“Il mio voto di diciottenne”

Un milione e mezzo gli italiani che voteranno il 4 marzo 2018 per la prima volta. Una di loro è Rebecca, che abbiamo intervistato
scritto da GUIDO MOLTEDO

Leggiamo su truenumbers.it che sono un milione e mezzo gli italiani che il 4 marzo 2018 per la prima volta voteranno alle elezioni politiche [continua…]

Rebecca è una di loro.

Sei maggiorenne, da quando?
Ho compiuto diciott’anni un paio di mesi fa.

Dunque, il 4 marzo sarà la prima volta che potrai votare. Ma ci andrai, a votare, o resterai a casa?
Ci andrò, a votare.

Sceglierai una lista, un candidato, o annullerai la scheda, o t’asterrai?
Penso che voterò per qualcuno, penso che sceglierò qualcuno.

Sarà una scelta, la tua, che è il frutto prevalentemente di una riflessione personale o anche di discussioni con amici e con persone più grandi?
Prima di tutto mi sono informata sulla campagna elettorale dei vari partiti, soprattutto online. E poi ho anche discusso con persone che hanno già votato, cercando di capire che cosa significhi votare per un determinato partito piuttosto che per un altro.

Normalmente segui la politica?
Sì, cerco di informarmi il più possibile almeno sulle cose più rilevanti della politica, specie in questa campagna elettorale.

A che cosa in particolare sei più attenta e sensibile? Ai programmi, ai protagonisti, agli scontri tra leader…
Ai programmi. A cosa vogliono fare. Magari, alle cose che dicono di voler cambiare. E faccio confronti tra i vari partiti, anche per quello che si vede in televisione.

Davvero ritieni importante il programma?
Sì.

Eppure i programmi non godono di grande popolarità. Sono considerati o noiosi o, peggio, una finzione, belle promesse che non saranno mantenute…
Be’, bisogna valutare se quanto è sostenuto in un determinato programma sia realizzabile oppure o no. Se ci sono promesse troppo azzardate rispetto a quelle più realistiche, è facile capirlo.

Quindi vedi con favore un programma che ti sembra concreto piuttosto che un programma, per dire, più visionario…
Sì, preferisco qualcosa che sia davvero realizzabile piuttosto che il programma di chi dice “potremmo fare qualcosa”, qualcosa che in realtà non si potrà attuare o sarà troppo difficile da attuare.

Un esempio?
Quando dicono di voler aumentare di molto le pensioni, specie le minime, e poi non possono farlo, come è accaduto in passato, quando avrebbero dovuto addirittura raddoppiarle.

Che dici dei toni dello scontro in corso?
Ci sono partiti troppo aggressivi nel voler imporre il loro programma elettorale. Sembra che vogliano imporre le loro idee, invece che mettersi a confronto con altre idee. Altri sono entrati in campagna elettorale in modo più pacato e si direbbe che vogliano ascoltare le persone.

Conterà per te più quel che diranno i candidati locali o i candidati e leader nazionali?
So poco dei candidati locali, perché, anche se cerchi, trovi poche informazioni su di loro. Sono più informata su quelli nazionali.

Dove voti?
A Treviso.

Qual è secondo te – secondo quanto vedi e senti in giro – la questione più importante, quella su cui si giocherà la partita del 4 marzo? Immigrazione, economia, leadership…
L’immigrazione. È l’argomento che più tocca un po’ tutti i cittadini. Di questo tema sento parlare di più rispetto ad altri temi. Quindi penso che su questo si giochi la partita, sarà il fattore che può spingere le persone a votare per un partito o per un altro.

La spinta in un senso o in un altro è prevalentemente emotiva o si basa anche su dati reali?
La maggior parte voterà emotivamente perché su questo tema molti spesso inseguono le loro idee senza però prima informarsi su quanto realmente accade, per esempio, nei paesi da cui partono gli immigrati. E poi guardando i telegiornali, si ha una percezione alterata della realtà.

Questo fa pensare che le forze anti immigrazione dovrebbero essere favorite… Anche tra i tuoi coetanei.
Loro no, sono favorevoli all’accoglienza degli immigrati.

A scuola hai compagni figli di genitori non italiani oppure figli adottivi nati all’estero?
Quando ho iniziato il liceo non ce n’erano molti, mentre ora sì, ce ne sono diversi.

Il rapporto tra voi, com’è?
È normale, non cambia tra me e un figlio di italiani o un figlio di immigrati.

Quindi il tuo essere a favore dell’accoglienza e a una forza politica inclusiva deriva anche da questa esperienza personale con coetanei figli d’immigrati.
Esatto. Siamo messi a confronto con ragazzi di culture diverse, magari qualcuno di noi fin dalle elementari, mentre molti adulti non sono stati a contatto con loro come noi, e quindi possono pensarla diversamente.

Per te e per le persone della tua generazione può essere un buon motivo votare per un partito perché favorevole all’accoglienza e all’integrazione?
Certo.

Tu sei in un liceo?
Liceo scientifico.

E in altre scuole, pensi possa valere lo stesso ragionamento?
Penso di sì, specie negli istituti dove ci sono più studenti provenienti da famiglie con redditi più bassi ed è più facile trovarsi a contatto con persone anche di diversa cultura.

Quindi questa vicinanza gioca a favore di un atteggiamento aperto all’accoglienza?
Esattamente.

Capita di parlare di politica tra voi?
Ultimamente sempre di più. Anche per il fatto di dover votare per la prima volta. Meno negli altri periodi dell’anno.

Pensi che in questa situazione attuale, oltre che andare a votare, possa anche affermarsi nella tua generazione il desiderio di un impegno non occasionale nella politica? 
Vedo nella mia scuola che già qualcuno cerca di mettersi anche in gioco.

Dei leader chi ti sembra possa avere più presa tra i nuovi elettori.
Attualmente direi che Renzi ha più influenza sui noi nuovi elettori.

Renzi?
Sì, per via del 18app.

Cosa?
Il bonus di cinquecento euro per la cultura.

Ha funzionato?
Si può accedere a musei, a libri, a contenuti che prima molti non potevano permettersi.

Gli altri leader?
Salvini e Berlusconi possono essere sostenuti da quelli che magari votano da dieci, vent’anni, ma non dai miei coetanei.

I 5 stelle?
Personalmente su di me non hanno una grande influenza, anche per il modo in cui si pongono nella loro campagna elettorale; però, sì, per la stessa ragione possono avere influenza su altri giovani, proprio per il modo in cui fanno la campagna elettorale. Cioè, per il fatto che s’impongono con una certa prepotenza, c’è chi può vedere in loro una leadership.

Grasso?
È poco conosciuto.

Emma Bonino?
Chi?

Non la conosci?
No.

Che facoltà vorresti fare dopo il liceo?
Medicina.

Sei per vaccini?
Sì, sono a favore.

“Il mio voto di diciottenne” ultima modifica: 2018-02-10T13:52:17+00:00 da GUIDO MOLTEDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento