Corruzione nel mondo. Un rapporto allarmante

Transparency International ha divulgato la relazione su un fenomeno che è globale e in crescita. L'Italia, in controtendenza, migliora ma è distante dagli standard dei paesi nordeuropei
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Nonostante gli sforzi messi in atto per combattere la corruzione nel mondo, la maggioranza dei paesi migliora con troppa lentezza. È questo il dato che emerge dal rapporto di Transparency International divulgato mercoledì scorso a Berlino dall’organizzazione che dal 1993 si occupa di monitorare il fenomeno corruzione a livello globale e che attraverso le sue cento sedi collabora con governi, imprese e società civili per mettere in atto misure efficaci per contrastarlo.

Distintasi per aver operato per favorire la creazione di convenzioni internazionali e per lottare contro i leader corrotti per i quali ha chiesto il sequestro delle ricchezze illecitamente guadagnate e contro le aziende che si sono macchiate di corruzione, Transparency International ha fatto dell’indipendenza la propria bandiera, rendendo di pubblico dominio entrate e spese sostenute nell’espletamento della propria attività. E si avvale di statistiche prodotte dal Comitato per la protezione dei giornalisti, Reporter sans Frontières, Proyecto Variedades de Democracia e World Justice Project.

L’indice che l’organizzazione ha pubblicato si riferisce al 2017 e classifica centottanta paesi sulla base dei livelli percepiti di corruzione del settore pubblico secondo esperti e uomini d’affari, e utilizza una scala da zero a cento, dove zero è altamente corrotto e cento è molto pulito. Il risultato per l’anno appena passato è che più dei due terzi dei paesi ha ottenuto un punteggio inferiore a cinquanta, con una media di quarantatré.

A guidare la classifica dei paesi meno corrotti sono la Nuova Zelanda e la Danimarca, con rispettivamente ottantanove e ottantotto punti. In coda, come più corrotti, Siria, Sud Sudan e Somalia, mentre l’Europa occidentale ottiene un punteggio medio pari a sessantasei. Peggiori prestazioni per l’Africa sub sahariana (punteggio medio trentadue) e per l’Europa orientale e l’Asia centrale (punteggio medio trentaquattro).

Il rapporto, rielaborando i dati del Comitato per la protezione dei giornalisti, si spinge a sottolineare la stretta relazione che esiste tra tasso di corruzione del paese e limiti alla libertà di stampa, mettendo in luce come minore protezione della libertà di espressione e minore tutela delle organizzazioni non governative siano più facilmente riscontrabili in paesi con alta corruzione, dove anche accade che, in media ogni settimana, un giornalista viene ucciso.

A sostegno della tesi della correlazione tra corruzione e limiti alla libertà di stampa, il rapporto ricorda come dal 2012 più di nove giornalisti su dieci sono stati uccisi in paesi con un alto livello di percezione di corruzione, con un punteggio di quarantacinque o inferiore. E denuncia anche il fatto che tra i giornalisti assassinati, uno su cinque stava lavorando su casi di corruzione. Va da sé, ricorda il rapporto, che la maggioranza di questi delitti è rimasta impunita.

A tale proposito, Trasparency International riporta il caso del Brasile che ha ottenuto un punteggio di trentasette nell’indice citato, e dove negli ultimi sei anni sono morti ben venti giornalisti. Tanto che non pare un’esagerazione affermare che i reporter che mettono il naso sulla corruzione dei governi locali e sulla criminalità legata alla droga, lo fanno ogni giorno a rischio della propria vita.

Oltre a ciò, la corruzione provoca un altro risultato negativo nella vita di un paese, ovvero la riduzione dello spazio di cui gode la società civile, dal momento che una estesa presenza della prima determina una diminuzione della libertà delle organizzazioni civiche per operare e influire nella vita pubblica. Anche in questo caso, a maggior corruzione corrispondono minori libertà civili, limitate e compresse da campagne diffamatorie e scogli burocratici messi in atto da certi governi, per mettere la sordina alle iniziative di denuncia.

È questo, prosegue il rapporto di Transparency International, il caso dell’Ungheria, scesa di dieci punti negli ultimi sei anni (da cinquantacinque a quarantacinque del 2017), che rappresenta uno degli esempi più allarmanti di riduzione dello spazio per la società civile. Il cui governo ha in cantiere un progetto legislativo che, se approvato, toglierebbe alle ong lo statuto di entità senza fine di lucro, con gravi conseguenze per tutto il settore. Cosa del resto già accaduta in Polonia dove gli enti governativi hanno assunto la gestione e la distribuzione dei fondi riguardanti le ong. E in Romania dove il governo ha presentato una proposta di legge che limiterebbe fortemente il loro operato.

Nel 2017, denuncia il rapporto, l’autoritarismo è cresciuto nell’Europa orientale e sudorientale, dove gli ostacoli agli sforzi anti corruzione e le minacce alle libertà civili sono aumentati. Oltre a quelli già citati sopra, i due casi che riguardano l’Ucraina e la Turchia. Dove nella prima, continuano gli attacchi contro gli attivisti anti corruzione, ong e giornalisti, attraverso campagne diffamatorie, ispezioni illegali, molestie e percosse. E dove la situazione generale ha messo in luce l’improcrastinabile necessità di un sistema giuridico indipendente dalla politica quale prerequisito per salvaguardare i diritti dei cittadini, e non solo di quelli che si battono per misure anti corruzione.

E dove la seconda, la Turchia che ha ottenuto un punteggio pari a quaranta, negli ultimi diciannove mesi è stata governata in uno stato di emergenza che sospende la separazione dei poteri. Periodo durante il quale circa centoventimila funzionari pubblici hanno perso il lavoro, e dove oltre il quaranta per cento degli appalti pubblici non sono soggetti alla legge che li regola, mentre il ventotto per cento di quelli soggetti alla legge non sono assolti attraverso gare aperte. Per non parlare degli arresti e delle recentissime condanne che hanno riguardato dei giornalisti, e i circa settanta tra professionisti della comunicazione e attivisti della società civile che sono stati posti agli arresti lo scorso anno.

Indice di Percezione della Corruzione. Dal 2012 l’Italia ha scalato diciotto posizioni

E l’Italia? Come va, secondo Trasparency International, il Bel Paese dove la corruzione è sottofondo musicale contro il quale l’azione di forze dell’ordine e magistratura sembra vana? Per fortuna migliora. E con un punteggio di cinquanta per il 2017 avanza di otto punti rispetto a quanto ottenuto nel 2012. Risultato incoraggiante, ma ancora ben lungi da quella quota sessantasei, media regionale, dall’alto della quale gli altri paesi dell’Europa occidentale ancora ci guardano.

Qualcosa in Italia in questi anni si è fatto in termini di leggi in materia di denuncia, trasparenza, influenza indebita e antiriciclaggio. E il rapporto non poteva non riconoscerlo, anche se non si esime dal sottolineare che ci vorrà un bel po’ di tempo prima che le leggi approvate producano un reale cambiamento e che le buone intenzioni si trasformino in tangibili progressi.

Corruzione nel mondo. Un rapporto allarmante ultima modifica: 2018-02-23T16:19:25+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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