Il sisma PPK travolge la politica peruviana

Travolto dagli scandali e da una lunga crisi, il presidente eletto Pedro Pablo Kuczynski esce drammaticamente di scena
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Di fronte a questa difficile situazione che si è generata e che mi fa ingiustamente apparire come colpevole di azioni che non ho commesso, penso sia meglio che io rinunci.

Con questo breve messaggio televisivo esce di scena Pedro Pablo Kuczynski, presidente eletto del Perù, travolto da una lunga crisi che dura da mesi, drammaticamente accelerata dall’ultima mossa dell’opposizione fujimorista che ha reso pubblici martedì scorso alcuni video e audio che sembrano inchiodarlo.

Le registrazioni rese pubbliche martedì hanno avuto l’effetto di un lancio di un’atomica sul palazzo presidenziale in Plaza de Armas a Lima, e mostrano Kenji Fujimori assieme ad altri tre deputati mentre tentano di comprare il voto di alcuni colleghi al fine di evitare la destituzione del presidente.

Nei mesi scorsi Kuczynski era stato coinvolto nello scandalo Odebrecht, la società immobiliare brasiliana che ha corrotto un numero infinito di uomini politici sud e centro americani, finanziando spesso le loro campagne elettorali per essere eletti.

Uno scandalo che ha mietuto moltissime vittime, tra le quali il vice presidente dell’Ecuador, Jorge Glas, condannato a sei anni di carcere lo scorso dicembre, creatura politica di Rafael Correa inviso all’attuale presidente Lenin Moreno, che prima della condanna gli aveva tolto ogni delega.

Un’enorme chiazza di fango su cui è stato buttato un macigno che ha schizzato ovunque e chiunque, sporcando persino il premio Nobel per la pace dato al colombiano Juan Manuel Santos.

Proprio alla vigilia del voto con il quale il parlamento peruviano avrebbe votato la sua destituzione, Pedro Pablo Kuczynski ha gettato quindi la spugna, dimettendosi a poche settimane dall’ottava Cumbre de las Americas che si svolgerà nella capitale peruviana il 13 e 14 aprile prossimi.

Un’occasione in cui avrebbe potuto avere una visibilità internazionale, facendo sedere allo stesso tavolo Donald Trump e il vecchio patriarca Raúl Castro, impegnato in un lunghissimo addio alla presidenza, ma ben lungi dal lasciare le leve di controllo reale del paese che risiedono nella struttura militare e nell’impero economico ad essa legato.

Nicolás Maduro

Un evento da cui, vista l’imprevedibilità di The Donald, ci si può aspettare di tutto, anche per la confermata partecipazione del venezuelano Nicolás Maduro, che pure Kuczynski aveva fatto di tutto perché restasse a casa.
Proprio da questo è scattata l’istantanea solidarietà con il collega di Caracas da parte dei capi di stato dell’Alianza Bolivariana para América (ALBA), capeggiati da Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua. Quest’ultimo, per il forte debito con Chávez e Maduro, per i fiumi di denaro ottenuti in passato dal petrolio venezuelano. E per non compromettere ora le fiorenti esportazioni di carne e di prodotti alimentari che Managua spedisce nel tentativo disperato di mettere fine alla fame dei venezuelani.

Keiko Fujimori durante la campagna elettorale

I video e gli audio che hanno decretato la fine del presidente peruviano sono stati messi in circolazione da Fuerza Popular, capeggiata da Keiko Fujimori, ex candidata alla presidenza uscita battuta alle ultime elezioni, e accusano direttamente il di lei fratello Kenji.

Entrambi sono figli dell’ex presidente Alberto Fujimori, el Chino, in galera fino al 2032 per essere stato il mandante di venticinque assassinii e due sequestri durante il suo mandato presidenziale. Al quale Kuczynski aveva concesso l’indulto in virtù del suo stato di salute e soprattutto per tentare di ricomporre la frattura con Keiko e l’opposizione politica che rappresenta.

Se in parte l’operazione era riuscita con Kenji, che assieme ad altri nove colleghi lo scorso dicembre si erano ribellati alla direttiva di votare la destituzione di Kuczynski, di nessuna utilità è stata nei rapporti con Keiko, che non ha avuto alcuna remora ad incastrare il fratello. Proiettando sul paese sinistre ombre di faide famigliari, esasperate dalla situazione d’incertezza politica in cui il Perù viene precipitato.

Rientrerà di sicuro nelle decisioni che in questo caso si devono prendere, ma non è passata inosservata la misura presa dal governo mercoledì scorso, con la quale la polizia viene messa in stato di massima allerta a livello nazionale.

Un sintomo della situazione d’inquietudine che serpeggia nel paese, e che la possibile sostituzione del dimissionario con l’attuale primo vicepresidente Martín Vizcarra, non ha risparmiato. Purché, evidentemente, come pare del resto probabile, il Congresso accetti le dimissioni di Kuczynski.

Per quanto gli concerne, tutto era cominciato lo scorso dicembre quando è stato accusato da Odebrecht di aver preso, parte per interposta persona e parte quando era nel governo dell’ex presidente Alejandro Toledo, la somma di 4,8 milioni di dollari.

E onde evitare di dover trovarsi di nuovo davanti a un caso Toledo, l’ex presidente accusato di aver preso tangenti che si è rifugiato negli Usa e di cui è stata recentemente chiesta l’estradizione, la procura generale del Perù ha chiesto che a PPK, com’è normalmente chiamato il presidente dimissionario, sia precluso di lasciare il paese.

Quanto a quello che probabilmente sarà destinato a succedergli, pur essendo stato un uomo di punta della campagna di Kuczynski, fino ad ora non aveva ricoperto cariche di primo piano nella sua squadra di governo, essendogli stato affidato il ministero dei trasporti e della comunicazione, un incarico tutto sommato secondario. Oltre alla vice presidenza, s’intende.

Cinquantacinque anni, nato a Lima, laureato in ingegneria civile, Vizcarra ha fino a mercoledì alternato il suo incarico di vice presidente con quello di ambasciatore in Canada. Prima di assumere cariche politiche si è dedicato ai suoi interessi nel ramo delle costruzioni.

Una volta assunte, si è attirato più di qualche critica che lo accusa di aver sprecato risorse pubbliche per aiutare il settore economico delle costruzioni. Ora pare destinato a vivere una sorta di resurrezione politica assumendo un ruolo fondamentale nella profonda crisi che ha colpito il paese. Secondo costituzione potrebbe governare fino al 2021. Instabilità, profonde e radicali divisioni del parlamento, avvelenamento della vita politica del paese rendono davvero arduo un qualsiasi pronostico in merito.

Il sisma PPK travolge la politica peruviana ultima modifica: 2018-03-22T16:38:59+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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