“Venezia a Roma”. Parla Nicola Pellicani

Giornalista de "La Nuova Venezia" e "la Repubblica" e promotore delle tante iniziative della Fondazione Gianni Pellicani, a partire dal Festival della Politica, è il candidato del Pd alla camera nel collegio veneziano.
scritto da GUIDO MOLTEDO

Nicola, quanto costa un chilo di mele? “Le mele mi piacciono molto,  le mangio tutto l’anno. Più o meno due euro al chilo”. E un chilo di cipolle bianche? “Qui mi cogli più impreparato. Ne prendo qualcuna quando faccio la spesa. Sull’euro e cinquanta al chilo?” Parliamo con Nicola Pellicani al termine di uno degli immancabili appuntamenti “tra la gente”, che punteggiano qualsiasi campagna elettorale che si rispetti e ne costituiscono il filo conduttore, anche nell’epoca dei social media.

Pellicani è candidato sotto le insegne del Pd nel collegio di Venezia e Spinea. Giornalista de La Nuova Venezia e la Repubblica e promotore delle tante iniziative della Fondazione Gianni Pellicani, a partire dal Festival della Politica, è consigliere comunale a Venezia, e ora tenta il grande balzo verso Montecitorio.

In queste settimane hai frequentato un po’ di mercati rionali, come candidato. Non so se normalmente li frequenti anche come cittadino…
Sì, certamente. Quando posso vado volentieri a fare la spesa al mercato, purtroppo vorrei andarci più spesso ma al giornale abbiamo orari sballati. In realtà mi capita molto più frequentemente di fare la spesa al supermercato.

In campagna elettorale i mercati rionali sono considerati più importanti dei mercati finanziari… poi però, i politici, una volta eletti, una volta parlamentari, dimenticano la gente incontrata tra le bancarelle, e le loro domande, le loro lagnanze, perché si finisce per sottostare agli imperativi dei mercati finanziari. Questo è un po’ il refrain corrente. Tu come rispondi a chi rimprovera la politica, centrosinsitra compreso, di dimenticare i più deboli tendendo a rappresentare gli interessi dei più forti?
Che i cittadini hanno ragione a lamentarsi della distanza tra la politica e gli elettori. C’è bisogno di politici più vicini al territorio, che siano realmente espressione della comunità che rappresentano. Politici che siano in primo luogo cittadini in contatto quotidiano con le persone, che conducano la stessa vita degli altri. In questo senso credo che si debba tornare ad una “politica povera”, mossa da passione e interessata esclusivamente alla risoluzione dei problemi della gente. Solo così sarà possibile restituire credibilità ai politici. In questo senso la legge elettorale contiene certamente un elemento positivo, perché ha recuperato una parte di maggioritario: è un aspetto che consente agli elettori di scegliere il candidato, guardando più alla persona che al partito. Così risulta determinante il radicamento nel collegio (nel mio caso in città) e la conoscenza dei problemi del territorio. Per questo ho accettato questa sfida, in cui metto volentieri la faccia: penso che questo sia il modo giusto di approcciarsi alla politica. Purtroppo il centrodestra, il mio principale competitor, presenta una persona  che non vive la città e soprattutto è lontana dai nostri problemi. Sarà una degnissima persona, ma né io né i veneziani la conosciamo.

Qual è il tema che hai sentito ripetere più volte nei tuoi incontri elettorali? E quale è stata la tua risposta?
Uno dei temi più sentiti è certamente quello della sicurezza. Anzitutto bisogna uscire da una caricatura costruita dai nostri avversari, secondo cui la sicurezza sarebbe un tema del centrodestra e l’immigrazione un problema del centrosinistra. In questi anni abbiamo dimostrato con i fatti di voler intervenire su tutti questi fronti, dando priorità al tema della sicurezza. Per questo motivo, la settimana scorsa durante l’incontro pubblico con il ministro Marco Minniti, che è il nostro capolista nel proporzionale a Venezia, gli ho proposto di stipulare un Patto per la Sicurezza per Venezia. Perché non esiste un modello di sicurezza valido per tutto il Paese. La nostra città ha le sue specificità, che sono diverse da quelle di Napoli, Roma e via dicendo. A Venezia sono fondamentali le misure di prevenzione contro il terrorismo, di contrasto all’abusivismo e alla contraffazione. C’è da affrontare una volta per tutte il nodo delle mafie del Tronchetto. In terraferma c’è la necessità di intensificare l’opera di repressione dei reati e il controllo del territorio. In particolare la zona della stazione va resa più sicura. Ma non ci sarà mai abbastanza sicurezza se l’azione delle forze dell’ordine non verrà accompagnata da politiche di rigenerazione urbana, perché controllo e repressione non basteranno mai da soli a trasformare il volto delle nostre periferie, facendole diventare da luoghi di degrado ed emarginazione a spazi sicuri di socialità. Minniti si è dimostrato molto disponibile ad accogliere la mia proposta. Mi pare un buon presupposto anche perché non partiamo da zero.
C’è poi il tema del lavoro che giustamente è molto sentito. Dobbiamo fare i conti con una società e un mercato del lavoro che si sono completamente trasformati rispetto al passato, il modello di sviluppo e occupazionale che conoscevamo sta via via scomparendo. Ciò non significa rassegnarsi alla precarietà e all’insicurezza. È necessario trovare un sistema di regole che assegni maggiore stabilità soprattutto all’occupazione giovanile, partendo dall’idea che non è pensabile rinunciare ai diritti e a un sistema di garanzie che difenda la dignità della persona, come previsto dall’articolo  36 della Costituzione. Se sarò eletto, sul tema del lavoro mi si vedrà impegnato in prima linea in Parlamento.

Quanto conta, secondo quanto hai potuto capire dalle conversazioni con gli elettori, il piano nazionale rispetto a quello locale?
Entrambi sono molto importanti. Ho condotto una campagna elettorale sul territorio, battendo la città palmo a palmo, e questo mi ha dato l’occasione di approfondire e discutere problemi molto specifici, che riguardano i singoli luoghi della città. Ma ogni problema locale è inseparabile da un contesto più generale. Ogni iniziativa che nella nostra città potremo mettere in atto per il lavoro, per l’ambiente, per la residenzialità, dovrà essere sostenuta da politiche e interventi sul piano nazionale.

Su di te, candidato del Pd, pesa negativamente o, al contrario, positivamente, l’essere candidato nel partito che governa il paese?
Il Pd ha ricevuto molte critiche. Spesso ingenerose, perché dopo cinque anni al governo lasciamo certamente un Paese migliore di quello che abbiamo trovato. Peraltro governando sempre con maggioranze che si reggevano su equilibri molto precari, in particolare al Senato, in quanto come si ricorderà nel 2013 Bersani non vinse le elezioni. Ma di sicuro sono stati commessi degli errori e molte, anzi moltissime cose restano da fare. Se ho accettato la sfida di candidarmi in parlamento è anche perché voglio offrire un contributo in questo senso. Credo sia giunto il momento di avviare una nuova stagione politica, con l’obiettivo di ripensare il centrosinistra utilizzando un nuovo paradigma, più aderente alle nuove esigenze della società, più largo e inclusivo, partendo dalle esigenze dei più deboli. Anche mettendo in campo una nuova classe dirigente, fatta di persone competenti, serie e impegnate per il Paese.

Sei un candidato locale al cento per cento, diversamente da altri, i famosi paracadutati. Ma sei in un collegio un po’ complicato, composto da tante realtà, la principale della quale è rappresentata dal dualismo Venezia-Mestre, dove è facile che un mestrino sia considerato estraneo a Venezia, e viceversa.  Tu vivi e lavori a Mestre. A Venezia come ti vedono? Quale è stata la tua narrativa – oltre alle diverse prese di posizione – per conquistare il voto dei veneziani?
Un tema davvero centrale per il futuro di Venezia su cui concentrerò il mio impegno sarà quello della Legge Speciale. Penso sia giunto il momento di riformare la normativa in chiave federalista, partendo dalla conferma dell’articolo 1, quello che stabilisce che

la salvaguardia di Venezia e della sua laguna è dichiarata problema di preminente interesse nazionale.

L’obiettivo oggi è modificarne i meccanismi di finanziamento, introducendo forme sperimentali di autonomia e federalismo fiscale. Alla luce del dibattito sull’autonomia che sta coinvolgendo governo e regioni, penso che la riforma della Legge speciale possa diventare un banco di prova concreto per sperimentare nuove forme di federalismo. I cittadini veneziani chiedono scelte soprattutto in tema di residenzialità e turismo. Sono problemi che, giustamente, preoccupano molto e sui quali la Legge speciale potrà svolgere un ruolo fondamentale.

La residenzialità sarà uno di quei temi che andrà affrontato anche a livello nazionale, intervenendo sulla regolamentazione delle affittanze turistiche, per favorire la locazione ai residenti. Per le nostre città d’arte serve una normativa più stringente, che limiti il numero di giorni annui in cui tale istituto può essere applicato e una tassazione che incentivi i contratti a lungo termine.

Nuovi strumenti servono anche per governare i flussi turistici, se ne parla da decenni, ma è tempo di fare delle scelte concrete iniziando a diversificare gli accessi in città, realizzando finalmente i terminal, a partire da quello di Tessera. Si parla tanto di numero chiuso, io preferisco ragionare di implementazione di un sistema di prenotazioni, puntando a migliorare anche la promozione della città per favorire un turismo di qualità, che rappresenta il lato più debole della politica sul turismo.

C’è una “big idea” per rilanciare Venezia?  Tu ne insegui una?
No. Nessuna “big idea”, da sola, potrà rilanciare Venezia. Quello che serve è una conoscenza capillare dei problemi e una proposta in grado di rispondere alle esigenze del territorio che riguardi non solo Venezia, ma tutta la Città metropolitana, vale a dire la Grande Città che viviamo quotidianamente e che va ben al di là dei confini municipali.

In sintesi e per titoli penso al tema della Legge speciale, come già detto, al rilancio di Porto Marghera che deve diventare una questione nazionale e a un grande piano di rigenerazione urbana per la terraferma. Dobbiamo partire dalla consapevolezza che la nostra città rappresenta una grande opportunità per il Paese, di questo dobbiamo parlare.
A livello internazionale le competizioni non sono più tra singole città, ma tra città-territorio, e credo che sia questo l’orizzonte su cui pensare politiche innovative, che consentano il rilancio di tutta l’area.

Sui tuoi account Twitter e Facebook ci sono molte immagini di te nei quartieri operai, nei luoghi simbolici della classe lavoratrice. Immagini che sembrano dire che, nonostante tutto, il Pd ha ancora un legame con la classe operaia e con la grande industria, insomma con la storia della città di terraferma. Testimonianze di glorioso passato, o possono essere anche il suo futuro, nel modo in cui tu vedi la città di terraferma?
Intanto bisognerebbe chiarirsi su cosa s’intende per classe operaia, che ha certamente connotazioni diverse rispetto ai tempi della massima industrializzazione di Porto Marghera. Quel che è certo è che un partito di sinistra deve dialogare e confrontarsi con il mondo del lavoro e con il sindacato. Si può anche litigare, non essere d’accordo su alcune questioni, ma non è pensabile non avere una relazione.

La conclusione del Novecento ha portato con sè la fine della grande industria di Porto Marghera che ha gradualmente impoverito socialmente la terraferma mestrina, che da città industriale qual era non è ancora diventata qualcos’altro. Penso che il futuro di Mestre possa essere prevalentemente nel turismo, nel commercio e nella cultura. Bisognerà però trasformare in opportunità l’insediamento di nuove strutture ricettive che possono diventare l’occasione per riqualificare ampie zone di città.

Resta però fondamentale ripensare un’area industriale come Porto Marghera, puntando a sviluppare un’industria diversa da come l’abbiamo conosciuta nel passato, ovvero sostenibile e compatibile con un ambiente fragile come quello della laguna. In tutto il mondo la sfida è ormai tra città-territorio, vale a dire tra grandi città, quale deve candidarsi ad essere anche Venezia. E non c’è grande città senza un’area industriale all’altezza.

Il tema dell’immigrazione è il tema numero uno di questa campagna elettorale. Tu, con gli elettori di centrosinistra, come lo declini?
Il fenomeno di migliaia di persone che scappano da paesi in guerra o che vanno alla ricerca di una possibilità per poter vivere dignitosamente e dare un futuro migliore ai propri figli è destinato a crescere, nei prossimi anni. L’Italia ha il dovere di aiutare le persone in difficoltà a prescindere dalla loro nazionalità, religione, etnia. È quindi importante governare questi flussi che lasciati a loro stessi generano solo razzismo e xenofobia, con il risultato di proiettarci in un passato fatto di violenze e intolleranza che credevamo relegato nei libri di storia.

Un impegno che porterò avanti con determinazione sarà quello per un governo dei flussi migratori nel pieno rispetto dei diritti umani nel quadro di una cooperazione europea. Uno dei momenti in cui mi sono sentito più orgoglioso di militare nel centrosinistra italiano è quando il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker ha dichiarato: “L’Italia ha salvato e salva l’onore dell’Europa”. Ma resta ancora molto da fare, a partire da una revisione profonda dei centri di accoglienza.

Un secondo impegno molto preciso è quello di approvare lo Ius Culturae, perché ognuno è figlio della cultura dei suoi genitori, ma anche del paese in cui vive e frequenta la scuola. È fondamentale insistere su un concetto molto semplice che deve guidare ogni intervento su questo tema: i migranti sono indispensabili per l’Italia di oggi e ancor più per l’Italia di domani, e hanno doveri e diritti al pari di ogni cittadino italiano.

Gran parte della vita lavorativa, l’hai trascorsa in una redazione. Solo di recente sei entrato in politica, un mondo che prima osservavi e descrivevi. Dall’interno la politica è migliore o peggiore di come la vedevi da fuori? Capisci perché è diventata così impopolare e screditata?  E consideri possibile un suo recupero di credibilità?
Avere la possibilità di fare il cronista, che è un mestiere meraviglioso, offre l’opportunità di conoscere da vicino le persone e i problemi che poi raccontiamo ai lettori. È soprattutto attraverso il lavoro di giornalista, che svolgo da trent’anni, che ho potuto conoscere da vicino i problemi della mia città e i meccanismi della politica, anche nazionale, avendo seguito molti avvenimenti importanti. Con una battuta potrei dire che sono passato dalla parte di quello che fa le domande alla parte di chi cerca di dare delle risposte. La curiosità, la voglia di dare risposte ai tanti problemi che ho conosciuto nella mia vita professionale è cresciuta naturalmente. Certo questo deriva anche da una passione che ho sempre coltivato, da un’educazione e una formazione civica presente anche all’interno della mia famiglia, dove come si può immaginare ho sempre respirato un’aria “politica”: l’idea che bisogna sempre impegnarsi per migliorare le cose.

Vista dall’interno la politica è molto più complicata, in quanto non ci sono solamente i problemi da risolvere, ma anche tante teste, tanti modi di pensare che vanno messi assieme, per fare sintesi e anche trovare il consenso che serve ad affrontare questioni complesse.

Per restituire autorevolezza e credibilità alla politica credevo prima e continuo a pensare ora che sia necessario individuare un meccanismo di selezione di una classe dirigente all’altezza. Perché il venir meno del filtro tra gli elettori e i loro rappresentanti ha finito per mettere in campo politici incompetenti e improvvisati. Questo credo sia anche il rischio che abbiamo di fronte oggi, per cui non vedo davvero alternativa a un voto responsabile al Partito democratico.

Massimo Cacciari e Nicola Pellicani

Massimo Cacciari sostiene la tua candidatura. Ultimamente è stato molto critico con il Pd, con Renzi, come concilia queste posizioni critiche con il sostegno alla tua corsa?
Proprio ieri, nel corso di un incontro, Cacciari ha avuto modo di illustrare la sua posizione. Ha spiegato come il Pd, inteso come il progetto unitario intrapreso dieci anni fa, non si sia mai concretizzato. Ma ha anche sottolineato che oggi, volendo fare del proprio voto una scelta responsabile e consapevole, non c’è alternativa al Pd. Non certo il centrodestra appiattito sulle posizioni di Salvini e Meloni, e nemmeno il Movimento 5 Stelle, i cui candidati non sono all’altezza di governare il Paese e non hanno l’autorevolezza e la competenza necessarie per trattare con le istituzioni europee.

È arrivato un sostegno alla tua candidatura anche da figure civiche che aderiscono ad altri schieramenti politici…
Mi pare un bellissimo segnale, perché significa che la mia candidatura si propone di rappresentare tutta la città a Roma, con una proposta politica molto chiara e caratterizzata che riscuote apprezzamenti anche oltre i confini tradizionali del centrosinistra. Sostengo dall’inizio di questa campagna elettorale che andrò in parlamento non contro qualcuno, ma per difendere gli interessi della città e dei veneziani.

“Venezia a Roma”. Parla Nicola Pellicani ultima modifica: 2018-03-02T13:45:23+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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