La sorte di Lula è la sorte del Brasile

Il tribunale supremo respinge la richiesta di sospensione della pena per l’ex presidente, che resta in cima ai sondaggi. Paese lacerato. Pesante uscita del comandante dell’esercito Eduardo Villas Bôas
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

La presunzione d’innocenza che vale per tutti non ha trovato applicazione nel caso di Lula, come twitta Gleisi Hoffman, presidenta del Partito dei Lavoratori, o è la chiara dimostrazione che la legge vale per tutti, come sostiene Rodrigo García, del Partito democratico?

Così ancora una volta si divide in due il paese, a pochi minuti dalla sentenza emessa poco prima dell’una del mattino di oggi, ora brasiliana, riguardo alla richiesta di habeas corpus presentata dalla difesa di Lula da Silva, condannato a dodici anni di carcere per tangenti.

Nella fattispecie l’ex presidente è accusato di aver ricevuto un appartamento con relative ristrutturazioni da parte dell’azienda di costruzioni Oas, e di averla favorita in seguito mediante contratti. Se si vuole, un episodio tutto sommato minore del ben più grande scandalo conosciuto come Lava Jato, che ha coinvolto un po’ tutta la classe politica al governo.

Dopo una lunghissima camera di consiglio durata dodici ore, il tribunale supremo brasiliano ha respinto con sei voti a favore e cinque contrari la richiesta di sospensione della pena per l’ex presidente al quale ora rimane la possibilità di presentare ricorso entro il 10 aprile prossimo, più una formalità che altro, per evitare di finire in carcere.

Con la decisione di stanotte del tribunale supremo, Lula può cominciare a scontare la pena alla quale è stato condannato senza dover attendere che sulla sua vicenda processuale abbiano ad esprimersi gradi superiori di giudizio. E ora pare abbastanza probabile che Sergio Moro, il magistrato che lo aveva giudicato lo scorso luglio, emetta il provvedimento di carcerazione.

Lula e Gleisi Hoffmann

Infatti, secondo gli esperti di diritto brasiliani, la possibilità che il suo ricorso possa essere accolto il 10 di aprile sono minime, il che dovrebbe comportare che Lula dovrà interrompere il suo peregrinare per il paese a far campagna per la sua ricandidatura alle presidenziali di ottobre, dove rimane pur sempre il favorito se i sondaggi dicono il vero.

Sostenuto da frequenti manifestazioni di piazza ma spesso anche contestato violentemente nel suo recente tour elettorale al sud del paese dagli avversari che lo vogliono in carcere per lo scandalo, per Lula la strada sembra farsi in salita, contemplando il suo partito l’opzione che la campagna possa continuare con lui in galera. Almeno fino a quando gli sarà consentito di essere candidato.

Alto Comando do Exército formato dal Comandante dell’Exército Brasileiro General Eduardo Villas Bôas e da sedici generali quattro stelle

È solo di ieri la pesante uscita del comandante dell’esercito Eduardo Villas Bôas, con la quale a nome dei militari ha voluto condividere quello che per lui è il desiderio dei cittadini che non accettano l’impunità per nessuno e vogliono sia rispettata la costituzione.

Una mossa che è stata interpretata da molti come una chiara ingerenza politica da parte del capo delle forze armate, che ha messo fine alla propria imparzialità, di fatto schierandosi. E ha proiettato ombre sinistre sulla vita politica del Brasile che ad alcuni hanno fatto venire in mente i tempi bui del 1964.

Tuttavia la decisione di stanotte del tribunale non toglie a Lula fin da ora la sua possibilità di correre per le presidenziali, dato che la valutazione delle candidature è fissata ad agosto 2018. Quando è ipotizzabile che verrà scartato in virtù della legge che impedisce la candidatura di persone che siano state condannate in appello.

E già fin da ora i suoi simpatizzanti nel paese e fuori, come ha prontamente twittato, tra gli altri, Evo Morales da La Paz, vedono nella sua vicenda un affronto alla democrazia, in primo luogo per la grande popolarità di cui ancora l’ex metalmeccanico gode in Brasile.

Tutto tranne che rassegnato, ai suoi Lula suole ribadire che la battaglia non sarà facile e che “sta bene se perdiamo un giro, ma non possiamo perdere la volontà di lottare”. Fino a dichiarare, da vero vecchio leone ferito, che “se vogliono battermi, devono scontrarsi con me nelle strade di questo paese”.

Conscio della sua enorme popolarità in un paese in cui pare non esserci credibile alternativa e in cui i giovani sembrano sempre più disponibili al messaggio delle destre, Lula è quanto mai impegnato in una lotta in cui i destini del paese si confondono con la sua salvezza politica e la sua stessa libertà personale.

Una situazione di sempre maggiore radicalizzazione dello scontro politico che rischia di mettere pericolosamente a rischio le stesse istituzioni democratiche e in cui al momento non sembra esserci margine per dialogo e ragionevolezza.

La sorte di Lula è la sorte del Brasile ultima modifica: 2018-04-05T10:01:52+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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