Si può evitare il requiem mozartiano per le sinistre?

Discussione solo agli inizi. Il Pd potrebbe scegliere l’opposizione e Gentiloni, Liberi e uguali potrebbe ripensare tutto. C’è forse un anno o due di tempo
scritto da ALDO GARZIA

E se avesse avuto ragione Fausto Bertinotti nel consigliare alla sinistra della sinistra di “saltare un giro” elettorale per dedicarsi al ripensamento teorico e al radicamento sociale? Visti i risultati (1,5 Potere al popolo; 3,2 Liberi e uguali), il dubbio si insinua. Più difficile accettare le conclusioni di Bertinotti dopo il voto: “La sinistra è morta, non c’è più” (Corriere della Sera).

Ciò che resta delle sinistre, ragiona invece in queste ore su una previsione di medio periodo: quasi impossibile formare una maggioranza dal respiro lungo, quindi – dopo una soluzione transitoria che ora è difficile immaginare – si tornerà al voto nel giro di uno o due anni. Un po’ come quello che è accaduto in Spagna qualche tempo fa. Intanto per la poltrona di presidente del Senato si pensa al leghista Roberto Calderoli, per quella di presidente della Camera al pentastellato Roberto Fico.

Cosa fare nel frattempo a sinistra per non essere spazzati via definitivamente dal futuro spareggio tra destra (capeggiata da Salvini) e 5 Stelle? La priorità – dicono i più saggi – è riorganizzare il campo dall’opposizione con idee inedite, uno straccio di coalizione (dipende dalla nuova legge elettorale), scelte sociali e organizzative, nuove facce viste le umiliazioni subite (D’Alema su un versante, gli ex ministri dall’altra) e – chissà – tornare a parlarsi dopo scissioni e flop elettorali.

Per il Pd, le prime emergenze sono il “dopo Renzi” e non cadere nella tentazione di un tandem di governo con i 5 Stelle. L’ex rottamatore sembra ormai intenzionato a passare la mano conservando tuttavia un’influenza sul dibattito interno (difficile immaginarlo solo come “senatore di Rignano”). I bookmaker accreditano perciò le buone quotazioni di Paolo Gentiloni per il ruolo di segretario, una scelta che metterebbe d’accordo tutte le componenti interne fino al neoacquisto Carlo Calenda e scommetterebbe sulle qualità di chi ha avuto la tempra di inventarsi premier e potrebbe inventarsi leader di partito.

Fatta la scelta di Gentiloni segretario (dall’Assemblea nazionale piddina o dalle primarie non si sa), si tratterebbe di ricominciare il cammino cercando oasi nel deserto: ricostruire il partito, dotarlo di alleanze credibili e di un programma basato sulla rilettura della società italiana, oltre che tentare di riaprire almeno il dialogo a sinistra. Le avvisaglie di un percorso possibile verranno dalla riunione di Direzione di lunedì prossimo, se non prevarrà il semplice istinto di autoconservazione.

@civati “Qui abita un antifascista. Abbiamo anche la Costituzione, nel caso voleste leggerla. #Antifa #Antifascista #Costituzione”

In Liberi e uguali domina la fase del silenzio. Pippo Civati – non rieletto – ricorda tutte le scelte sbagliate fatte fin qui, comprese la compilazione burocratica delle liste (il manifesto 7 marzo).

Nicola Fratoianni, su facebook, scrive:

Il risultato è più che deludente per noi… il confronto deve essere collettivo.

Fa eco Pierluigi Bersani, sempre su facebook, col suo linguaggio metaforico e criptico:

Nemmeno noi, in pochi mesi, abbiamo trovato la soluzione. Ma almeno abbiamo visto per tempo il problema! Se nel mondo progressista si smette di negare il problema, una sinistra plurale potrà riprendere il cammino.

Pietro Grasso è silente, come altri personaggi di rilievo. Silenziosissimo D’Alema, che fa sapere di volersi dedicare “allo studio e alla formazione” di cui c’è necessità per ripensare tutto.

E’ presto per fare scommesse o sul rilancio o sull’implosione del progetto di Liberi e uguali. Troppo improvvisata e superficiale una discussione che sembra incentrarsi inizialmente su “non siamo stati abbastanza alternativi al Pd” e su “che fine hanno fatto i No al referendum costituzionale renziano?”, dal momento che pure in Lombardia la versione sinistrissima anti Gori ha ricevuto un ben misero 2,5 per cento e che nella vittoria del No a voler ben vedere c’era molto voto di Lega, 5 Stelle, rifiuto della politica tout court e non solo difesa democratica della Costituzione.

I 5 Stelle sono apparsi indubbiamente più radicali e alternativi di Liberi e uguali o di Potere al popolo, con la loro identità né di destra e né di sinistra, oltre che non ideologica.

Ci sono forse uno o due anni per correre ai ripari ed evitare che abbia avuto ragione un’altra volta Bertinotti nell’intonare il requiem mozartiano in onore della sinistra che fu.

Si può evitare il requiem mozartiano per le sinistre? ultima modifica: 2018-03-08T18:20:16+00:00 da ALDO GARZIA

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