Ornella Vanoni, miracolo a teatro

Sessant’anni di carriera, voce inconfondibile, simpatica e ammaliante, presto in tournée con Patty Pravo. Il racconto dell’ultimo concerto a Roma
scritto da ALDO GARZIA

Chi giovedì scorso ha riempito la Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma ha assistito a un miracolo. Un’aristocratica signora milanese di più di ottant’anni ha incantato il pubblico con il repertorio di una carriera lunga sessant’anni, accompagnandolo con timbro di voce inconfondibile rimasto costante nel tempo, con movenze e stile ammalianti, parlando di sé con simpatia e indulgenza, rivelando tanta ironia. Uno spettacolo nello spettacolo. Ornella Vanoni ha mostrato di divertirsi ancora a stare sul palcoscenico, a essere oggetto di applausi e grida di approvazione. Quando, per esempio, le ho gridato “Mitica!” alla fine di una canzone, mi ha risposto sorridendo: “Che dici? I miti sono morti, io sono viva. Non vedi?”. Mi è arrivato in soccorso un signore:

Non tutti i miti sono morti. Tu sei mitica e grandissima. Sei qui con noi.

Il segreto del miracolo – come ha rivelato lei stessa – sta nell’adrenalina che si produce ogni volta di fronte al pubblico:

Per oltre vent’anni ho sofferto d’insonnia, ero terrorizzata dal giudizio degli altri.

Sembra impossibile, rivedendola oggi, che sia andata così.

Il concerto si avvia con due pezzi forti, “Ma mi” e “Le mantellate”. Sono le canzoni che l’additarono come “la cantante della mala” agli inizi – era il 1956 – di una carriera longeva come nessun’altra. Merito iniziale del regista Giorgio Strehler che la notò tra le ragazze del Piccolo Teatro, dove si era iscritta a un corso di recitazione. Ornella, figlia di una famiglia borghese milanese, reduce da collegi svizzeri, francesi e inglesi dove ha imparato lingue e buone maniere – per la verità – non aveva grilli per la testa e avrebbe voluto fare l’estetista. Però il geniale Strehler finì per innamorarsene tirandole fuori il talento nascosto e facendole interpretare perfino Bertold Brecht, pur avvertendola che difficilmente avrebbe superato una congenita timidezza. Si sbagliava.

Con Giorgio fu un amore che fece scandalo per la differenza di età, perché lui era sposato, perché a quei tempi non esisteva il divorzio e perché era di sinistra,

racconta Ornella tra una canzone e l’altra dicendosi contenta di averlo smentito.

con Giorgio Strelher

Le prime incisioni con la Ricordi arrivarono già nel 1958.
Nel 1960 arriva invece l’incontro, non solo artistico, con Gino Paoli che scrive il suo ritratto con “Senza fine” per parlare delle sue “mani, mani lunghe, mani senza fine”. Ornella supera così il cliché di “cantante della mala”. Nel concerto all’Auditorium, omaggia Paoli con una magistrale interpretazione di “Cosa c’è”, altro capolavoro paoliano, oltre all’immancabile “Senza fine”.

Poi inizia a cantare la serie di successi senza tempo: “L’appuntamento” (testo tradotto da Bruno Lauzi su originale di Roberto Carlos), “Tristezza” per ricordare la collaborazione con Vinicius de Moraes e Toquinho, “Domani è un altro giorno”, “Di più”, “Dettagli”, “Rossetto e cioccolato”, eccetera eccetera. Non manca qualche pezzo jazz per segnalare una vecchia passione che la bravissima band accompagnatrice esalta. Qui e là si sente la mano degli arrangiamenti dell’indimenticabile Sergio Bardotti e di Mario Lavezzi. Poi Ornella chiama sul palco Bungaro, coautore e cointerprete all’ultimo Sanremo della deliziosa “Imparare ad amarsi”. Scroscio di applausi.

con Gino Paoli

Subito dopo inizia l’omaggio agli amici cantautori: “Vedrai, vedrai” (Tenco), “Caruso” (Dalla), “Vengo anch’io” (Jannacci), “Io che amo solo te” (Endrigo). Verso il finale del concerto c’è un’attualissima versione di “Destra-sinistra”, canzone in cui Gaber aveva segnalato in tempi non da Cinque Stelle il rischio della scoloritura delle differenze e dell’omologazione. Ornella, che interpreta il pezzo con voluta civetteria alludendo all’attualità, non ha mai nascosto in passato, da buona aristocratica milanese, le sue simpatie per Bettino Craxi e Letizia Moratti.

Lei, a suo modo, è stata comunque sempre progressista.
L’ascolti ancora una volta in concerto e capisci perché Ornella Vanoni è un mito che divide l’Italia. Vanoni o Mina? Come Coppi o Bartali, Gina Lollobrigida o Sophia Loren, Mazzola o Rivera, Pietrangeli o Panatta. Mina e Vanoni hanno perfino duettato scherzosamente tempo fa in un pezzo dal titolo “Amiche mai” per sottolineare la propria rivalità. La prima ha deciso di regalarci solo la sua voce, continuando a incidere cd ma non volendo apparire in pubblico. La seconda si concede senza risparmio come all’Auditorium di Roma. Ornella si è raccontata pure in due libri, “Una bellissima ragazza” (Mondadori, 2011) e “Piccole storie” (Perrone, 2014). Vanoni e Mina, sono due modi diversi di farsi amare.

a sinistra Aldo Garzia. A destra due immagini del concerto all’auditorium Sinopoli

clicca qui per vedere un breve video del concerto romano

La “scuola” iniziale con Strehler si nota anche oggi. C’è nel modo di cantare della Vanoni una teatralità interpretativa unica. Lei ha fatto molto teatro: debutto con “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, poi “Rugantino” di Garinei & Giovannini, “L’idiota” di Marcel Achard, “La fidanzata del bersagliere” di Edoardo Anton, collaborazioni teatrali con Walter Chiari, Giorgio Albertazzi, Gigi Proietti. La lista è lunghissima. Tanti Festival (otto partecipazioni a quello di Sanremo), ma solo una vittoria con “Tu sì ‘na cosa grande” in coppia con Domenico Modugno al Festival di Napoli del 1964.

Ornella bambina. Foto icona del suo account twitter

Chi la segue da decenni apprezza e un po’ invidia il modo con cui ha saputo invecchiare. Lei che in altre epoche giocava nei suoi concerti con il fare sexy, provocante e seduttivo (è stata una donna molto corteggiata), ora ha sostituito quelle armi con la voglia di raccontarsi per il semplice piacere di stare sul palco e ricevere gli applausi che sono l’elisir senza il quale il miracolo non si compie. Il pubblico alla fine del concerto è tutto in piedi per la stand ovation. Lei si compiace e saluta concedendo i bis di rito.

Accanto a me, in platea, c’è stata per tutta la sera una eterea Patty Pravo nascosta da un cappellone nero di lana che si spellava le mani e ogni tanto si lasciava andare a commenti entusiastici ad alta voce. Non ce la faccio a resistere: “Nicoletta, si dice che tu e Ornella farete dei concerti insieme. Saranno di sicuro degli eventi”. Lei replica biascicando come al solito prima di andare a salutare Ornella in camerino: “Sì, grazie… Veniteci a vedere”. Quelle due signore sul palcoscenico ne combineranno delle belle.

Ornella Vanoni, miracolo a teatro ultima modifica: 2018-04-01T20:40:39+02:00 da ALDO GARZIA

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