“La vergogna d’aver perso la vergogna”

Nelle celebrazioni pasquali tre preghiere, tre momenti altissimi del papa, con una parola in cima a tutte le altre, nel venerdì della Via Crucis
scritto da RICCARDO CRISTIANO

Èstata una tre giorni di avvicinamento alla Pasqua tra le più importanti quella che papa Francesco ci ha consegnato e che va letta nel suo insieme. Tutto ovviamente comincia dalla commemorazione dell’ultima cena, quel rito della lavanda dei piedi che da quando c’è lui non si è più svolto in San Pietro ma nei luoghi di più acuta sofferenza, come il penitenziario romano di Regina Coeli dove Bergoglio si è recato giovedì trascorso. “Una pena che non è aperta alla speranza non è cristiana e non è cristiana”. Detto in un luogo che si chiama Regina Coeli ha ancora più valore. Quindi Bergoglio ha detto che chi comanda, sia dove sia, per essere un bravo capo, deve servire. Per quest’epoca segnata da giustizialismi e leaderismi di vario tipo non è un messaggio poco universale.

Poi ovviamente è arrivata la Via Crucis del Colosseo. C’è stata una parola in cima alle celebrazioni del Venerdì Santo. Questa parola è “vergogna”. È la parola chiave del breve discorso pronunciato da papa Francesco al termine della Via Crucis. Dopo le meditazioni scritte da giovani romani che hanno accompagnato il lento cammino della Croce lungo le quattordici stazioni la voce del papa ha indicato la santa vergogna a partire da quella per quei ministri che hanno tradito, ingannati dalla vanagloria. Poi la vergogna per le condizioni del mondo.

Le nostre generazioni stanno lasciando ai giovani un mondo fratturato dalle divisioni e dalle guerre; un mondo divorato dall’egoismo ove i giovani, i piccoli, i malati, gli anziani sono emarginati,

ha detto papa Francesco che ha dedicato alla “vergogna di aver perso la vergogna” la sua preghiera conclusiva. Davanti a coscienze addormentate e al profitto che divora il mondo c’è la speranza alimentata dalla Chiesa missionaria:

la speranza perché tanti missionari e missionarie continuano, ancora oggi, a sfidare l’addormentata coscienza dell’umanità rischiando la vita per servire te nei poveri, negli scartati, negli immigrati, negli invisibili, negli sfruttati, negli affamati e nei carcerati; la speranza perché la tua Chiesa, santa e fatta da peccatori, continua, ancora oggi, nonostante tutti i tentativi di screditarla, a essere una luce che illumina, incoraggia, solleva e testimonia il tuo amore illimitato per l’umanità, un modello di altruismo, un’arca di salvezza e una fonte di certezza e di verità.

È la Chiesa di Gesù così come la vede e definisce Jorge Mario Bergoglio, cioè una Chiesa in uscita, la Chiesa che completa la transizione e definisce la sua scelta ormai non più di transizione ma di definizione del suo nuovo ordine post-costantiniano. Un discorso che ricorderemo a lungo, per il suo valore culturale: è cominciata l’epoca compiutamente post-costantiniana, quella avviata dal giorno in cui Paolo VI, durante il Concilio, rinunciò alla tiara del Triregno, per mai più riprenderla. Era la tiara papale formata da tre corone simboleggianti il triplice potere del papa; padre dei re, rettore del mondo, vicario di Cristo.

Sabato sera, in San Pietro, Bergoglio, nell’omelia della Veglia, ha ricordato che quelle della sera del sabato santo sono le ore dei tradimenti, dei silenzi dei discepoli, le ore dei discepoli frastornati. È la notte, ha proseguito, del discepolo “intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare.” Chi non deve riconoscersi in questo discepolo? Pochi!

Questo è il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli.

Ma la pietra del sepolcro per Bergoglio ha gridato davvero, “annunciando a tutti una nuova vita”. Dunque la vera novità della Pasqua è rinnovamento, nella consapevolezza che “di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio.” I falsi testimoni parlarono, i discepoli tacquero.

A quei mesti critici che gli rimproverano di parlare poco di Dio, a lui che ogni giorno parla della misericordia di Dio, della tenerezza di Dio, dell’amore di Dio, e non della sua ira, delle sua supposta ferocia, Bergoglio ha offerto l’opportunità di capire cosa sia il cristianesimo.

Tre omelie, tre preghiere, tre momenti altissimi per dare una bussola nuova a tanti in un mondo dove aumentano gli intirizziti, paralizzati.

Le immagini sono tratte da @guidomarini_fan

“La vergogna d’aver perso la vergogna” ultima modifica: 2018-04-01T18:14:33+01:00 da RICCARDO CRISTIANO

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