Belgio, perquisizioni per chi ospita migranti

Un progetto di legge federale prevede “visite domiciliari” alla ricerca di stranieri che non rispettano l’ordine di espulsione dal paese. Un'idea del contestato politico fiammingo Theo Francken.
scritto da Marco Michieli

Parc Maximilien è diventato il centro della protesta dei cittadini di Bruxelles contro la politica sull’immigrazione del governo federale belga. Qualche migliaio di persone si sono radunate per protestare contro l’arresto di alcuni migranti che hanno fatto del parco la loro casa. La protesta ha dato il via ad una catena umana, che domenica scorsa ha circondato il parco per proteggere i migranti.

Come in altri paesi dell’Unione Europea, l’immigrazione e l’accoglienza stanno diventando oggetto di aspre polemiche. In Belgio, in particolare dopo gli attentati all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem e la scoperta della cellula radicale islamista all’origine degli attentati del Bataclan di Parigi, le tensioni sul tema sono aumentate.

La catena umana al Parc Maximilien

Al centro del recente scontro politico è il progetto di legge sulle “visite a domicilio”. La legge dovrebbe permettere alle forze dell’ordine di perquisire i domicili privati alla ricerca di persone che soggiornano illegalmente nel paese.

In caso di mancata esecuzione delle misure di allontanamento del migrante, il progetto di legge prevede che un giudice autorizzi l’Ufficio per gli stranieri in collaborazione con la polizia a effettuare delle “visite domiciliari” alla ricerca della persona che non abbia lasciato il paese, nonostante la misura di espulsione. Che sia il domicilio del migrante o di terzi presso cui il migrante si trova, poco importa.

La misura è stata duramente criticata dai partiti di opposizione, dai sindacati e dalle associazioni che si occupano di diritti umani.

Secondo l’associazione belga dei magistrati, la legge prevede una misura eccezionale del diritto penale per dare esecuzione ad una misura amministrativa sulla quale il giudice non eserciterebbe alcun controllo. A questo si aggiunge la preoccupazione per il mancato rispetto dell’inviolabilità del domicilio privato. In particolare i magistrati ritengono che la differenza tra perquisizione e “visita domiciliare” sia molto debole.

Il progetto di legge nasce da un’idea di Theo Francken, sottosegretario alle politiche d’asilo e dell’immigrazione ed esponente di Nieuw-Vlaamse Alliantie (N-VA), il partito indipendentista fiammingo, al governo con i liberali e i cristiano-democratici.

Francken è balzato agli onori della politica internazionale quando, in occasione del referendum sull’indipendenza della Catalogna, aveva offerto asilo politico ai dirigenti catalani oggetto di un mandato di arresto.

La catena umana al Parc Maximilien

Il sottosegretario non è nuovo alle polemiche in tema di immigrazione. Qualche mese fa era stato duramente criticato per aver contribuito alla deportazione di migranti sudanesi in collaborazione col governo di Khartoum, che è accusato di numerose violazioni dei diritti umani.

Nel settembre 2017 tre funzionari sudanesi erano giunti a Bruxelles per esaminare la situazione di un centinaio di loro compatrioti rinchiusi in centri di detenzione. La visita era stata organizzata dall’ambasciata sudanese a Bruxelles, guidata Motrif Siddiq Ali, ex funzionario dei servizi segreti sudanesi e vicino al presidente del Sudan Omar al-Bashir, oggetto di un mandato di arresto della corte penale internazionale con l’accusa di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra per i crimini commessi nel Darfur. La legislazione belga stabilisce che una persona che ha avviato una domanda d’asilo non possa essere messa in contatto col governo del proprio paese: nemmeno il nome può essere trasmesso alle autorità del paese d’origine.

La vicenda all’epoca era stata all’origine di una crisi politica che aveva messo in difficoltà il governo del liberale Charles Michel (MR). Il primo ministro aveva tuttavia allontanato qualsiasi responsabilità da Francken, che non avrebbe saputo nulla dell’arrivo dei funzionari sudanesi.

In realtà, secondo le indagini del quotidiano Le Soir, che accusa Francken di mentire, sarebbe giunta al sottosegretario una nota delle autorità federali che si occupavano dei rifugiati. In questa nota si avvisava il sottosegretario dei rischi legati alla non concessione dello status di rifugiato ai sudanesi e al pericolo che essi correvano se fossero stati espulsi verso il paese d’origine.

La catena umana al Parc Maximilien

Nonostante tutto, Theo Francken ha visto la sua popolarità crescere. Secondo i sondaggi, Francken è la personalità politica più popolare. Nelle Fiandre e per una parte dei francofoni.
E molti cominciano a pensare a Francken come possibile successore di Bart De Wever, il carismatico leader di N-VA e sindaco di Anversa.

Per ora la catena umana di Parc Maximilien pare esprimere i sentimenti di una minoranza della popolazione.

Belgio, perquisizioni per chi ospita migranti ultima modifica: 2018-01-24T17:32:43+00:00 da Marco Michieli

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