Il fascismo di Waugh, il più inglese degli scrittori

A ottant'anni dalla pubblicazione di uno dei suoi maggiori successi, ricordiamo il romanziere che ammirava Mussolini e che partì per la guerra d'Etiopia.
scritto da MARIO GAZZERI

Abbandonò la Chiesa anglicana per convertirsi al cattolicesimo, odiava l’aristocrazia inglese e nutriva per Mussolini un’ammirazione che sconfinava in una sorta di adorazione fino a giustificare la Guerra d’Etiopia (1935-’36) mettendosi in una linea di scontro frontale con l’opinione pubblica britannica che, come sempre, sembrava giustificare ed esaltare soltanto le proprie guerre coloniali.

Evelyn Waugh (1903-1966)

Fu contrario alle “inique sanzioni” decise contro l’Italia dalla Società delle Nazioni, una spettrale anticipazione dell’Onu promossa nel 1919 a Versailles dal presidente Usa Woodrow Wilson, ma dalla quale gli americani stessi pensarono bene di chiamarsi subito fuori. Le sanzioni furono un enorme favore che le democrazie europee fecero a Hitler che non le votò avvicinando così, sempre di più, la Germania nazista all’Italia fascista e interrompendo quel processo diplomatico che Ciano, Laval e Chamberlain stavano perseguendo per una solida alleanza anglo-franco-italiana, i cui primi mattoni era stati posti ad aprile del ’35 nel convegno di Stresa, proprio pochi mesi prima dell’attacco all’Etiopia.

Ideologicamente ancorato all’800, Mussolini agiva di conseguenza e per finanziare la guerra (contro un paese che avrebbe voluto colonizzare con gli italiani del sud, altra manifesta intenzione di una visione tutt’altro che moderna della politica estera o comunque coloniale) aveva venduto la quota italiana della concessione di Mosul per l’estrazione di gas e petrolio proprio agli inglesi per un prezzo molto vantaggioso per questi ultimi. Da quel conflitto l’Italia si avviò sulla strada che doveva portarla al disastro della guerra al fianco di Hitler.

In Etiopia andò anche Evelyn Waugh che, ovviamente, non se la prese con gli italiani ma con gli inviati speciali di Fleet Street, con i giornalisti britannici che, ironizzava perfidamente, se ne stavano chiusi nella loro camera d’albergo a bere whisky “intervistando” le cameriere di colore le cui imbarazzate risposte venivano rivendute come “il sentimento dell’opinione pubblica” del popolo etiope. Il suo irriverente umorismo, mascherato da una prosa elegante e raffinata, irritava i suoi connazionali ma, al contempo, li divertiva.

Da questa sua esperienza nacque un divertentissimo libro, “Scoop” che fu pubblicato nel 1938, esattamente ottant’anni or sono.

Il castello di Howard, nello Yorkshire, set della serie tv “Brideshead” nel 1982e del film che ne seguì nel 2008

Più noto forse per “Brideshead revisited” (“Ritorno a Brideshead”), triste storia di giovani aristocratici omosessuali, per “Il caro estinto” e “A handful of dust” (“Una manciata di polvere”), Evelyn Waugh si impose peraltro al grande pubblico proprio con “Scoop” (in italiano “L’inviato speciale”). La sua perfidia nel denunciare vizi e vezzi della classe politica inglese e della sua aristocrazia (spesso coincidenti) rivelano un carattere distaccato e snob, aristocratico, a dispetto delle sue eterne frecciate alla nobiltà ereditaria del suo paese.

La traduzione italiana di “Scoop”

L’apprezzamento dei maggiori scrittori inglesi per questo incorreggibile fustigatore dei britannici costumi, non tardò a manifestarsi. E soprattutto Graham Greene, anche lui convertitosi al cattolicesimo, gli fu vicino scrivendo recensioni particolarmente positive per cui Waugh gli fu sempre riconoscente.

Aveva avuto un’esperienza omosessuale, da giovane studente ad Oxford, ma per quanto mi riguarda, non sono ansioso di imitarlo,

scherzò un giorno Greene nel corso di un’intervista.

Graham Greene (1904-1991)

Omosessualità verso la quale, in età adulta, Waugh cambiò decisamente atteggiamento (si sposò due volte ed ebbe sei figli), ironizzando pesantemente su un altro grande della letteratura inglese del Novecento, Somerset Maugham, (“Il velo dipinto”, “Il filo del rasoio”, tra i suoi libri più famosi) che non fece mai mistero della sua passione per i ragazzi. Singolare osservare, poi, che a nessuno dei tre grandi scrittori inglesi fu mai conferito il Nobel per la Letteratura che fu invece assegnato nel 1983, tra lo stupore generale, a William Golding, autore de “Il signore delle mosche”. Uno stupore che ricordava quello che accompagnò l’assegnazione del Nobel per la letteratura del 1953, quando venne conferito a Winston Churchill.

In un suo interessante articolo raccolto nel libro “I luoghi della Storia” edito nel 2000 per i tipi di Rizzoli, l’ambasciatore, e storico, Sergio Romano definiva Evelyn Waugh

lo scrittore inglese più cinicamente elegante della sua generazione.

Waugh conosceva già Addis Abeba dove era stato inviato dal Times per l’incoronazione di Ras Tafari “assurto al trono imperiale del Leone di Giuda” con il nome di Hailé Selassiè. Tornò poi per seguire la guerra degli italiani e, a Waugh, piacque soprattutto il fatto che questi non si comportassero da “bianchi” e non interpretassero la vittoria come il diritto di far lavorare gli altri.

Gli italiani, sosteneva lo scrittore, praticavano un colonialismo di tipo diverso:

Era cominciato con una guerra , ma non era un movimento militare come l’occupazione francese del Marocco… era piuttosto comparabile alla grande corsa verso l’Ovest , quando gli americani avevano spossessato le tribù indiane per creare pascoli e città in una terra deserta.

Ma, osserva infine Sergio Romano,

 Questa è l’opinione di un conservatore che non nascose mai la sua ammirazione per Mussolini e le sue simpatie per Franco e che osteggiò le politiche del suo governo verso i partigiani comunisti di Tito (di cui in seguito Churchill si pentì) durante la seconda guerra mondiale.

 

Il fascismo di Waugh, il più inglese degli scrittori ultima modifica: 2018-02-09T12:47:50+00:00 da MARIO GAZZERI

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