Francesco. Il carisma non basta in America latina

Gesti esemplari in Cile che confermano la forte, unica, personalità di questo papa, in difficoltà evidente, tuttavia, di fronte ai problemi irrisolti della chiesa locale, sulla quale pesa soprattutto l’ombra degli abusi.
scritto da RICCARDO CRISTIANO

Tutto quello che so della vita l’ho imparato dal calcio.

Se ci fosse lui, il grande Osvaldo Soriano, a commentare la visita in Cile del suo compatriota divenuto vescovo di Roma, partirebbe probabilmente di qui. E direbbe, credo, che come sovente accade ai sudamericani, anche Bergoglio quando gioca in attacco è capace di far sognare, ma quando la palla passa agli altri e bisogna giocare in difesa le cose non vanno così.

Trasportando questo giudizio al linguaggio ecclesiale, potremmo dire che Bergoglio è un vero e proprio fuoriclasse della Chiesa in uscita, della Chiesa che si fa prossima ai suoi concittadini, ai loro problemi, ma i suoi compagni di squadra non lo seguono e, un po’ narcisi, giocano ciascuno per sé. Così, facendo nostro il titolo di un famoso libro di Andrea Riccardi, e dando per assodato che molti stentano a seguire Bergoglio su questa strada, il suo sembra proprio un “governo carismatico”, come fu quello di Giovanni Paolo II. Un governo che va verso le periferie, ma che funziona quando si gioca in attacco, cioè ad extra, meno ad intra, quando serve solidità, strettezza tra i reparti.

Carlos Ciuffardi e Paola Podest, sposati dal Papa in aereo.

Osservando la problematica tappa cilena del sesto viaggio latinoamericano di papa Francesco, questo governo carismatico è apparso evidente, dolorosamente evidente. Innanzitutto per quanto riguarda la memoria. C’è voluto Bergoglio per riportare i riflettori sui martiri dimenticati della lotta alla dittatura, sui Mapuche, vocabolo che i cileni usano per definire qualcuno un “analfabeta”. C’è voluto Bergoglio per sposare due giovani che non avevano avuto altra possibilità che sposarsi in comune, dopo che il loro paesino era stato lasciato senza chiesa dal terremoto. Lui invece li ha uniti in matrimonio, in aereo. Di tutto questo, la Chiesa cilena quando si è occupata?

Ma quella che resterà come l’immagine-icona di un viaggio che testimonia nuovamente di un papa espressione naturale “di cosa sia la Chiesa in uscita”, è quella che lo ritrae scendere dalla “papamobile” per sincerarsi delle condizioni di una poliziotta a cavallo, disarcionata dalla sua cavalcatura. Il papa l’ha raggiunta, le si è accostato, ha verificato di persona le sue condizioni di salute, l’ha abbracciata. Si è mai vista una cosa del genere?

Papa Francesco soccorre una “carabinera” caduta da cavallo.

E la visita al penitenziario femminile? Recandosi lì, Bergoglio non ha forse parlato della violenza che tormenta tutta l’America Latina? Molte detenute sono madri, e l’auspicio che i loro figli non siano precondannati non ci parla forse di quella “guerra mondiale contro i bambini” rimossa dalle nostre cronache?

E così non possiamo non venire al tema degli abusi sessuali a danno di minori, che ha accompagnato Bergoglio in Cile e lo accompagnerà anche in Perù. È una ferita tremenda, e il papa ha subito chiarito di provare vergogna, unendosi ai vescovi cileni nella richiesta di perdono. Alcuni vescovi, però, sono chiamati in causa dalle vittime. Tra di loro c’è chi avrebbe coperto chi ha commesso gli abusi. In due, almeno, hanno avuto la delicatezza di non seguire il papa nel suo viaggio, facendosi in questi giorni da parte.

Ma la stampa cilena ha notato, e non poteva fare altrimenti, che il cardinale Ezzati, arcivescovo di Santiago, a tale riguardo non ha certo dato il buon esempio. Lui ha voluto essere sempre accanto al papa, sempre. E quando il papa si è riunito con un centinaio di gesuiti, come usa fare in tutti i suoi viaggi, lui, Ezzati, che è un salesiano, è rimasto ad aspettarlo davanti al portone, sguardo fisso sull’orologio, dall’inizio alla fine dell’incontro. Come Ezzati si è comportato Barros, titolare della diocesi di Osorno, che a differenza di Ezzati è tra gli accusati di aver insabbiato gli scandali. Barros, dalla sua Osorno, si è voluto recare a Santiago per essere presente alla messa officiata dal papa.

Papa Francesco, davanti alle autorità, esprime il suo dolore e la vergogna per i danni causati ai minori abusati da ecclesiastici.

E così, oggi, un quotidiano cileno titola “Il Tour di Barros”. Perché il suo non è un nome qualsiasi: Barros è ritenuto vicinissimo a uno dei sacerdoti responsabili di abusi, Fernando Karadima. Nega però ogni addebito e proprio per questo, ha detto, ha voluto esserci, a Santiago del Cile. Durante la grande messa di apertura, Barros si trovava insieme agli altri vescovi su un lato della piazza. I fedeli della sua diocesi, con cartelli polemici, erano sull’altro. E con loro c’era anche Mariano Pluga, che i giornali chiamano “il prete operaio”, uno di quelli che non ha dimenticato i preti e i fedeli vittime di Pinochet e della sua dittatura.

Intorno a Mariano Pluga i fedeli contestatori chiedevano l’allontanamento di Barros.

Certo, nulla impediva a Juan Barros di partecipare a quel grande evento ecclesiale, e se lui è certo della sua innocenza, forse era troppo chiedergli di rinunciare (sebbene, come detto, due suoi colleghi lo abbiano fatto). Ma che in piazza ci fossero due chiese, una intorno a lui, una intorno ai fedeli che lo contestavano, lo hanno notato in molti.

Tre giovani vittime di Fernando Karadima, il sacerdote accusato di abusi e ritenuto molto vicino a Barros, hanno tenuto una conferenza stampa e si sono detti feriti dalle parole di Papa Francesco: a lui risulta che contro Barros non ci sia nulla di nulla, solo calunnie. Loro invece assicurano di avere scritto lettere di denuncia ma che Barros, in virtù dell’incarico che ricopriva al tempo, le ha fatte sparire.

Papa Francesco incontra i vescovi cileni.

È cambiata l’aria, in Cile, per quanto riguardo il vescovo Barros. Come mai? Molti ritengono, e scrivono, che sarebbe stato il nunzio apostolico Ivo Scapolo a spendersi per Barros; altri sussurrano che sia stato un gesuita amico di Bergoglio, Germán Arana, a fornire referenze di assoluta probità sul vescovo per il quale, fino a poco tempo fa, si prospettava l’idea di un anno sabbatico lontano dal Cile.

Quando si entra nei meandri delle curie, i grandi papi dimostrano spesso che il loro è un “governo carismatico”, cioè basato sul carisma e non sulla capacità di governare una macchina complicatissima e sovente mossa da rivalità e rancori. Ma l’immagine che rimane, per molti giornali cileni, è quella di una piazza per due Chiese.

Francesco. Il carisma non basta in America latina ultima modifica: 2018-01-19T18:23:01+00:00 da RICCARDO CRISTIANO

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