Da La Unión a Potosí. Reportage dal Golfo de Fonseca

Sulla lancia di Mario Menéndez raggiungiamo il Nicaragua dal Salvador attraversando un'area marina a lungo disputata dai tre paesi che vi si affacciano, e ora "zona di pace, sviluppo sostenibile e sicurezza"
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

[POTOSÍ, NICARAGUA]

La cittadina de La Unión non sembra offrire molto al viaggiatore, che vi sosta solo per espletare le operazioni di frontiera per lasciarsi alle spalle El Salvador e raggiungere nel modo più veloce e spettacolare Potosí, in Nicaragua, evitando un lungo viaggio via terra attraverso l’Honduras.

Al control migratorio il funzionario se la prende comoda con i passaporti, mentre fuori bivacca un piccolo gruppo di giovani viaggiatori, in buona parte nordamericani, che approfittano per mangiare i cibi salvadoregni venduti sulle bancarelle delle affollate viuzze della cittadina, ingannando così il tempo prima dell’imbarco.


Spicca tra tutti per l’entusiasmo un gruppo di turisti yanquis da “avventure nel mondo” con il proprio accompagnatore che a tutto provvede, sollevandoli da dubbi, incertezze e dall’imbarazzo della lingua. Anche questo un piccolo segno di come quest’area di mare, in passato frequente motivo di scontro tra le tre nazioni che vi s’affacciano, stia sonnacchiosamente diventando attrazione turistica. “Zona di pace, sviluppo sostenibile e sicurezza”, come recita la dichiarazione congiunta del 31 agosto 2017 di Daniel Ortega per il Nicaragua, Salvador Sánchez Cerén per El Salvador, e Juan Orlando Hernández per l’Honduras.

Narra una leggenda che il corsaro inglese Francis Drake abbia nascosto il suo tesoro nell’isola di Meanguera e nella Punta Chiquirín, quella che oggi si chiama Agua Escondida, a solo otto chilometri dall’odierna La Unión, nel pieno Golfo de Fonseca. Se la leggenda fosse vera, Drake avrebbe di sicuro scelto un’oasi di pace.


Perché il Golfo de Fonseca è un grande arcipelago vulcanico in cui si contano cinque vulcani emersi e almeno altri quattro sommersi sotto le acque non troppo profonde di questa immensa caldera, che con i suoi 3200 chilometri quadrati di estensione costituisce uno dei porti naturali più grandi del mondo.

Scoperto dagli spagnoli con la spedizione di Gil Gonzales de Avila, fu dapprima chiamato Golfete de Chorotega, e solo nel 1522 assunse il nome di Golfo de Fonseca. Per la presenza di molte famiglie tedesche e italiane, durante la seconda guerra mondiale gli U-Boot nazisti navigavano tranquillamente per il golfo e si rifornivano nel porto di Amapala.

Ora tutta la zona, nonostante le dichiarazioni dei tre presidenti, è ancora in attesa di un proprio sviluppo. Pochi sono gli insediamenti umani, principalmente dediti all’agricoltura e alla pesca dei gamberi (per la cui specie sono in corso tentativi di ripopolamento).

Tra gennaio e marzo non è infrequente imbattersi in gruppi di balene jorobadas che in questo periodo cercano mari più caldi. Come è facile assistere al ritorno delle tartarughe golfinas che depongono le loro uova nel posto dove son nate.


Mario Menéndez sostiene che il TPS, che ora Trump ha buttato a mare costringendo al ritorno dagli Usa duecentomila salvadoregni, abbia distrutto l’agricoltura. Lui stesso, agricoltore come suo padre per molti anni, da quindici ha lasciato la campagna per solcare il golfo con la sua lancia con due motori da duecento cavalli. Mentre aspettiamo che il controllo del mio passaporto abbia termine, Mario mi dice che

le rimesse dagli Stati Uniti hanno allontanato i giovani dai lavori dei campi. Ormai non c’è nessuno al di sotto dei quarant’anni che faccia l’agricoltore.

Lui stesso, che i quaranta li ha superati da tempo, sbarca il lunario come motorista di motori fuoribordo, attraversando le acque del golfo una volta la settimana per portare viaggiatori e turisti dal Salvador al Nicaragua.

Trentacinque anni fa per attraversare le acque del Golfo de Fonseca c’era un ferry, poi dismesso. E non è un caso che gli accordi tra i tre presidenti prevedano proprio la nascita di un nuovo servizio ferry che colleghi i tre paesi, per fare dell’area una zona di libero commercio e turismo sostenibile.

In genere, se le condizioni sono normali, con la mia lancia impiego due ore ad andare e due a tornare,

racconta poco dopo che ci siamo imbarcati nella sua lancia, nel molo che dà sul porto di fronte a La Unión, sotto un sole abbacinante già di primo mattino. Intanto, la bassa marea mette a nudo un fondo fangoso su cui fanno festa una miriade di trampolieri a caccia di molluschi.

Avviati i motori, iniziamo la traversata in un mare per fortuna piatto, lasciandoci a dritta la silhouette del vulcano Conchagua, con la sua spiaggia di sabbia nera. Facciamo rotta per il piccolo posto di frontiera nicaraguense di Potosí, che non ha neanche un molo e mi costringerà a togliermi le scarpe per mettere piede a terra e consegnarmi al controllo doganale.

Di tanto in tanto la lancia beccheggia per le onde lunghe che il basso fondale del golfo produce, e procede con in vista in lontananza le verdi coste honduregne e il grande vulcano Cosigüina del Nicaragua, annunciato dai faraglioni omonimi, buona zona di pesca.

Rispetto a un tempo, oggi un certo numero di viaggiatori stranieri chiede di passare in lancia le acque del golfo. È un percorso molto meno lungo rispetto a quello via terra, che richiede nove ore di bus. La verità è che, anche grazie a internet, oggi chi viaggia sa che esiste questo percorso in un ambiente naturale. Durante il tragitto, si possono incontrare delfini, tartarughe, uccelli come fregate, pellicani, gabbiani e garze. Spesso incontriamo pescatori che escono di buon mattino e ritornano prima del tramonto con gamberi, corvine, branzini e pagelli.

Il lavoro gli piace e Mario va fiero di esser riuscito a fare della sua officina di motorista la più grande del golfo.

Molte volte mi è capitato di passare con mare mosso, e anche se siamo nell’oceano Pacifico, qualche volta proprio non tiene fede al suo nome. Qui talvolta i venti soffiano a cinquanta, sessanta chilometri all’ora. Ma la bellezza di questo posto è che è ancora un luogo naturale, dove le infrastrutture non hanno ancora invaso tutto e trasformato l’ambiente. Dove le spiagge sono di diversi colori, dal nero della lava vulcanica al bianco borotalco.

Fotografie di Giovanni Vianello

Da La Unión a Potosí. Reportage dal Golfo de Fonseca ultima modifica: 2018-01-23T15:51:12+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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