Perché Le Pen cambia nome al suo partito

Rebranding, nuove alleanze, difesa dell’identità e del modello sociale francese. Il Front National - ora Rassemblement National - punta a diventare la principale forza della destra. Tra Steve Bannon e Marion Maréchal-Le Pen.
scritto da Marco Michieli

[PARIGI]

Sono i giorni della svolta per il Front National, che mette in soffitta il vecchio nome del partito. Una volta ratificato dai militanti, il nome della nuova formazione politica sarà Rassemblement National, come annunciato ieri da Marine Le Pen al congresso del partito a Lille. 

E l’ex candidata alla presidenziali ne sarà la leader indiscussa. Il congresso ha infatti definitivamente messo fine alla presidenza onoraria di Jean-Marie Le Pen, che era riuscito a mantenere il ruolo grazie ad un ricorso alla giustizia. 

I ponti col vecchio frontismo sono tagliati. Almeno esteriormente.

Il cambio del nome era stato annunciato subito dopo le elezioni legislative della scorsa estate e l’idea si era rafforzata sempre più, fino allo scorso novembre quando fu inviato un questionario consultivo ai 51.000 iscritti e a cui hanno risposto in 27.000. 

Di questi il 52 per cento si è poi espresso per il cambio del nome, una stretta maggioranza, che in molti nel partito hanno contestato. In ogni caso sarà organizzato un voto via posta tra tutti gli iscritti per confermare o rigettare la proposta di Marine Le Pen.

L’obiettivo del cambio del nome l’ha dichiarato Marine qualche giorno fa, in un’intervista su France2:

Il Front National è diventato adulto […] è passato da un partito di protesta ad un partito di opposizione e di governo […] cambiare il nome è uno dei modi per farlo sapere in giro.

Non rinnega nulla Marine Le Pen di un partito che ha una storia “epica e gloriosa” ma

lo sappiamo tutti che per molti francesi il nome è un freno psicologico. La parola “fronte” implica un’idea di opposizione, allora giustificata […] ma se vogliamo governare dobbiamo sostenere questo cambiamento, per i francesi e per tutti coloro che condividono il nostro amore per la Francia.

Il Front National vuole e deve diventare un partito di governo e per farlo “deve acquisire anche la cultura delle alleanze”. Un cambiamento di nome che non significa tuttavia un cambio di linea politica, ha tenuto a precisare la presidente del partito. 

Il Front National cammina su due gambe: la difesa dell’identità, della cultura francese, della sicurezza, della lotta contro l’immigrazione e la difesa di un modello sociale, della solidarietà nazionale e soprattutto della sovranità nazionale.

I questionari inviati dal partito ci descrivono anche una base che sta cambiando profondamente. 

Il questionario chiedeva infatti agli iscritti di esprimere delle posizioni rispetto ai grandi temi nazionali: pena di morte, immigrazione, ambiente, Europa, ecc…. Se il 67 per cento dei militanti si è dichiarato favorevole all’uscita dall’euro, tuttavia una maggioranza ancora più grande (73 per cento) non la considera una questione prioritaria per la Francia, avallando la nuova linea europea di Marine. I militanti rimangono però favorevoli ad un referendum sull’appartenenza della Francia all’Unione Europea. 

E poi vi sono molte sorprese. 

I militanti sono ostili al ristabilimento della pena di morte, uno dei punti cardine del programma frontista, sin dalla sua nascita. Si oppongono all’imposizione di un divieto all’eutanasia. Le stesse unioni civili tra omosessuali non rappresentano più un problema. 

Rimane invece la forte opposizione alla procreazione assistita e alla surrogazione di maternità. E vogliono la scuola al centro dell’azione politica: no ai repas de substitution (pasti scolastici senza carne di maiale), si al ritorno delle uniformi nelle scuole elementari, si all’obbligatorietà del servizio militare e/o civile.

Quella che sta facendo Marine Le Pen non è un’operazione senza rischi. Cerca di fornire nuovi spazi di manovra al partito che si è trovato in un vicolo cieco, senza alcun serbatoio di voti a cui attingere tra i due turni delle presidenziali.

E il cambiamento avviene in una fase di estrema debolezza della leader frontista. Si confronta con la figura della nipote, Marion Maréchal-Le Pen, che non è presente e non fa politica attiva ma che tutti invocano. Ha subito la scissione dell’ala sovranista del suo ex braccio destro, Florian Philippot. È stata criticata da molti per la gestione disastrosa della campagna elettorale e soprattutto del dibattito presidenziale con Emmanuel Macron.

Inoltre i sondaggi non sono buoni. Secondo un’indagine Ifop per il Journal du dimanche, solo il 39 per cento dei francesi sostiene una candidatura di Marine Le Pen alle prossime presidenziali (erano il 41 a settembre 2017).

I primi test saranno comunque le comunali. E sopratutto le elezioni europee del 2019, dove Marine Le Pen intende verificare se la nuova strategia avrà qualche successo. 

È stata tuttavia la presenza di Steve Bannon ad attirare l’attenzione dei media francesi e stranieri. L’ex consigliere di Donald Trump è stato l’invitato d’onore e a sorpresa del congresso frontista. Un caso – il congresso coincideva con il tour europeo di Bannon – ma anche il frutto della preparazione dell’evento di Louis Aliot, il compagno di Marine Le Pen. 

Per trenta minuti Steve Bannon ha definito la linea politica del movimento populista mondiale.

Marine Le Pen ha perfettamente ragione nel dire che non possiamo più guardare alla politica oggi in termini di destra e sinistra […] l’abbiamo appena visto in Italia, l’abbiamo visto negli Stati uniti nel 2016 […] Fate parte di un movimento mondiale contro le elites e i mondialisti, un movimento più grande della Francia stessa, più grande dell’Italia, più grande della Polonia e dell’Ungheria, più grande di tutti questi. La storia è dalla nostra parte e ci guiderà di vittoria in vittoria: per questo hanno una così grande paura di voi.

Steve Bannon al Congresso del Front National

E poi tra gli applausi scroscianti ha continuato:

Vi siete battuti per la vostra libertà? Vi trattano da xenofobi. Vi siete battuti per il vostro paese? Vi chiamano razzisti. Ma il tempo di queste parole disgustose è finito. Lasciate pure che vi chiamino razzisti, xenofobi. Consideratelo un vanto. Perché noi diventiamo più forti ogni giorno che passa e loro si indeboliscono.

Il rapporto di Bannon con la famiglia Le Pen è recente. Più che per Marine, Bannon ha enorme stima per Marion Maréchal-Le Pen, verso la quale aveva già espresso il suo apprezzamento nel 2016 (“Marion è una stella nascente”). Ammirazione che ha manifestato anche più recentemente, quando Marion è stata l’invitata della Conservative Political Action Conference (Cpac), un appuntamento annuale tradizionale dell’ala più conservatrice del Partito  repubblicana. La nipote di Marine ha preso la parola dopo Mike Pence, il vice presidente degli Stati Uniti. Per Steve Bannon non c’è dubbio che 

il discorso di Marion sia stato il migliore dopo quello del presidente Trump. Un discorso elettrificante. Una delle personalità che mi hanno colpito di più. La Francia ha una grande fortuna ad averla.

Al congresso di Lille mancava però proprio Marion, reduce dal grande successo del tour americano. Un tour che ha creato notevoli problemi ai repubblicani moderati che non hanno digerito l’invito alla nipote di Marine. Pesa la linea diretta che la stessa Marion ha tracciato tra lei e il nonno (“Sono l’erede politica di Jean-Marie Le Pen”). Ma negli Stati Uniti Jean-Marie riporta alla memoria le dichiarazioni antisemite e negazioniste. E a molti repubblicani non piace questo “flirtare” con un partito che considerano di estrema destra.

Ma il tour americano preoccupa anche Marine Le Pen. Perché potrebbe essere l’inizio della sfida a cui molti vorrebbero assistere, soprattutto Jean-Marie Le Pen, “tradito” dalla figlia e che ora cerca “vendetta” politica tramite la nipote.

Marion Maréchal-Le Pen alla Cpac

Marion Maréchal-Le Pen ha in effetti fatto un discorso troppo politico per qualcuno che ha detto di voler lasciare la politica e a qualche settimana dal congresso del Front National. Un discorso centrato su una Francia un po’ diversa da quella che Marine sta proponendo. E con un partito molto diverso da quello che la zia sta cercando di ri-costruire.

Non mi sento offesa quando il presidente Donald Trump dice “America first”. Voglio la stessa cosa per la Francia […] se vogliamo riportare la Francia alla sua grandezza, dobbiamo difendere i nostri interessi economici sui mercati mondiali. Come voi, anche noi vogliamo che ci restituiscano il nostro paese.

Che oggi è nelle mani di altri, in particolare dell’Unione Europea

che sta cercando di uccidere lentamente le nostre nazioni millenarie […] io voglio solo che la mia nazione sopravviva […] dopo quarant’anni di immigrazione massiccia, di lobbismo islamico e di politicamente corretto, la Francia sta passando dall’essere la figlia prediletta della Chiesa alla piccola nipote dell’islam.

Al congresso di Lille, Marine ha giudicato come privo di qualsiasi importanza che la nipote punti a succederle, l’importante sono le idee, non il nome.

Qualche paura però forse c’è. E il nuovo partito dovrebbe consentire a Marine di allontanare lo spettro della successione (o della “congiura”).

Almeno per un po’.

Perché Le Pen cambia nome al suo partito ultima modifica: 2018-03-12T10:30:52+00:00 da Marco Michieli

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento