Veneto. La valanga leghista e la piccola fortezza rossa in laguna

Saranno ben trentadue i parlamentari della Lega, contro i quattordici di Forza Italia. Cinque Stelle è il secondo partito con dodici parlamentari. La pesante sconfitta del Partito democratico riduce la pattuglia di parlamentari a otto. Resiste il centro storico di Venezia
scritto da Marco Michieli

Non diversamente dal resto del nord del paese, anche in Veneto il centrodestra stravince. Un dato iniziale intanto: diciannove a zero. Tutti i collegi uninominali del Veneto sono infatti vinti dal centrodestra. Al proporzionale il centrodestra vola sopra il quarantotto per cento, trainato dal risultato della Lega Nord (sopra il trenta).

Saranno ben trentadue i parlamentari leghisti eletti in Veneto, contro i quattordici di Forza Italia, i sei di Fratelli d’Italia e uno dell’Udc (Antonio De Poli). Il Movimento Cinque Stelle è il secondo partito del Veneto e riesce a portare in parlamento dodici parlamentari.  La pesante sconfitta del Partito democratico riduce la pattuglia di parlamentari a otto.

Anche nel comune di Venezia la sconfitta del Partito democratico è dura. Il Pd si colloca in terza posizione dopo Movimento Cinque Stelle e Lega Nord. Forza Italia ottiene quasi un terzo dei voti della Lega. Liberi e Uguali e Più Europa si trovano poco sopra il quattro per cento.

L’affluenza si attesta attorno al 73,74 per cento, più bassa rispetto alle elezioni politiche del 2013 quando aveva partecipato il 78,35 per cento degli aventi diritti al voto e poco più alta dell’affluenza al referendum costituzionale del 2016 (72,2 per cento).

 

Affluenza Comune di Venezia 2013-2018

 

All’uninominale nel collegio di Venezia (più Spinea) vengono elette due donne per il centrodestra: Giorgia Andreuzza, Lega Nord, viene eletta alla Camera e Maria Elisabetta Casellati, Forza Italia, al Senato. Entrambe le candidature erano appoggiate dal sindaco Luigi Brugnaro, che ieri ha espresso la sua felicità per la loro elezione.

Andreuzza è stata assessore al turismo nella giunta provinciale guidata da Francesca Zaccariotto e vice segretario regionale della Lega Nord. Maria Elisabetta Casellati è stata senatrice di Forza Italia per cinque legislature e ritorna al Senato che aveva lasciato nel 2014 per la sua elezione al Consiglio superiore della magistratura.

I consiglieri comunali del Pd Nicola Pellicani e Andrea Ferrazzi, che erano candidati all’uninominale rispettivamente per la Camera e per il Senato, entrano comunque in parlamento grazie alla rete del proporzionale. Michele Mognato, deputato uscente eletto col Pd e transitato poi in Liberi e Uguali, non è rieletto.

Fuori dal parlamento anche altri politici legati a Venezia: il sottosegretario Pierpaolo Baretta (candidato per il Pd all’uninominale a Rovigo) e Davide Zoggia (candidato per Liberi e Uguali al proporzionale a Vicenza).

Renato Brunetta
è invece rieletto all’uninominale nel collegio della Camera a San Donà di Piave con il 49,1 per cento del voti.

I risultati del Pd hanno provocato le dimissioni della segretaria provinciale, Gigliola Scattolin.

Cerchiamo di guardare ora ai dati del comune di Venezia. Abbiamo considerato i dati per Municipalità.

La percentuale dei primi candidati all’uninominale: Blu -> Centrodestra, Rosa -> Centrosinistra, Giallo -> Movimento Cinque Stelle

All’uninominale alla Camera e al Senato i candidati del centrodestra vincono in tutte le Municipalità. I candidati del Pd, Pellicani e Ferrazzi riescono a mantenere la seconda posizione soltanto nella Municipalità di Venezia-Murano-Burano e in quella di Mestre-Carpenedo, i “centri” del Comune. In tutte le altre municipalità – Lido-Pellestrina, Favaro, Chirignago-Zelarino e Marghera – sono i candidati del Movimento Cinque Stelle ad ottenere la seconda posizione e in quasi tutti i casi distanziano di molto il Pd (tranne nella Municipalità di Venezia-Murano-Burano, dove il distacco tra Pd e M5S è superiore all’otto per cento). Quando in seconda posizone, il Movimento Cinque Stelle tallona il centrodestra (tranne al Lido-Pellestrina).

Il centrodestra ottiene il numero maggiore di voti in termini di coalizione ma è il Movimento Cinque Stelle il primo partito. 

Il primo partito per municipalità, 2013-2018

Alle elezioni del 2013 il Pd era il primo partito soltanto nelle Municipalità di Venezia-Murano-Burano e in quella di Mestre-Carpenedo mentre il Movimento Cinque Stelle si era già imposto in tutte le altre. Con le elezioni europee il Pd si ri-afferma come primo partito in tutte le municipalità, mentre in quelle comunali è la Lista Brugnaro che si impone. Con le elezioni politiche del 2018, anche nelle Municipalità di Venezia-Murano-Burano e in quella di Mestre-Carpenedo il M5S diventa il primo partito. Tuttavia il centro storico – escludendo quindi Murano e Burano – si rivela essere ancora un’enclave del Pd.

Voti del Pd in termini percentuali per municipalità, 2013-2018

Che cosa è accaduto al Pd? In termini percentuali il calo maggiore il Partito democratico l’ha avuto a Marghera, dove perde circa tredici punti percentuali rispetto al 2013. Segue poi la municipalità di Chirignago-Zelarino. La municipalità di Lido e Pellestrina è quella in cui si registrano le minori perdite (circa il sette per cento rispetto al 2013).

 

Voti del Pd in migliaia per municipalità, 2013-2018

In termini di voti effettivi, il Pd rispetto alle elezioni politiche del 2013 perde quasi diciottomila voti e li perde in tutte le municipalità. Perde quasi la metà dei voti rispetto al 2013 a Marghera. Perde quasi il quaranta per cento dei voti nelle Municipalità di Venezia-Murano-Burano, Favaro e Chirignago-Zelarino. Nelle altre municipalità perde comunque un terzo degli elettori rispetto al 2013.

Rispetto alle comunali il Pd recupera dei voti, ma nel 2015 la Lista Casson aveva drenato voti proprio al Pd.

Totale dei voti del centrosinistra 2013-2018 (in migliaia)

In generale, tuttavia, se consideriamo tutto il centrosinistra (Pd, +Europa, Insieme e Liberi e Uguali) c’è una perdita di più di diecimila voti. Esistono voti persi dal Pd che probabilmente vengono recuperati dagli altri partiti dell’area del centrosinistra, ma vi sono diecimila voti che sono andati altrove. Si tratta tuttavia di un problema che già ci si poneva alle comunali: come si vede il dato del centrosinistra è infatti molto vicino a quello del 2015.

Totale dei voti del centrodestra 2013-2018 (in migliaia)

Il centrodestra rispetto al 2013 ottiene quindicimila voti in più, all’incirca gli stessi voti che aveva alle comunali del 2015. Forza Italia dimezza i propri voti rispetto al 2013, mentre la Lega Nord ottiene un risultato straordinario passando dal quattro-cinque per cento al venticinque-ventisei per cento in molte municipalità. Voti che la Lega ha preso a Forza Italia, e forse qualcosa dal Movimento Cinque Stelle e dall’astensione. Sarebbe da verificare ulteriormente che fine ha fatto l’elettorato che ha sostenuto la lista Brugnaro nel 2015: un’ipotesi è che quel voto si sia riversato sulla Lega Nord e non su Forza Italia.

Come abbiamo già detto il Movimento Cinque Stelle risulta il primo partito in tutte le municipalità (anche se perde qualche voto rispetto al 2013). La fidelizzazione del voto pentastellato in occasione delle politiche (meno alle comunali) e il risultato della Lega Nord spazzano via il già acciaccato vecchio bipolarismo. Se il Pd infatti è in gravi difficoltà, Forza Italia è in una crisi profonda e si vede sfuggire dalle mani la leadership del centrodestra. È interessante considerare la percentuale di voti ottenuti dal Partito democratico e da Forza Italia nelle Municipalità, è un indicatore della forza del bipolarismo.

Come si vede già nel 2013 il bipolarismo che ruota attorno a Pd e Fi entra in crisi. Se nel 2008 a livello comunale Pd e Fi attraevano circa il 65 per cento degli elettori, già nel 2013 ne rappresentano meno della metà in tutte le municipalità (tra il 43 e il 44 per cento). Nel 2014 con le elezioni europee questo indicatore risale, grazie ai risultati del Pd. Sprofonda poi con le comunali a causa della variegata offerta politica e dell’esistenza di liste dei candidati sindaci che hanno sottratto voti ai due partiti.

E arriviamo infine alle elezioni del 2018. I due partiti sui quali si doveva costruire il bipolarismo italiano non rappresentano assieme nemmeno un terzo degli elettori.

A questo bipolarismo tradizionale se ne sostituisce un altro: una competizione tutta interna ai partiti “populisti”.

Come si può vedere Lega Nord e Movimento Cinque Stelle, che nel 2013 rappresentavano quasi un terzo degli elettori (grazie proprio ai grillini), ne rappresentano oggi più della metà nel 2018, con risultati leggermente più bassi soltanto nella Municipalità di Venezia-Murano-Burano e in quella di Mestre Carpenedo. Si tratta di capire se tra questi due populismi vi saranno convergenze oppure competizione.

E se vi sarà competizione, qual è lo spazio per i vecchi partiti?

Veneto. La valanga leghista e la piccola fortezza rossa in laguna ultima modifica: 2018-03-06T17:08:58+00:00 da Marco Michieli

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