Sottomissione

Oggi in Austria, l'accettazione e la normalizzazione del pensiero di estrema destra, con ispirazioni neonaziste, è un fatto più che tangibile. Una capacità d'adattamento della società austriaca che stupisce l'osservatore straniero
scritto da PATRICK GUINAND

Venerdì 26 gennaio. L’Akademikerball si è svolto senza incidenti. In segno di protesta, tra ottomila e diecimila manifestanti hanno marciato senza intoppi attraverso le vie principali della capitale austriaca. Tremila poliziotti hanno evitato qualsiasi avvicinamento all’Hofburg, la sede della residenza presidenziale, dove ha avuto luogo l’attesissimo ballo dell’FPÖ.

A pa
rtecipare all’evento tra le duemilacinquecento e le tremila persone, un record secondo gli organizzatori, dovuto probabilmente alla forte presenza dell’FPÖ nel nuovo governo di coalizione e al seguito dei numerosi simpatizzanti di estrema destra.

I partecipanti hanno potuto festeggiare in pace, in un’atmosfera priva di provocazioni, senza la presenza di segni esteriori ambigui di carattere filo-nazista, quali il fiordaliso o la stella alpina all’occhiello. Solo le uniformi cerimoniali delle associazioni post-studentesche pangermaniste, imbevute dell’ideologia nazionalsocialista, rivelavano il vero tono della serata. Così come la presenza di alcune figure storiche del movimento, emblema del negazionismo e della lotta per l’abrogazione della legge che vieta l’uso di simboli e scritti del periodo hitleriano.

Lasst nazis nicht regieren“, non lasciate che i nazisti governino, recavano i manifesti dei dimostranti. Un pio desiderio, estremamente democratico, ma privo del massiccio sostegno della popolazione. Nel 2014 l’Akademikerball era stato accompagnato da scontri violenti, seguiti dall’indignazione contro i manifestanti sui social network e sulla stampa scandalistica. Da allora, l’FPÖ e i Burschenschafter sono saliti al potere.

Nelle elezioni regionali della Bassa Austria di domenica 28 gennaio, il partito conservatore ÖVP ha mantenuto la maggioranza assoluta. Ci si aspettava un progresso spettacolare dell’FPÖ, che avrebbe rotto questa maggioranza, ma un imprevisto dell’ultimo minuto ha probabilmente frenato l’ardore degli elettori tentati dall’estrema destra.

La rivista Falter ha rivelato pochi giorni prima del voto l’esistenza di un libro di canti nazisti utilizzato dalla Burschenschaft “Germania”. Tra i temi del libro, oltre alle glorificazioni degli ideali nazionalsocialisti, anche il rimpianto per avere ucciso col gas “solo” sei milioni di ebrei e l’auspicio di arrivare a sette.

A scombussolare l’esito elettorale è stato un particolare scottante riguardante Udo Landbauer: il leader FPÖ e membro del consiglio nazionale FPÖ ricopre anche il ruolo di vicepresidente della “Germania”. Ovviamente Landbauer ha giurato di non essere a conoscenza di questo libro di canti e a suo sostegno è intervenuto immediatamente H-C. Strache. Il capo dell’FPÖ e vice-cancelliere ha denunciato l’odiosa campagna di diffamazione, senza però risultare veramente convincente.

Manifestazione antigovernativa a Vienna in occasione dell’Akademikerball, 26 gennaio 2018

La notizia ha sorpreso anche il presidente della Repubblica Van der Bellen, che ha chiesto la rimozione del leader FPÖ dalla lista elettorale della Bassa Austria. Tentativo che non ha però sortito alcun effetto, a riprova del limite dei poteri costituzionali della sua carica. Strache si è persino permesso di rimproverarlo per aver oltrepassato l’ambito delle sue funzioni. Quanto a Landbauer, sebbene sarà di nuovo l’ÖVP a controllare la Bassa Austria, continuerà a far parte del consiglio esecutivo regionale. O per sedare la polemica, a sostituirlo sarà il suo alter ego.

Ogni cittadino informato è di solito ben consapevole che la maggior parte di queste associazioni come la “Germania”, le cosiddette Burschenschaft, siano contrassegnate da un dna neonazista, e che i loro breviari si nutrano di negazionismo, antisemitismo e delle tesi hitleriane. Ma questo sembra toccare solo marginalmente la società austriaca. Il nuovo cancelliere Sebastian Kurz ha espresso indignazione per il caso Landbauer e per il contenuto del libro di canti. Ma dopotutto, per assicurarsi il potere, è stato lui a portare al governo l’FPÖ e, in particolare, i ministri facenti parte delle Burschenschafter. In tutta innocenza o sulla base di un ordinario cinismo? In ogni caso, subito dopo la formazione del governo, i ministri della FPÖ hanno collocato degli amici Burschenschafter in posizioni chiave dei ministeri loro assegnati e della pubblica amministrazione. E il controverso ministro degli interni, Kickl (FPÖ), a partire dal secondo giorno successivo al suo insediamento (secondo una fonte interna al ministero), si è premurato di fare distruggere o sparire tutte le cause pendenti riguardanti persone sospettate di simpatie naziste o aventi sostenuto l’ideologia nazista negli ultimi anni.

Tra queste rientrano la prese di posizione politiche o l’utilizzo di simboli controversi (il saluto nazista, le svastiche etc), per cui la giustizia non aveva tempo e modo di trattare. Una scena che sembra destinata a divenire la normalità

La tela di infiltrazione ideologica pazientemente tessuta per anni, rafforzata ora dalla presa del potere, è evidente e fa ormai parte del quotidiano. Tutto va bene. La stagione dei valzer fa il pieno e dicono che non sia mai stata così frequentata. Vienna si diverte. Come ai tempi del celebre Congresso del 1814-1815, che rimescolò le carte dell’Europa.

Questa capacità di adattamento della società austriaca è sorprendente per qualsiasi osservatore straniero. Alcuni parlano di una sindrome post-asburgica, che sarebbe rimasta presente fino ad oggi nella mente e nei geni delle persone. Per secoli l’imperatore ha comandato e il popolo ha eseguito gli ordini, rimanendo in silenzio o dissimulando.

Aspettiamo un Bourdieu austriaco per fare un’analisi più pertinente. Senza dubbio l’accettazione e la normalizzazione del pensiero di estrema destra, con ispirazioni o richiami di natura esplicitamente neo-nazista, è un fatto più che tangibile. Ciò desta la preoccupazione di una parte della società austriaca: 160 professori e rettori dell’università hanno firmato una petizione, che è stata inviata anche a Kurz. Al neo-cancelliere è stato chiesto di rinunciare a collaborare con gli estremisti legati alle Burschenschaft e di preoccuparsi „della normalizzazione dell’estremismo di destra, che avanza a grandi passi in Austria”.

Un ottimo proposito, che non tiene però conto del fatto che tale normalizzazione sia stata favorita dallo stesso Kurz e approvata alle urne. Questo consente all’FPÖ di etichettare come diffamatoria la l’opposizione portata avanti dall’odiata sinistra. E ora Strache vuole addirittura farsi paladino della lotta contro l’antisemitismo, come ha affermato nel suo discorso ufficiale all’Akademikerball. Una dichiarazione finemente strategica, che verrà difficilmente supportata dai fatti. Del resto, ha sollevato immediatamente un’ondata di proteste sui social network da parte dei suoi sostenitori più fondamentalisti. L’odio per l’altro viene così alla luce e si sparge a macchia d’olio.

La normalizzazione va oltre l’assorbimento omeopatico nel tessuto sociale. Pe esempio, lo scorso dicembre un gruppo di politici e intellettuali internazionali ha lanciato un appello per il boicottaggio del governo austriaco, in particolare dei ministri dell’ FPÖ, e della futura presidenza austriaca al Consiglio dell’Unione Europea del secondo semestre 2018. La reazione dell’opinione pubblica ha oscillato tra l’indignazione e l’ironia, offesa da questa intromissione nella politica interna austriaca. “Dopotutto” l’FPÖ è un partito eletto democraticamente, arrivato al potere in conformità della legge, grazie ad un’alleanza di governo e al risultato delle urne. Si fa, inoltre, ironia sulla completa ignoranza in materia di politica austriaca di cui hanno dato prova i propositori del boicottaggio. Un tentativo che si è risolto, quindi, in un nulla di fatto.

Va tenuto conto della forza legittimità della coalizione ÖVP-FPÖ nella mente della maggioranza della popolazione: il 31,5 per cento ha votato per l’ÖVP e il 26 per cento per l’FPÖ, percentuali che sommate corrispondono al 57,5 per cento delle preferenze di voto. E la popolarità di Kurz vola nei sondaggi, arrivando intorno al sessanta per cento.

Rende perplessi se si pensa che, grazie al gioco delle alleanze, un partito politico di estrema destra, arrivato terzo alle elezioni, abbia messo le mani sul potere e che siano in pochi a preoccuparsene.

Questo gioco di prestigio, autorizzato da una legge elettorale democratica e dagli espedienti di coalizione che la stessa consente, può sembrare problematico dal punto di vista morale o civico, ma nonostante tutto risulta necessario. E la maggioranza ci fa l’abitudine.

Stanchi della guerra, gli intellettuali restano in silenzio. Le persone consumano come mai prima d’ora e l’economia va a gonfie vele. Karl Kraus non è più qui a disturbare con la sua critica ironica e tagliente. Né Thomas Bernhard. Ed Elfriede Jelinek si è ritirata in silenzio nella sua casa di Monaco.

Certamente la pressione identitaria, nazionalista ed estremista è un fenomeno europeo attualmente in larga espansione. Ma l’Austria potrebbe diventare presto un simbolo e persino passare, negli equilibri diplomatici, dalla parte del gruppo di Visegrad, saldamente attaccato a un protezionismo di stampo nazionalista.

Per cercare di spiegare la particolare permeabilità della società austriaca al pensiero post-hitleriano, descritta come una sorta di morbus austriacus già ai tempi di Jörg Haider nei primi anni 2000, alcuni evocano la pusillanimità o la mancanza di lavoro sulla memoria della società austriaca: a differenza della Germania, l’Austria non ha mai effettuato un’autoanalisi sugli effetti dell’Anschluss e sull’entusiasta accoglienza del Führer e del suo regime nel 1938. La purificazione nel dopoguerra fu infatti solo parziale. La generazione più giovane non se ne preoccupa particolarmente e i nazisti non sono mai veramente scomparsi dal paesaggio. Sono considerati innocui, dal momento che loro o i loro eredi sono ora eletti democraticamente.
E sostengono temi che hanno una forte eco nella popolazione, come l’islamizzazione della società in seguito alla forte ondata migratoria degli ultimi due anni. Una ragione in più per chiudere gli occhi, per continuare a fare finta di non sapere e per volere che questi funzionari eletti facciano il lavoro di governo e rispondano a un desiderio di sicurezza sempre più diffuso.

Accettazione, normalizzazione, porosità ideologica… Stiamo aspettando con impazienza che un Houellebecq austriaco scriva una nuova versione del romanzo “Sottomissione” ambientato nell’Austria post-asburgica e post-Anschluss.

Nel frattempo, non ci resta che ricordare l’estratto di un’opera teatrale estremamente premonitrice di Bernhard. Nel dialogo finale di “Claus Peymann kauft sich eine Hose und geht mit mir essen. Drei Dramolette.-1990” ( “Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene con me a mangiare, e altri dramoletti”) , nel bel mezzo dell’affare Waldheim, i due amici Bernhard e Peymann si ritrovano in un lussuoso ristorante (fittizio) di Vienna e osservano i clienti.

Thomas Bernhard

Peymann: Wer ist denn das / Quindi chi è lui
Bernhard: Der Vize-Kanzler / E‘ il vice cancelliere
ein Nazi / un nazista
Peymann: Und der dort / E quello lì
Bernhard: Der Verteidigungsminister / Il ministro della Difesa
ein Nazi / un nazista
Peymann: Und der / E lui
Bernhard: Der Außenminister / Il ministro degli Esteri
ein alter Nazi / un vecchio nazista
Peymann: Und der dort / E quello lì
Bernhard: Der Rechnungshofpräsident / Il presidente della Corte dei Conti
ein alter Nazi / un vecchio nazista
……
Peymann: Und der da / E questo qui
Bernhard: Das ist der Bundeskanzler / E‘ il cancelliere
ein Dummkopf / un idiota
Peymann: Und der / E lui
Bernhard: Das ist der neue gewählte Bundespräsident /
E’ il neoeletto presidente della Repubblica
ein alter nazi / un vecchio nazista
Peymann: Und die dort / E quelli là
Bernhard: Das sind lauter Nazis / Sono solo dei nazisti
Peymann: Und die anderen / E gli altri
Bernhard: Das sind lauter Dummköpfe und nazis / Solo degli idioti e dei nazisti
Peymann: Und die Kellnerin / E la cameriera
Bernhard: Die ist katholisch und kennt alle und weiß von nichts /
Lei è cattolica. conosce tutti e non sa nulla
Peymann: Na dann bestellen wir doch einfach Rindsuppe /
Be’ allora, ordiniamo semplicemente un brodo di carne

Sì, senza dubbio la mancanza di Thomas Bernhard si fa sentire.

Vienna, 30.01.18

traduzione a cura di Matteo Angeli

versione originale in francese

Sottomissione ultima modifica: 2018-02-07T10:53:50+00:00 da PATRICK GUINAND

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