Diritti civili. Cosa dicono davvero i partiti

Abbiamo letto e confrontato tra loro le proposte delle forze politiche e dei loro dirigenti sul tema dei diritti civili.
scritto da Marco Michieli

La legislatura 2013-2018 è stata importante dal punto di vista dei diritti civili. Dopo molti anni di discussioni sono state infatti approvate le leggi sulle unioni civili, sul fine vita, sul reato di tortura, sul divorzio breve, sulla tutela delle persone disabili (“Dopo di noi”) e contro il femminicidio.

Sono rimaste invece bloccate in parlamento le norme contro l’omofobia.

Pur trattandosi di temi che hanno creato divisioni e la polarizzazione del dibattito politico, i programmi politici delle principali forze candidate al governo del paese ne parlano molto brevemente.

Con qualche eccezione positiva: +Europa di Emma Bonino, che dedica ai diritti civili ampio spazio.

E con qualche eccezione negativa: il Movimento Cinque Stelle non parla di diritti civili. Matrimonio egualitario, fine vita, fecondazione assistita: temi sui quali il programma del M5S tace. Eppure in passato aveva espresso posizioni radicali su questi temi. Oggi che il Movimento Cinque Stelle s’appresta a diventare il primo partito italiano, pare abbia imposto al proprio interno una moratoria sui temi etici.

Abbiamo considerato questi temi:

1. Procreazione assistita
2. Bioetica
3. Legalizzazione delle droghe
4. Famiglia (unioni civili, divorzio breve, adozioni)
5. Diritti LGBT
6. Parità di genere
7. Diritti umani

 

Procreazione assistita

La procreazione assistita è disciplinata dalla legge 40 del 2004. Come molti ricorderanno, la legge vietava la fecondazione eterologa (fino ad allora consentita); l’obbligo di impiantare tre embrioni contemporaneamente; il divieto d’indagini pre-impianto; e il riconoscimento giuridico dell’embrione trasferito in utero. Nel 2008 Livia Turco, allora ministro della salute, aveva eliminato il divieto delle indagini pre-impianto. Successivamente era intervenuta la Consulta che aveva dichiarato incostituzionale l’obbligo a impiantare tre embrioni contemporaneamente (2009) e il divieto alla fecondazione eterologa (2014).

Ampliare l’accesso alla fecondazione assistita
+Europa sostiene la necessità di ripensare la legge 40, in larga misura superata in seguito alle pronunce giurisdizionali.
Anche Potere al Popolo sostiene che vada garantito a tutti l’accesso alla fecondazione assistita, anche eterologa, accesso oggi riconosciuto solo per persone di sesso diverso sposate o conviventi.

Non pervenuto
Il Pd non ne parla nel suo programma. La minoranza interna tuttavia ha presentato un documento a sostegno dell’accesso alla fecondazione assistita per le coppie omosessuali.
Anche Liberi e Uguali e Movimento Cinque Stelle non ne parlano. Così pure il centrodestra ne tace, centrodestra che aveva approvato la legge del 2004.

 

Bioetica

I temi legati a problemi morali ed etici in campo medico e biologico hanno sempre suscitato grandi polemiche. In Italia le vicende di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Dj Fabo, Davide Trentini, Loris Bertocco hanno catturato l’attenzione di milioni di italiani.

La legislatura uscente ha approvato la legge sul biotestamento e, in particolare, sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Le norme prevedono che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Inoltre una persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso le disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Le Dat sono vincolanti per il medico.

Diritto all’eutanasia
+Europa chiede di andare oltre la legge sul testamento biologico, per cominciare a discutere delle proposte di legge in tema di fine vita a partire da quella di iniziativa popolare già depositata alla camera dei deputati dall’Associazione Luca Coscioni (la proposta prevede il diritto all’eutanasia, per un paziente maggiorenne, la cui richiesta deve essere attuale e accertata, affetto da una malattia che provoca gravi sofferenze e inguaribile, e che non si trovi in stato di incapacità di intendere e di volere).

Non Pervenuto
Berlusconi ha dichiarato che sul tema del testamento biologico si debba

riportare al centro il rapporto fiduciario medico-paziente o medico-familiari del paziente, se questo non è in grado di prendere decisioni.

Dichiarazione ambigua che nulla dice.

Il Movimento Cinque Stelle invece non ne parla ma nella consultazione on line del 2016 gli attivisti pentastellati si erano espressi a favore della legalizzazione dell’eutanasia.
Il Partito democratico è diviso al suo interno (la componente cattolica è contraria) e non ne fa accenno, in parte perché solo recentemente è riuscito a far approvare la legge sul biotestamento.
Liberi e Uguali e Potere al Popolo non ne parlano.

 

Legalizzazione delle droghe leggere

Anche in questo caso il tema era stato al centro del dibattito parlamentare recente. Tra le contestazioni, il Partito democratico era riuscito a far passare una legge per l’uso terapeutico della cannabis, dopo aver eliminato dal ddl la legalizzazione dell’uso ricreativo della stessa.

A favore della legalizzazione della cannabis per uso ricreativo
È ancora +Europa che affronta il tema nel suo programma. La lista di Emma Bonino promuove strategie di legalizzazione e regolamentazione dell’uso delle droghe in un’ottica di riduzione del danno sul consumo personale, nel nome della libertà individuale, della lotta alla criminalità e del contrasto ai profitti delle narco-mafie, della tutela della salute pubblica, della libertà di accesso alle cure e della libertà di ricerca sull’uso medico e scientifico di tali sostanze.
Il Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali non ne parlano nei rispettivi programmi. Tuttavia il Movimento Cinque Stelle in sede parlamentare si è espresso a favore della legalizzazione della cannabis per fini ricreativi, così come esponenti di Sinistra Italiana poi transitati in Liberi e Uguali.

Contro la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo
Il centrodestra non ne parla nel programma. Tuttavia nel recente dibattito parlamentare sulla legge, si erano opposti all’utilizzo della cannabis anche per fini terapeutici.

Non pervenuto
Per ragioni di coalizione, il Partito democratico ha dovuto modificare in senso ristrettivo la legge. Alcuni esponenti si sono dichiarati favorevoli alla legalizzazione della cannabis per fini ricreativi. Potere al Popolo non ne parla.

 

Diritto di famiglia

Qui i temi sono numerosi e oggetto di costante dibattito politico.

La maggioranza di centrosinistra è riuscita a far passare nel 2016 la legge Cirinnà, che istituisce le unioni civili. Il disegno di legge prevedeva per le coppie omosessuali che decidevano di formare un’unione civile l’estensione della cosiddetta stepchild adoption (l’adozione del figliastro), ovvero l’adozione del figlio biologico o adottivo di uno dei due partner da parte dell’altro.

Come si sa, per ragioni interne alla maggioranza, la stepchild adoption è stata tolta dal ddl. Tuttavia la legge prevede espressamente che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. In tal modo è consentito ai giudici di applicare di volta in volta le norme. Rimane tuttavia aperto il tema delle adozioni per le coppie omosessuali. Così come il tema delle adozioni in generale (ad esempio per i single).

Altro tema è quello del divorzio breve introdotto dalla maggioranza uscente con la legge 55 del 2015 che riduce a sei o dodici mesi il tempo di separazione necessario per poter poi chiedere il divorzio (dopo pochi mesi dall’entrata in vigore c’è stato un boom di nuove cause di divorzio, soprattutto tra gli over sessanta).

Vediamo quali sono le posizioni dei partiti. Cominciamo dalle unioni civili:

Sì ai matrimoni egualitari
+Europa vuole superare le discriminazioni in materia di matrimonio e unione civile.
Anche Liberi e Uguali sono a favore. Secondo LeU si deve riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Per la lista di Pietro Grasso, il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbt una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità.
Anche Potere al Popolo è favore dell’introduzione del matrimonio egualitario.

Sì alle unioni civili
Il Partito democratico non parla nel programma di matrimoni egualitari. A nome della segretaria nazionale, Tommaso Nannicini ha confermato che si è deciso di eliminarli dal programma.

No alle unioni civili
Il programma del centrodestra non ne parla. Tuttavia Silvio Berlusconi si è espresso per l’abolizione della legge sulle unioni civili. Berlusconi ha detto:

Questo non significa necessariamente tornare alla situazione di prima; significa, per quanto riguarda le unioni civili, definire chiaramente la funzione sociale del matrimonio tra uomo e donna, orientato alla procreazione e all’educazione della prole.

Non pervenuto
Il Movimento Cinque Stelle non ne parla nel programma anche se ad inizio legislatura aveva presentato un disegno di legge (ddl 393, depositato in senato il 5 aprile 2013) per il matrimonio egualitario.

Per quanto riguarda invece il divorzio breve:

A favore
Anche se Partito democratico, Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali non ne parlano nei loro programmi, i tre partiti hanno votato la legge (Sinistra italiana e non Liberi e Uguali).

Ambiguo
Nel programma di centrodestra non se ne parla. Tuttavia Giorgia Meloni si è espressa recentemente per l’abolizione della legge sul divorzio breve. Vero è che Forza Italia in occasione dell’approvazione della legge ha votato con la maggioranza a favore.

Non pervenuto
+Europa e Potere al Popolo non ne parlano nei loro programmi.

Infine, la questione delle adozioni:

Sì alle adozioni per le coppie omosessuali
+Europa ritiene che si debba superare le discriminazioni in materia di adozioni, di riconoscimento automatico dei figli alla nascita e di opportunità dei figli di genitori separati. Anche per Liberi e Uguali, l’istituto dell’adozione ordinaria va riformato per rispondere a criteri più accessibili e semplificati, nell’esclusivo interesse del minore.
Potere al Popolo ritiene che si debbano ridefinire i criteri relativi all’adozione, consentendola anche a single e persone omosessuali, per riconoscere il desiderio di maternità e paternità di tutte e tutti.

No alle adozioni per le coppie omosessuali
Il centrodestra non ne parla nel programma ma recentemente esponenti del centrodestra hanno sostenuto la necessità di mettere nella Costituzione l’obbligo di essere una coppia eterosessuale se si vuole adottare un bambino. In ogni caso, il centrodestra è contrario alla stepchild adoption.

Ambiguo
Il Partito democratico sostiene il riconoscimento dei diritti dei bambini e la relativa riforma delle adozioni: tutti i bambini sono uguali, hanno pari diritti dinanzi alla legge a prescindere dalle famiglie nelle quali sono nati. Il Pd inoltre sostiene la modifica alla legge sulle adozioni ferma al 1983, in quanto non tiene conto delle evoluzioni sociali e del diritto di famiglia. Non viene chiarito però il tema delle adozioni per le coppie omosessuali. Rimane l’impegno futuro del Pd per la stepchild adoption.

Non pervenuto
Il Movimento Cinque Stelle non ne parla nel programma. Tuttavia ad inizio legislatura aveva presentato un disegno di legge (ddl 393, depositato in senato il 5 aprile 2013) per le adozioni da parte di coppie omosessuali. Luigi Di Maio aveva sostenuto poi la necessità di sottoporre il tema a referendum popolare (si immagina consultivo, perché se fosse abrogativo ci dovrebbe essere una legge che consente l’adozione alle coppie omosessuali).

 

Diritti LGBT

La proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia, il cui primo firmatario è stato il sottosegretario Pd Ivan Scalfarotto, è stata approvata dalla camera il 19 settembre del 2013 e poi trasmessa quattro giorni dopo al senato. E lì il ddl è rimasto, a causa dei difficili equilibri interni alla maggioranza di governo.

All’epoca alla camera avevano votato a favore Pd e Scelta Civica, con molte astensioni e molte critiche da destra e da sinistra.

Il ddl prevedeva l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica e transfobica e dell’aggravante di omofobia e transfobia nella legge Mancino. La proposta prevedeva il carcere fino a un anno e sei mesi o la multa fino a seimila euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia o la transfobia, mentre il periodo di reclusione sale a un periodo da sei mesi a quattro anni per chi, con gli stessi presupposti, inneggia o compie atti di violenza.

A favore di una legge contro l’omotransfobia
Liberi e Uguali è a favore. Inoltre la lista di Pietro Grasso sostiene che si debba tornare a parlare delle persone transessuali, per troppo tempo dimenticate dalla politica; percorrere la strada della depatologizzazione della condizione trans per affermare il pieno diritto di autodeterminazione della persona.
Potere al Popolo sostiene la necessità di approvare una legge contro l’omotransfobia. Inoltre sostiene il divieto per le mutilazioni genitali su bambini intersessuali prima che possano capire e sviluppare la loro identità di genere (si tratta di individui che presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili sia femminili e che di prassi sono sottoposti appena nati a operazioni chirurgiche e cure ormonali per omologare queste persone a uno dei due sessi accettati).
Anche il Partito democratico è a favore. Il Pd sostiene che nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento.

Non pervenuto
+Europa non ne parla nel proprio programma.
Berlusconi all’epoca del ddl faceva ancora parte della maggioranza di governo e i suoi deputati si erano divisi sul tema. Lega Nord e Fratelli d’Italia sono contrari. In ogni caso il programma del centrodestra non ne parla.
Anche il Movimento Cinque Stelle tace. Tuttavia ad inizio legislatura aveva presentato due disegni di legge: uno riguardava il contrasto all’omofobia e alla transfobia, definendoli come reati penali punibili fino a quattro anni di carcere; l’altro ddl riguardava le modificazioni di attribuzione di sesso, consentendo il cambio di identità per ogni persona che sentisse di non appartenere più al sesso attribuitole dalla nascita.

 

Parità di genere

Qui è molto difficile verificare che cosa dicono i programmi. Possiamo distinguere tra chi punta sull’educazione alla parità di genere e chi sulla parità in ambito lavorativo. 

Del primo gruppo fanno parte Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Liberi e Uguali sostiene la necessità di progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi.

Del secondo gruppo fa parte il Partito democratico. Per il Pd, nelle retribuzioni troppo spesso esiste un divario ingiustificato e pertanto propone un meccanismo di valutazione e certificazione della parità di salario. Inoltre il Pd sostiene l’obbligo per i datori di lavoro che impieghino più di cinquanta dipendenti di svolgere un’analisi delle retribuzioni ogni quattro anni (monitoraggio affidato a un organo esterno).

Anche Liberi e Uguali parla di lavoro e propone un piano straordinario per l’occupazione femminile.

Il centrodestra propone di tutela il lavoro delle giovani madri e il riconoscimento pensionistico a loro favore.

Il Movimento Cinque Stelle non ne parla nel proprio programma ma recentemente hanno presentato una proposta di legge con l’obiettivo di ridurre il gap retributivo tra i cittadini e le cittadine italiane.

Di lotta alla violenza contro le donne, ne parlano solo Liberi e Uguali, Partito democratico e Potere al Popolo.
Per Liberi e Uguali si devono introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione. È necessaria inoltre un’azione determinata e continua di contrasto alla violenza nei confronti delle donne.
Il Pd sostiene il rifinanziamento del fondo per i centri antiviolenza e per i centri per le vittime della tratta delle donne con incentivazione dei centri protetti, l’inserimento delle donne vittime nel mondo del lavoro, la formazione specifica delle forze dell’ordine e del personale sanitario sugli aspetti della violenza di genere.
Potere al Popolo parla di soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza fisica e non, agevolando politiche a favore delle donne.

 

Diritti umani

L’attenzione qui si concentra sull’introduzione del reato di tortura.

Nell’aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo aveva condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz (2001). La Corte invitò l’Italia a

dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte.

La legge è stata approvata nel 2017, dopo quattro anni di discussioni e rinvii, e molto diversa dal ddl presentato da Luigi Manconi nel 2013.

La legge prevede l’introduzione del reato di tortura, che si verifica se ci sono violenze e minacce e se il fatto è commesso mediante più condotte. Inoltre devono verificarsi acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico.

La legge è stata molto criticata per varie ragioni. Il reato di tortura indicato dalla Convenzione delle Nazioni Unite ratificata dall’Italia nel 1989 punisce specificamente i casi di abuso di potere e non qualsiasi tipo di comportamento violento tra privati cittadini (già punibili). Con la nuova legge, il reato di tortura si applica a tutte le persone e non solo quelle con una certa qualifica (pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio).

Se il reato è commesso da pubblici ufficiali questa è un’aggravante del reato. L’altro punto critico è la verificabilità del trauma psichico.

A favore della revisione della legge
I partiti della coalizione di centrodestra sono i soli a sostenere nel programma la necessità di rivedere la legge. Già all’epoca dell’approvazione il centrodestra sosteneva che le nuove norme fossero punitive nei confronti delle forze dell’ordine (per Giorgia Meloni la legge è “un’infamia voluta dal Pd per criminalizzare le forze dell’ordine”).

Non pervenuto
Tutti gli altri partiti non ne parlano nei programmi. Movimento Cinque Stelle e alcuni dei partiti che hanno fondato Liberi e Uguali avevano espresso forti critiche alla legge considerata troppo debole.

Come si può vedere dalla tabella di sintesi, sui diritti civili esistono quattro posizioni:

1. Il centrodestra è contro le riforme che in questi anni sono state fatte;
2. Il Movimento Cinque Stelle non considera i diritti civili una priorità e nel tempo ha moderato le proprie posizioni che, ad inizio della scorsa legislatura, erano molto più radicali;
3. Il Partito Democratico difende l’eredità dei propri governi;
4. +Europa, Liberi e Uguali e Potere al Popolo vogliono modificare la legislazione attuale in senso espansivo.

Diritti civili. Cosa dicono davvero i partiti ultima modifica: 2018-02-18T16:09:38+00:00 da Marco Michieli

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