“Renzi, un errore le dimissioni in differita”. Parla Massimo Cacciari

L’ex sindaco di Venezia giudica la decisione di lasciare il posto solo dopo la formazione di un nuovo governo come “l’ennesimo errore” del segretario democratico
scritto da Matteo Angeli

Il Partito democratico sta vivendo la sua ora più buia: Matteo Renzi, il segretario che lo aveva condotto al suo più grande successo, il 40,81 per cento delle elezioni europee del 2014, lo ha portato anche al punto più basso della sua storia, sotto la soglia psicologica del venti per cento. In questo senso, il voto di domenica ha segnato la peggiore sconfitta della sinistra italiana dal 1948, che, nonostante le varia sigle a sinistra del Pd, si è impietosamente “rimpicciolita”. È questa la fine della sinistra italiana? Il futuro è l’alleanza con i Cinque Stelle? E, a questo proposito, che significato ha la decisione di Renzi di restare in carica fino alla conclusione delle trattative di governo?

Ne abbiamo parlato con Massimo Cacciari, già deputato con il Pci, eurodeputato e sindaco di Venezia con l’Ulivo.

Massimo Cacciari, è il tramonto della socialdemocrazia in Italia?
È un discorso lungo, di portata storica: non ci sono più le condizioni oggettive per politiche veramente socialdemocratiche. Queste vanno ripensate alla luce dei processi di globalizzazione.

In che senso?
Politiche di welfare potranno essere impostate di nuovo soltanto sul piano europeo. Non ci sono più le né le condizioni economiche né quelle istituzionali per perseguire le politiche che hanno retto le socialdemocrazie nei primi decenni del dopoguerra.

Come valuta un asse tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle?
È possibile come sono possibili tanti altri, adesso bisogna vedere cosa succede nel Partito democratico, come esploderanno, quali saranno i pezzi che si andranno a formare dopo l’esplosione.

Pezzi con velleità di governo?
Può darsi che il Partito democratico, esplodendo, dia vita a dei gruppi che appoggiano i Cinque Stelle. Mi pare che questa sia la linea, per esempio, di Liberi e Uguali.

Cosa pensa della decisione di Renzi di restare in carica fino alla formazione di un nuovo governo?
Da un punto di vista generale, è il suo ennesimo errore. Forse non è un errore dal punto di vista personale ma è chiaro che se lui avesse pensato al bene del partito avrebbe dovuto andarsene dopo il referendum.

Pensa sia giusto che Renzi insista per eleggere il suo successore attraverso primarie?
Queste sono le regole che si è dato il Partito democratico. Certo, le possono cambiare ma fintanto che c’è Renzi non le cambieranno.

Un suo giudizio sul risultato del Partito democratico in Veneto?
È un risultato scontato, bastava vedere come erano andate le regionali per rendersi conto che il centrosinistra in Veneto e in gran parte in Lombardia non esiste più.

Anche qui colpa di Renzi?
No, è un vecchio discorso. Qui Renzi non c’entra. Sono almeno vent’anni, da quando si era impostato l’Ulivo e poi il Partito democratico, che gli sciagurati che dirigevano il centrosinistra avevano fatto fuori ogni possibilità di recupero nel Veneto.
Alla fine degli anni Novanta e all’inizio del Duemila c’erano tutte le condizioni per creare un polo del centrosinistra nel Veneto. Queste possibilità sono state massacrate prima dall’Ulivo e poi dal Pd.

“Renzi, un errore le dimissioni in differita”. Parla Massimo Cacciari ultima modifica: 2018-03-06T15:58:27+00:00 da Matteo Angeli

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