Pensare globale contro le semplificazioni del fanatismo

Riflessioni sul terrorismo contemporaneo, nelle sue varie forme, rileggendo "Sette lezioni sul pensiero globale" del pensatore francese Edgar Morin
scritto da ANDRÉ-YVES PORTNOFF

Sette sparatorie micidiali nelle scuole americane durante le prime sette settimane del 2018! Diciassette persone ammazzate a Parkland il 15 febbraio scorso. Da un giovane violento, appassionato di armi e simpatizzante di un gruppuscolo che esalta la superiorità della cosiddetta razza bianca. Il massacro di Parkland è doppiamente simbolico. Come molti altri attacchi estremisti in Europa, poteva essere evitato se solo i responsabili della sicurezza agissero di concerto e non in corpi ognuno separato dall’altro. Questa è una delle conseguenze di un pensiero e di una visione frammentate che impediscono di percepire le realtà complesse.

Ma la violenza omicida nelle scuole è anche simbolica perché questi drammi hanno luogo proprio là dove si dovrebbe educare i futuri adulti in modo che non diventino terroristi.

Edgar Morin ha moltiplicato gli allarmi da anni. Aldo Manuzio, il creatore dell’editoria moderna, sosteneva che solo la lettura di buoni libri può bloccare la barbarie. Oggi, questo è ancora più vero. È necessario leggere e rileggere “Sette lezioni sul pensiero globale” (Raffaello Cortina Editore. 2016). In questo libro, più attuale che mai, Edgar Morin spiega che tutto passa per la scuola: il passato dimostra che

la repressione poliziesca e i dispositivi legislativi che limitano le libertà hanno i loro limiti.

Peraltro, queste misure potrebbero finire in mani “cattive” e “autorizzare la peggiore arbitrarietà”.

Anche quest’ammonimento diventa ancora più di attualità con l’evoluzione politica europea. Edgar Morin ribadisce la necessità di “educare alla pace per resistere allo spirito della guerra” e di insegnare che “la conoscenza è soggetta all’incertezza e all’errore”; perché il fanatismo, forma estrema dello spirito di guerra, è portato

dalla certezza della verità assoluta, dalla convinzione di agire per la causa più giusta e dalla volontà di distruggere come nemici coloro che si oppongono a lui (…) coloro che appartengono a una comunità considerata perversa o dannosa o addirittura di non credenti (considerati come empi).

Tre costanti di tutti i fanatismi

Secondo Edgar Morin,

il fanatismo è ovunque e ha sempre una struttura mentale, [con le tre perversioni della conoscenza] essenziali per la formazione di qualsiasi fanatismo: il riduzionismo, il manicheismo, la reificazione.

La scuola deve e può sradicare queste perversioni.

Il riduzionismo conduce a giudicare una persona sulla base di alcuni tratti superficiali e a “ridurla alla sua parte peggiore”. Il manicheismo si diffonde e si sviluppa sulla scia del riduzionismo. Esiste solo la lotta del bene assoluto contro il male assoluto. Poi interviene in un gruppo un processo mentale di reificazione:

L’ideologia o il credo religioso, mascherando la realtà, diventa per lo spirito fanatico, la vera realtà, imponendo sottomissione, sacrificio, omicidio.

Cosi si sono sviluppati i fanatismi e i massacri nazisti, stalinisti, maoisti e quelli commessi dai piccoli gruppi che, in piena pace,

hanno perpetrato attacchi rivolti non solo a persone ritenute responsabili dei mali della società, ma anche, senza discriminazione, ai civili.

La banda di Baader in Germania, le brigate rosse e gli stragisti neri in Italia, i separatisti baschi in Spagna, hanno agito e ammazzato cosi.

Per combattere queste derive, è più che urgente integrare “nel nostro insegnamento, dal primario all’università”, la “conoscenza del sapere” e il pensiero complesso. Perché la conoscenza è rilevante solo se ci si sforza di “vedere le cose nel loro contesto, osservandole nelle loro molteplici sfaccettature, superando l’atteggiamento partigiano o binario (buono/brutto, gentile/cattivo…).

In altre parole, abbiamo bisogno d’un pensiero globale che scruti la complessità e non la mutili con approcci binari, dove tutto è bianco o nero; occorre un pensiero che non decomponga tutto in visioni parziali, in particolare la natura dell’essere umano.

Questo non è il requisito di intellettuale sognante, ma d’un testimone realista: troppi esseri umani non riconoscono l’umanità dell’altro. Per questo il fondamentalismo islamico commette massacri quasi quotidiani; per questo, anche, molti altri atti barbarici sono perpetrati nel mondo: gli agenti di polizia americani, in maggior parte cristiani, abbattono, in uno stato democratico, quasi una persona al giorno, colpevole di essere nero.

Edgar Morin

Ma “se non insegniamo agli umani quello che sono, (…) manca la conoscenza di sé”, spiega Edgar Morin. Perché

l’umano, la sua unità e la sua diversità sono nascosti, ignorati, dimenticati nella nostra conoscenza e nel nostro insegnamento,

a causa d’un modello mentale che cede alla facilità di scindere la realtà per descriverla. L’insegnamento è frammentato come se la giustapposizione di visioni parziali, che s’ignorano l’una l’altra, potesse dare allo studente, al ricercatore, al cittadino, una percezione dell’insieme complesso che è un essere umano. L’uomo è studiato separatamente, come individuo, come membro di una società e come essere biologico.

Questo provoca “una disgiunzione drammatica nel nostro sistema educativo” e tra i ricercatori. La sociologia tende a considerare gli individui come soltanto determinati dai processi sociali, e la psicologia, con l’eccezione della psicologia sociale, fa un errore inverso, ignorando le interazione tra società e individuo. L’umano è anche il risultato di processi biologici; pero non possiamo essere ridotti ad una somma di molecole o cellule o persino al nostro patrimonio genetico.

In qualsiasi sistema complesso, il tutto è il risultato di una serie d’interazioni continue, non è la somma delle parti. Pertanto, il nostro insegnamento continua a fornire visioni parziali che s’ignorano a vicenda mentre

le tre nozioni d’individuale, di sociale e di biologico sono inseparabili, l’uno non può funzionare senza gli altri.

Ritrovare la dolcezza nelle relazioni

È quindi necessario riformare profondamente la scuola. Edgar Morin s’impegna a ripeterlo e spiega che il pensiero complesso è l’anticamera della solidarietà perché rende evidente le nostre interdipendenze.

La scuola dovrebbe insegnare già nelle piccole classi a lavorare insieme, quindi ad accettare e sfruttare le differenze degli altri.

Sempre più studi dimostrano l’importanza economica della tolleranza, perché la diversità, soprattutto nel management, favorisce la creatività, l’innovazione, rafforza l’intelligenza collettiva ed è correlata a migliori risultati economici. I bambini dovrebbero imparare ad accettare e rispettare la differenza di genere, invece di essere incoraggiati a perpetuare degli archetipi caricaturali.

Edgar Morin

Il filosofo Laurent Bibard, che dirige la cattedra Edgar Morin della complessità all’Essec (una delle principale scuole di commercio francese), dimostra che questo contribuisce anche alla produzione di terroristi (“Terrorisme et féminisme – Le masculin en question”Editions de l’Aube, 2016). Secondo Laurent Bibard, il terrorismo rappresenta una forma di deviazione del modo maschile d’essere nel mondo.

Siamo di fronte a ritorni arcaici della violenza di certi maschi contro le donne. La scuola potrebbe aiutare a ritrovare la dolcezza nelle relazioni insegnata da alcuni filosofi greci. Preparerebbe una società migliore insegnando a essere moderati con gli altri, a non richiedere dagli altri una perfezione irraggiungibile per noi, esseri umani. E Laurent Bibard insiste sulla necessità d’aiutare i giovani a fare la differenza tra realtà e finzione: sotto l’influenza dei videogiochi realistici, certi giovani rischiano d’ammettere nella vita reale le atrocità che hanno visto troppo spesso sui loro schermi.

Il cancro del re denaro

Tuttavia Edgar Morin non dimentica un altro elemento del problema, che anche papa Francesco ha coraggiosamente spiegato:

Il terrorismo cresce quando non c’è un’altra opzione… quando si mette al centro dell’economia mondiale il dio denaro e non l’uomo e la donna, questo è già un primo terrorismo.

Per Edgar Morin, che denuncia anche lui il dio denaro, accanto alla barbarie del terrorismo fanatico, esiste

un secondo tipo di barbarie, sempre più egemonico nella civiltà contemporanea, (…) quello del calcolo. Non solo tutto è calcolo e cifre (profitto, utili, Pil, crescita, disoccupazione, sondaggi …), non solo anche gli aspetti umani della società sono ridoti a calcoli e cifre, ma tutta l’economia è ridota a calcoli e cifre.

Si noti che in Europa, degli esperti pretendono misurare con cifre il capitale immateriale, quel che è un’assurdità, poiché questo capitale è per definizione soggettivo e contestuale. Einstein avrebbe detto che “ciò che conta di più è quello che non contiamo”.

L’economia mondiale è malata, secondo Edgar Morin, di “una specie di tumore: la dominazione del capitale finanziario speculativo”. In nome della competitività, i dipendenti sono oberati di lavoro e licenziati senza limiti. Anche la farmacia, che dovrebbe essere l’industria della salute, “soffre di corruzioni interne”.

L’urbanizzazione massiccia produce città irrespirabili e aumenta la miseria, mentre continua “la devastazione ecologica della pianeta”.

A causa di una mentalità binaria e quantitativa, poniamo domande sbagliate: “Crescita o decrescita”. Mentre si dovrebbe scegliere la “crescita di un’economia del bene pubblico, della solidarietà” e la “decrescita dell’economia della frivolezza”, delle mistificazioni pubblicitarie che ci fanno accettare l’obsolescenza programmata. Questo implica “un’educazione al consumo”.

Edgar Morin

La battaglia per uno sviluppo qualitativo e pacifico potrà essere vinta solo quando un numero sufficiente di statisti capirà che

l’ideale di consumo, supermercati, guadagni, produttività e Pil non può soddisfare le più profonde aspirazioni dell’essere umano

e provocherà sempre rigetti violenti.

Ma questi dirigenti dovrebbero avere una visione a lungo termine e conservare, per agire, abbastanza coraggio di fronte ai corruttori.

In un altro libro (“La nostra Europa”, Raffaello Cortina Editore), Mauro Ceruti e Edgar Morin hanno osservato che la maggior parte dei nostri politichi conserva una visione binaria che impedisce loro di percepire i problemi reali a cui dobbiamo fare fronte. Così i dirigenti prendono, sotto la pressione dell’urgenza e del breve termine, decisioni che chiamano “tecniche”, dettate da esperti tecnocrati troppo spesso legati agli interessi di lobby o di organizzazioni mafiose.

Pensare globale contro le semplificazioni del fanatismo ultima modifica: 2018-03-12T23:30:32+00:00 da ANDRÉ-YVES PORTNOFF

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