sembra già decisa, a meno che Fontana e altri non facciano harakiri tutti i giorni. Ma poi, le frasi folli di Fontana arrivano all’elettorato o arrivano solo a quell’elettorato che legge i giornali e s’informa? Che tipo d’informazione circola in giro?
Se entri in un qualunque bar della Lombardia, o anche del Veneto, e chiedi: ma quest’anno ci sono più immigrati dello scorso anno o no? Tutti dicono di sì, anche se i dati ufficiali dicono di no. Ormai la circolazione delle informazioni vere è merce rarissima. Di nuovo: se entri in un bar e parli d’immigrati, ti sentirai dire che appena arrivano si beccano 35 euro al giorno, hanno il telefonino, ecc.
Perché può passare un messaggio così? Perché negli ultimi due anni, i giornali hanno riportato tra virgolette le frasi di Salvini senza il minimo vaglio critico. Così quelle frasi diventano le verità. Quando seguivo la Lega, se Bossi diceva una cavolata sesquipedale, io, ma anche i miei colleghi d’allora, glielo facevamo notare e la cavolata non veniva pubblicata. Se invece vai alla ricerca delle cavolate per farci un titolo e metterla tra virgolette in modo acritico, è chiaro che quel messaggio passa.

Hai una visione retrospettiva un po’ edulcorata della nostra professione. Ricordo benissimo l’epopea, sulle tv e i giornali, dei raduni leghisti, la narrazione seriosa dell’ampolla alle sorgenti del Po…
La grande differenza era che lì avevi la gente. Loro, i leghisti, dicevano un milione ma non è questione di un milione, fossero state anche centomila persone erano comunque centomila persone che rispondevano a quel richiamo lì. Qui, oggi, parliamo di certi messaggi e distorsioni della realtà che passano con una facilità estrema.
Salvini che se la prende con l’euro, dice che quando è entrato in vigore il caffè è raddoppiato, nessuno gli ricorda che quando è stato introdotto, al governo non c’erano né Amato né Prodi – tutti sono convinti sia colpa loro – ma c’erano Berlusconi e Tremonti. Tutti questi messaggi passano, in maniera impressionante.

“Vi racconto la Lega di ieri e di oggi” ultima modifica: 2018-01-17T17:39:47+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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