L’Arma che difende i nostri tesori

In mostra a Montecitorio reperti e opere artistiche trafugate e rubate che i carabinieri della tutela del patrimonio hanno recuperato
scritto da ANNA RUTILONI

Una piccola mostra dai grandi contenuti. Parliamo dell’esposizione  “Testimoni di Civiltà a Montecitorio”, inaugurata il 23 gennaio presso la sala della Lupa, voluta nell’ambito delle iniziative per ricordare i settant’anni dell’anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione.

Promossa dalla camera dei deputati e organizzata dal Comando dei carabinieri della Tutela del Patrimonio culturale in collaborazione con il MiBACT, la mostra porta a Montecitorio una selezione di beni che l’Arma ha recuperato. Sia attraverso le azioni investigative dell’arma, grazie anche alla diplomazia culturale, sia attraverso le azioni di recupero e messa in sicurezza nelle regioni colpite dal sisma del 2016.

L’esposizione mette in luce il lavoro del nucleo tutela del patrimonio culturale dell’Arma prossimo ai cinquant’anni di attività.

Fra le opere rinvenute ed esposte a Montecitorio: i ritratti scultorei dell’Imperatore Tiberio e Drusio del I secolo d.C, trafugati nel 1944 dal Museo Civico di Sessa Aurunca (Caserta) e recuperati negli Stati Uniti nel 2017; una scultura del 1516 di Girolamo Santacroce raffigurante San Giovanni Battista trafugata nel 1977 a Napoli dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara e recuperata in Belgio nel 2016; alcuni dei corali in pergamena trafugati nel 1986 dal Convento di Santa Maria in Aracoeli; il “Compianto di Adamo ed Eva sul corpo di Abele” dipinto da Giovan Battista Caracciolo detto Battistello nel 1620, trafugato dal Castello D’Ayala di Valva (Salerno) nel ’90 e rinvenuto a Cagliari nel 2013; e per la prima volta in Italia il carro di Eretrum, fine del VII primo quarto del VI secolo a.C., trafugato negli anni ‘70 dalla necropoli di Fara Sabina nel Lazio, rimpatriato nel 2016-2017 dalla Danimarca.

Il percorso ci invita a riflettere su un tema di grande importanza e attualità: la fragilità del patrimonio culturale.

Questione che subito ne richiama un’altra: la sua irriproducibilità e di conseguenza l’importanza delle operazioni di tutela, recupero e restauro del patrimonio stesso.

Terremoti, alluvioni, distruzioni volontarie, furti, scarsa considerazione e soprattutto mancanza di prevenzione che incombe pesantemente sul patrimonio culturale.

Da Amatrice a Norcia, dalla Siria, al Museo di Castel Vecchio, passando per le grandi navi di Venezia, solo per citare casi del passato recente.

La sala della Lupa, quella della firma della Costituzione, oggi ospita, tra le opere recuperate dalle zone terremotate, una statua lignea di San Francesco (prima metà del XVI secolo) che, adagiata su un piano inclinato, mutila per le distruzioni, è forse il simbolo concreto di una necessaria riflessione sulla fragilità del patrimonio.

Rinvenuta dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale dalle macerie della basilica di San Francesco ad Amatrice, è testimone delle distruzioni che il sisma ha prodotto in quelle zone.

Ci sono anche due dipinti dalle zone terremotate, una grande tela di Giambattista Tiepolo del 1740 “L’Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri” proveniente dalla chiesa di San Filippo a Camerino (Macerata) e una piccola tavola lignea “Madonna dei Monti ”opera di Giovanni Battista di Giovannofrio Lucciaroni post 1510 dalla Chiesa di San Martino da Cascia (Perugia), fortunatamente illese.

Queste tre opere sono la testimonianza dell’impegno congiunto del MiBACT e dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio culturale per mettere in sicurezza il patrimonio storico e artistico all’indomani del sisma.

Nei territori colpiti ha, infatti, operato, per la prima volta, la task force italiana United4Heritage costituita da uomini del Comando dei Carabinieri e dai tecnici e funzionari del Ministero.

Occorre, però, anche riflettere sulle azioni che ancora sono da compiere per la tutela del nostro patrimonio culturale dai rischi ambientali e antropici e ritornano alla mente le parole di Giovanni Urbani che, all’indomani del terremoto del 23 novembre 1980 in Irpinia, scriveva per ricordare quanto non si era fatto in termini di prevenzione per la tutela del patrimonio culturale del Paese, parole purtroppo valide ancora oggi.

Questa piccola mostra è uno spunto di riflessione importante.

Da un lato la presa di coscienza di un grande lavoro che da quasi cinquant’anni i Carabinieri svolgono per la tutela del nostro patrimonio culturale affiancato da quello fondamentale che il ministero dei beni culturali da sempre svolge.

Dall’altro la necessità di portare avanti la cultura della prevenzione come unica arma valida di fronte al moltiplicarsi delle cause di perdita del nostro patrimonio culturale.

 

L’Arma che difende i nostri tesori ultima modifica: 2018-01-28T00:06:00+02:00 da ANNA RUTILONI

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