Ora Mueller ha le prove per dimostrare che Trump ha ostruito la giustizia

Le ultime rivelazioni del New York Times rendono più probabile la procedura di impeachment nei confronti del presidente.
scritto da RENATO MARIOTTI

Per gentile concessione dell’autore e del direttore Blake Hounshell pubblichiamo l’articolo che segue, apparso su Politico

L‘articolo esplosivo del New York Times, giovedì scorso, secondo cui lo scorso giugno il presidente americano Donald Trump avrebbe ordinato di licenziare il procuratore speciale Robert Mueller, riaccende l’attenzione pubblica sull’inchiesta nei confronti di Trump per ostruzione alla giustizia, che culminerà presto con la comparizione del presidente stesso davanti al procuratore speciale. Gli indizi contro Trump hanno acquisito forza negli ultimi mesi e, allo stato attuale delle cose, sembra probabile che Mueller giunga alla conclusione che Trump ha agito per ostruire la giustizia.

Uno scenario impensabile solo fino a poco tempo fa. Lo scorso 8 giugno, ad esempio, dopo che l’ex direttore dell’Fbi James Comey aveva testimoniato davanti alla commissione intelligence del senato, dissi al New York Times:

Sulla base di quello che si sa pubblicamente, un procuratore potrebbe ragionevolmente portare avanti questo caso nei confronti di un comune cittadino, ma un procuratore prudente attenderebbe di avere più prove prima di incriminare un presidente.

Sono stato cauto sulle capacità di Mueller di provare che Trump ostruì la giustizia, perché il presidente aveva chiaramente il potere di licenziare Comey. Anche supponendo che una giuria – o il senato degli Stati Uniti, che si comporterebbe come una giuria in caso fosse avviata una procedura di impeachment – credesse alla testimonianza di Comey, concluderebbe comunque che non ci fu niente di illegale nella richiesta di Trump a Comey di lasciar cadere l’indagine su Flynn o nello stesso licenziamento di Comey, avvenuto nel pieno rispetto della legge.

Tentare di impedire o influenzare un’indagine dell’Fbi è un crimine solo se lo si fa intenzionalmente – in altre parole, solo se lo scopo è di impedire volontariamente che la giustizia faccia il suo corso. Nella mia esperienza, provare le intenzioni di un imputato senza una prova diretta, ovvero senza affermazioni dell’imputato che esplicitamente rivelano il suo intento, è particolarmente difficile.

Si potrebbe sostenere che Trump fornì prove concrete a riguardo quando dichiarò al conduttore dell’Nbc Lester Holt che avrebbe licenziato Comey, nonostante le raccomandazioni contrarie del procuratore generale Jeff Sessions e del suo vice Rod Rosenstein, e che stava pensando a “questa cosa sulla Russia” quando si espresse in questo modo. Ma Trump, subito dopo questo commento, aggiunse che pensava che l’indagine fosse falsata e, perciò, la difesa potrebbe argomentare che Trump credeva sinceramente che l’indagine sulla Russia non fosse degna di merito.

Prima di portare avanti un caso, i procuratori di solito si preparano ad argomentazioni di questo tipo e raccolgono prove per contrastarle. Nel frattempo, abbiamo acquisito molte nuove prove in grado smontare questo tipo di difesa, o una difesa imperniata sull’ipotesi che Trump non capì le conseguenze del licenziamento di Comey. Anche se si tratta di prove indirette, Mueller potrebbe sostenere che possiamo dedurre le intenzioni di Trump da queste prove, che è di fatto la strategia che i procuratori di solito usano per provare l’intento dell’imputato.

Per esempio, la scorsa primavera, Trump avrebbe chiesto a Jeff Sessions [segretario alla giustizia ndr] di far cadere le incriminazioni contro l’ex sceriffo Joseph Arpaio, che Trump successivamente ha graziato. Secondo il Washington Post, Sessions rispose a Trump che sarebbe stato inappropriato, e Trump decise di lasciare andare avanti il processo e graziare Arpaio in caso di condanna. Mueller potrebbe sostenere che questo suggerisce come Trump faccia sul serio quando si tratta di porre fine a processi contro i suoi amici. Di fatto, uno schema di comportamento rivela le intenzioni in maniera molto più forte di un’azione isolata.

Si è venuto anche a sapere che, secondo il New York Times, a marzo – due mesi prima che licenziasse Comey – Trump ordinò al consigliere della Casa Bianca Don McGahn di fermare Sessions dal ricusare sé stesso. Quando McGahn fallì in questo tentativo, Trump pare abbia dato in escandescenze, dicendo che aveva bisogno che Sessions lo “proteggesse” e “salvaguardasse”, come – sosteneva – altri segretari alla giustizia avevano fatto con i presidenti precedenti. Si tratta di dichiarazioni molto strane da parte dello stesso Trump, che Mueller potrebbe utilizzare per indicare che Trump voleva che Sessions impedisse o addirittura interrompesse le indagini sulla Russia per “proteggerlo”.

Poi, sempre secondo il New York Times, Trump s’infuriò con Sessions quando Mueller fu nominato procuratore speciale, accusandolo di “slealtà” per essersi ricusato dalle indagini sulla Russia, seguendo le raccomandazioni del personale del dipartimento di giustizia. Un comportamento che conferma la testimonianza di Comey, che sosteneva che Trump pretendeva “lealtà” da lui. È anche una reazione molto strana di Trump alla ricusazione, che Sessions era stato consigliato di fare e che è pratica comune quando c’è o appare un potenziale conflitto di interessi. Mueller potrebbe sostenere che la reazione rabbiosa di Trump sarebbe dovuta alla sua paura dell’indagine e al desiderio di impedirla.

Dopo che Comey fu licenziato e temporaneamente sostituito dal vicedirettore dell’Fbi, Andrew McCabe, Trump, secondo il Washington Post, chiese a McCabe per chi avesse votato alle elezioni presidenziali e si lamentò con i collaboratori che McCabe era un democratico, confermando ancora una volta la testimonianza di Comey riguardo alla sua lealtà. Trump spinse quindi Sessions perché facesse pressioni sul nuovo direttore dell’Fbi Christopher Wray, perché licenziasse McCabe, il che portò Wray a minacciare di dimettersi, secondo Axios. McCabe disse al Congresso che Comey aveva riferito le sue conversazioni con Trump, inclusa la conversazione sulla “lealtà”, il che lo rende un testimone nel caso di impedimento. Mueller potrebbe usare la richiesta di lealtà di Trump da parte di McCabe, e il successivo desiderio di rimuovere McCabe, come prova che Trump voleva minare l’indagine sulle trame russe.

Poi, secondo Politico, ad agosto Trump chiamò il senatore Thom Tillis e gli disse che non era contento della legge a cui stava lavorando insieme al senatore democratico Chris Coons, che era studiata per proteggere Mueller da un tentativo di Trump di licenziarlo. Quella legge – e altre progettate per proteggere Mueller – si fermò al senato dopo che il leader della maggioranza al senato, il senatore Mitch McConnell, disse che non c’era “bisogno” di proteggere Mueller.

Come abbiamo appreso giovedì dal New York Times, c’era davvero la necessità di proteggere Mueller a giugno, quando Trump ordinò il licenziamento del procuratore speciale per via di “conflitti di interessi”, che non erano in realtà conflitti e sembravano  velate scuse per sbarazzarsi di Mueller. Trump ha anche preso in considerazione la possibilità di licenziare Rosenstein e di sostituirlo con il procuratore generale Rachel Brand, il numero tre del dipartimento di giustizia, in modo da poter controllare Mueller. Secondo il New York Times, Trump ha tentennato per mesi se licenziare Mueller o meno, una “preoccupazione onnipresente tra i suoi legali e gli stretti collaboratori”.

Questa è una prova importante perché arriva dopo che Trump ha licenziato Comey e dopo che ha saputo di essere sotto inchiesta per ostruzione della giustizia. Per Mueller dovrebbe essere facile dimostrare che Trump ha letto o visto analisi legali che discutevano sulla possibilità che Trump ostacolasse la giustizia licenziando Comey. Il desiderio di Trump di licenziare Mueller pur sapendo che licenziare un inquirente che supervisiona la “Russia investigation” potrebbe sollevare preoccupazioni di “ostruzione” è una prova chiara e forte che l’intento di Trump fosse appunto quello di ostacolare l’indagine. Le scuse presentate da Trump rafforzano anche la posizione di Mueller, perché indicano che il presidente si era reso conto che licenziare Mueller per ostacolare le indagini sarebbe stato considerato sbagliato.

Tutto questo, messo insieme, rafforza enormemente la tesi secondo la quale Trump avesse un intendimento “corrotto” quando licenziò Comey.

Detto questo, c’è ancora molto che non sappiamo. Ad esempio, secondo quanto afferma il New York Times, Mueller è in possesso di una prima bozza di una lettera redatta dall’assistente di Trump Stephen Miller diretta allo stesso Trump che offre una visione chiara del pensiero di Trump riguardo al licenziamento di Comey. Il Times e il Washington Post riferiscono  anche che McGahn espresse a Trump preoccupazione riguardo alla lettera, e il Times osserva che McGahn ha dato a Miller una copia contrassegnata della lettera, che evidenziava le parti che voleva fossero cancellate.

Il consiglio di McGahn a Trump sarà di importanza cruciale. Il consigliere della Casa Bianca ha detto a Trump che licenziare Comey lo avrebbe potuto mettere a rischio di azione legale. Questo rafforzerebbe la tesi di Mueller. O invece McGahn espresse preoccupazione solo per le ricadute politiche? Questo invece indebolirebbe la tesi di Mueller, perché Trump potrebbe obiettare di avere chiesto il parere del suo avvocato ma che questi non lo avvertì che licenziare Comey avrebbe potuto mettere a rischio di infrazione legale. Nel linguaggio legale, questa difesa si chiama “advice of counsel”. Il consiglio di McGahn a Trump, insieme a quello degli altri, potrebbe essere la prova più importante nell’indagine di ostruzione.

Renato Mariotti

Mentre non conosciamo tutte le prove, la rivelazione di giovedì suggerisce che, probabilmente, Mueller concluderà che Trump ha ostacolato la giustizia. Alcuni commentatori legali conservatori hanno sostenuto che il potere costituzionale di Trump di licenziare il personale e porre fine alle indagini è così vasto che egli, da un punto di vista legale, non può ostacolare la giustizia. La maggior parte degli studiosi di diritto trova questa argomentazione non convincente, ma è una questione accademica, non decisiva, perché Mueller è andato avanti nell’indagare sul licenziamento di Comey come ostacolo alla giustizia, e il potere del Congresso di chiedere l’impeachment di Trump va oltre il testo di qualsiasi normativa.

Anche se Mueller dovesse concludere di poter provare in tribunale, oltre ogni ragionevole dubbio, che Trump fu colpevole di ostacolare la giustizia, credo che alla fine presenterà invece la questione al Congresso, per un potenziale impeachment. Dopotutto, secondo il New York Times, l’ex procuratore indipendente Kenneth Starr era in possesso di una nota legale che gli avrebbe permesso di incriminare l’ex presidente Bill Clinton, ma non lo fece, scegliendo invece di sottoporre la questione al Congresso. Penso che Mueller, con ogni probabilità, farebbe lo stesso, essendo questa la strada più prudente da percorrere, considerando che è una questione legale aperta se un presidente in carica possa essere incriminato o meno.

Una questione che viene raramente affrontata riguarda il modo in cui Mueller potrebbe fare un tale rapporto al Congresso, dato che non ne ha alcuna autorità. Potrebbe farlo tramite Rosenstein, che ha più volte difeso le sue indagini. Potrebbe anche presentare le prove al gran giurì, che potrebbe emettere un suo rapporto, una soluzione rara che si è occasionalmente verificata in casi di così alto profilo. È difficile credere che Mueller non riesca a trovare un modo per presentare il rapporto delle sue scoperte, qualora volesse farlo.

Se un Congresso repubblicano agirebbe contro Trump, indipendentemente dalle conclusioni di Mueller, nessuno lo sa. Ma le notizie di giovedì hanno reso più probabile la procedura di impeachment nei confronti di Trump. In definitiva, la “performance” del presidente nel prossimo colloquio con Mueller potrebbe rivelarsi decisiva. Trump ha ripetutamente dimostrato una mancanza di disciplina quando è stato interrogato, e Mueller ha molto su cui lavorare. Se Trump fornirà al procuratore speciale prove concrete delle sue intenzioni al momento di licenziare Comey, potrebbe far sì che Mueller concluda che ha ostacolato la giustizia, lasciando il suo destino nelle mani del Congresso.

Traduzione a cura di Matteo Angeli e Marco Milini

 

Ora Mueller ha le prove per dimostrare che Trump ha ostruito la giustizia ultima modifica: 2018-01-27T00:37:16+00:00 da RENATO MARIOTTI

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