Vincenzo Eulisse e il mondo sincronico: motivi veneziani

Nella serata inaugurale della sua mostra di opere recenti presso lo Spazio Micromega Arte e Cultura l'artista veneziano ha voluto raccontare il tempo del "C'era una volta la Galleria il Traghetto"
scritto da FRANCO AVICOLLI

Vincenzo Eulisse non ama l’ordine in generale, ma soprattutto non ama l’ordine che stabilisce gerarchie. Pertanto non ama neppure dimenticare volontariamente l’accaduto perché se così facesse dovrebbe riconoscere al tempo una qualità selettiva o anche una funzione ordinatrice che lo obbligherebbe a collocare il passato e il presente e forse anche il futuro su piani diversi, che è come stabilire una gerarchia di valori.

Insomma, la visione del mondo di Vincenzo Eulisse è fortemente legata al presente e un fatto accaduto in un tempo remoto ha un senso se è emozione, sorriso o lacrima, ma del presente. La sua pittura trova perciò la sua realizzazione nello spazio, una dimensione capace di accogliere tempi diversi che possono parlarsi, cose apparentemente distanti tra di loro, elmi di guerrieri e cavalli con le froge dilatate che a volte diventano pennacchi, personaggi della storia o dell’amata mitologia con armi da superuomo dei nostri giorni o comunque paludati con abbigliamenti di tempi che non sono i loro.

Il tutto con il segno pulito che evita ogni possibile confusione, con le cose che si riconoscono nella loro identità. Perché le cose, nel tempo di Eulisse, prendono vita nell’apparire dove vogliono restare per sempre. Il suo mondo è la celebrazione della contemporaneità che è il tempo dell’emozione e della conciliazione o, detto altrimenti, il luogo dove il suo talento può conciliare l’inconciliabile ed essere quell’ego che, se così non facesse, si sentirebbe perduto.

Di tale talentoso ecumenismo, Eulisse ha dato splendido esempio nella serata inaugurale della sua mostra di opere recenti presso lo Spazio Micromega Arte e Cultura in cui ha voluto raccontare al folto pubblico convenuto di artisti, amici e pubblico vario il tempo del “C’era una volta la Galleria il Traghetto” che era punto di incontro sotto la guida di Gianni De Marco, “un uomo che era arrivato dalla guerra e che della guerra non parlò mai”, a detta dell’artista che lo ha proposto con poche pennellate “il factotum di De Pisis che seguiva dappertutto per imparare”, il creatore della galleria “dove ci trovavamo tutti” da Gianquinto a Lollo De Luigi, a Carmelo Zotti, Riccardo Licata, Amedeo Renzini, Vittorio Basaglia, Carlo Tessarolo o Gino Scarpa, fra i tanti. E ci si confrontava sui grandi temi della pittura e su quelli specifici del momento che erano fondamentalmente l’astrattismo e la figurazione.

Ciò detto, Eulisse ha la sensazione di essere entrato in un campo dove “il Traghetto” e il suo creatore De Marco potrebbero perdere protagonismo e ritorna perciò sui passi dell’amico Gianni “davanti al quale si faceva la coda quando era il momento di pagare la bolletta del telefono”. Ma non era un’atmosfera da strapaese quella della Galleria il Traghetto perché De Marco era un protagonista che si sentiva tale con il protagonismo degli artisti e della pittura e ti chiamava per dirti “dai Eulisse, andiamo a mangiare fuori” con De Chirico o Carrà o Campigli o Sutherland che erano a Venezia e allora ti sentivi accomunato in un percorso che non era più quello del luogo fisico, ma del mondo grande dell’arte e ne traevi forza e sicurezza.

A questo punto sembra che l’artista veneziano stia vivendo un momento di nostalgia e “mi viene in mente il passato”, dice, come se stesse parlando d’altro, ma è per dire che di fronte a tanta grandezza “ho fatto cose stupide e ignobili” come credere che Stalin era un grande, “mentre era soltanto un delinquente”. E sono stato anche assistente di Vedova e sono stato con lui in Austria e ho imparato molto, dice ancora. “Poi ho comprato una moto russa con sidecar e mi sembrava di volare” e solo lui sa che cosa c’entra Vedova con la moto russa, ma il pubblico ride e ha la sensazione di essere con l’artista e la moto russa che naturalmente era rossa e rumorosa.

Toni Toniato teneva insieme quel mondo variegato di artisti dal temperamento bizzarro. “Dal mio canto, aggiunge, ho capito Pollock guardando il pavimento alla veneziana del bagno mentre ero seduto sul water.” E quindi ritorna alla pittura e ai pittori di Venezia e dice che vorrebbe scrivere un libro sul tema, “ma senza parlare di gondole” perché a Venezia “gli artisti oltre gli stili e le storie hanno elementi che li accomunano, come accade per Vedova e Borsato.” E quindi con le sue associazioni impossibili che riesce però a farti vedere, ricorda l’emiliano Fabrizio Plessi “l’unico che ha sentito la voce del moderno”, dice, “un vero naturalista moderno”. I pittori veneziani facevano anche altro, chiosa Eulisse come il grande Gino Rossi che vendeva stringhe per le scarpe a Treviso. Ma c’era un ambiente che accomunava i veneziani nell’arte e c’erano personaggi come Cardazzo che compravano quadri e se Dalì buttava un quadro in acqua alla Fenice, c’erano i gondolieri che lo raccoglievano e andavano a venderlo.

Dal racconto di Eulisse viene fuori una Venezia che nasce da dentro, che si riconosce nella convinzione di appartenere ad una dimensione del mondo che si ritrova attorno ad un progetto che non è solo artistico, che dispone di spazi e li offre, dove un artista si reca sapendo di trovare l’ambiente adatto che lo accoglie, lo aiuta a formarsi e a diventare quello che vuole essere sulla base solida di una storia che autorizza a credere.

E con casi emblematici come quello di Guidi che, accolto con una certa ostilità, trova a Venezia un ambiente recettivo che è capace di ascoltarlo ed essendo romano diventa poi “veneziano”. E quando guardi le prime opere di Santomaso, Gasparri, Morandi, Bruno Blenner o Saverio Rampin, capisci che essi sono decisamente guidiani, anche se nel tempo sono diventati altro o si sono corrotti, conclude Eulisse.

E così, pennellata dopo pennellata, figura dopo figura l’artista veneziano ricostruisce la sequenza vitale di una galleria di artisti dove c’è un Borsato che “ancora giovanissimo, faceva quadri impressionisti eccezionali”, o i dimenticati Boldrin e Cecchetto che anticipavano la Transavanguardia e lo spazialismo, o Raoul Schultz e Amedeo Renzini che occupavano tutti gli spazi della città con spettacoli improvvisati, con poesie e performance di vario genere. A conclusione Eulisse ricorda anche l’arte al femminile con Nicola Sene, Lalla Malvezzi, Gea D’Este e lamenta che nel mondo dell’arte moderna ci sono sempre meno donne e si sente che parlando d’arte si riferisce a Venezia.

Chiamato in causa, Toni Toniato è poi intervenuto per ricordare il ruolo storico di Venezia nella pittura e la sua improvvisa scomparsa nel racconto della storia della pittura a fronte di un’evidenza artistica che era forte e chiara tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso che registrano una grande produzione di pittura figurativa locale che gli storici hanno purtroppo collocato in una coda post ottocentesca di un “impressionismo lagunare” che era un movimento molto più ampio e articolato di cui furono rappresentanti significativi Gino Rossi e Gino Severini.

Oltre a Vedova o Santomaso, a Venezia ci sono importanti manifestazioni di una pittura che ha prodotto un rinnovato slancio artistico con pittori come quelli ricordati da Eulisse, ma anche con altri come Pizzinato, Colussi, Cavalletto, Carlo Hollesch, Bertinello, per citarne alcuni. Come non ricordare, continua Toniato, il Fronte Nuovo delle Arti o l’Ordine della Valigia o l’eterogeneo gruppo degli Spazialisti ? o il ruolo della Galleria di Santo Stefano o del Cavallino che ospitarono grandi artisti in una città che dava anche un senso alla storia della pittura? Che cosa può pensare un ospite che viene dagli Stati Uniti d’America e trova a Ca’ Pesaro opere di Andy Warhol e molto poco della pittura veneziana della seconda metà del secolo scorso? Dov’è mai finita la pittura di Venezia?

E si tratta di domande che vale la pena di porsi in una città che si svuota sempre più di ruoli o, ancor peggio, non riesce a riconoscersi e a darsi dei ruoli palesando un percorso verso il vuoto che potrebbe diventare voragine che tutto inghiotte.

[Vincenzo Eulisse, Opere recenti, Spazio Micromega Arte e Cultura, San Maurizio 2758]

 

Vincenzo Eulisse e il mondo sincronico: motivi veneziani ultima modifica: 2018-03-31T19:16:22+01:00 da FRANCO AVICOLLI

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1 commento

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Gianpaola 31 Marzo 2018 a 20:23

Complimenti…nuovi mondi che nasconde la nostra Venezia, tutti da scoprire….

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