Giovani talenti russi in mostra. A Roma

Al Vittoriano, fino al 2 maggio, l'esposizione delle opere degli allievi dell'Accademia Russa di Il'Ja Glazunòv. Il rettore Ivan Glazunòv illustra il progetto in una conversazione con ytali
scritto da ANNALISA BOTTANI

Sono certo che il progetto susciterà vivo interesse da parte degli estimatori italiani dell’arte figurativa, a dimostrazione della saldezza e proficuità dei plurisecolari legami culturali tra Russia e Italia.
Vladimir Tolstoj, Consigliere del Presidente della Federazione Russa

Fino al 2 maggio è possibile visitare a Roma, presso la Sala Zanardelli del Vittoriano, la mostra “Haec est civitas mea”, inaugurata il 3 marzo, che espone per la prima volta in Italia le opere di allievi e diplomati dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura di Il’jà Glazunòv.

L’iniziativa, curata dal magnifico rettore Ivan Glazunòv e da Julija Glazunova, è stata organizzata dal governo della Federazione Russa, dal ministero degli affari esteri della Federazione Russa e dall’ambasciata della Federazione Russa in Italia, dal Centro dei festival cinematografici e dei programmi internazionali, dell’Accademia russa di pittura, scultura e architettura “I.S. Glazunov”, dalla Fondazione internazionale Accademia Arco, dal Centro studi sulle arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e promossa dal Polo Museale del Lazio – rientra tra le prime importanti iniziative organizzate in occasione dell’avvio in Italia delle “Stagioni Russe”, volute dai ministeri della cultura di Russia e Italia.

Un progetto culturale internazionale che rappresenta

un meraviglioso pretesto per rinnovare la tradizione dell’Imperiale Accademia di Belle Arti e per restituire un’esperienza accumulata nel tempo, presentando giovani artisti di oggi nella Città eterna.

Ne abbiamo parlato con Ivan Glazunòv, rettore pro tempore dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura di Il’jà Glazunòv.

Magnifico rettore, il 2018 sarà un anno importante per potenziare ulteriormente il forte legame culturale che unisce da secoli Russia e Italia. Lo dimostra la decisione di organizzare nel nostro Paese – dopo la prima edizione del 2017 svoltasi in Giappone – l’anno delle “Stagioni Russe”. Tra le iniziative più importanti rientra certamente la mostra “Haec est civitas mea” che espone alcune delle opere degli allievi e dei diplomati dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura fondata dall’artista e pedagogo Il’jà Glazunòv, scomparso l’anno scorso.
Può illustrarci la genesi del progetto?
Nel 2017 la nostra Accademia ha compiuto trent’anni. Anni durante i quali studenti e docenti hanno fatto moltissimo. La nostra istituzione è l’unica che mette insieme le tradizioni dell’Imperiale Accademia di Belle Arti e dell’Istituto di pittura, scultura e architettura di Mosca con un programma moderno di formazione accademica destinato ai giovani d’oggi. Così come essa rappresenta la scuola tradizionale russa, gli artisti che espongono i propri lavori a questa mostra rappresentano la generazione dei nuovi, giovani artisti russi che hanno frequentato la nostra scuola, dotati di individualità brillanti e originali, ognuno capace, secondo il proprio talento, di dare riscontro in pittura a temi storici, contemporanei o biblici, temi dei quali, grazie al cielo, le nuove generazioni nazionali si curano ancora. Così tali artisti esprimono un certo sguardo del nostro tempo sui temi che li toccano. Nella nostra Accademia, al sesto anno di corso, di norma gli studenti scelgono autonomamente il tema del lavoro di diploma. Dopo aver acquisito, in cinque anni, un complesso di conoscenze basato sulla pedagogia classica – che contempla storia, storia dell’arte, lingue straniere, filosofia, estetica, storia mondiale del costume, anatomia plastica – e dopo aver copiato nei musei le opere dei grandi maestri e aver fatto pratica en plein air in antiche città o in luoghi della memoria, nella maggior parte dei casi la scelta si orienta su un tema storico. Oppure su un tema contemporaneo, ma sempre e comunque inserito nel contesto del nostro comune processo storico. Ecco perché volevamo mostrare agli italiani e ai numerosi turisti che visitano la Città eterna una delle tendenze del giovane movimento artistico russo: quegli artisti, cioè, che perpetuano la scuola e la tradizione realistica russa. Credo che oggigiorno, nel mondo, la scuola pittorica per molti aspetti si sia persa. Ma la scuola per l’artista è necessaria, come lo è, per un musicista, il conservatorio. Provate a suonare Rachmaninov senza conoscere le note. Provate a dipingere un quadro con diverse figure senza conoscere le leggi della composizione e l’anatomia plastica. Preservando la scuola e trasmettendo conoscenza ai giovani artisti, diamo il nostro contributo alla storia dell’arte contemporanea. E a giudicare dal riscontro ottenuto dalla mostra, sembra che in molti lo ritengano cosa importante e interessante.

O. M. Cvetaeva, Storia di Pietro e Fevrònija

Sono sempre stato molto innamorato dell’Italia e dei suoi grandi artisti. Oggi, nel secolo XXI, il nostro compito è preservare e trasmettere ai giovani il retaggio della grande scuola europea di pittura…

La riflessione del Maestro Glazunòv non sembra solo un invito a potenziare la sinergia tra i nostri Paesi, ma anche a riprendere un’antica tradizione che ha visto, ad esempio, nella Residenza imperiale di Peterhof, realizzata anche da architetti italiani, il massimo splendore. Non bisogna dimenticare, inoltre, il “pellegrinaggio artistico” di molti artisti russi in Italia. Qual è l’elemento che unisce maggiormente i nostri Paesi?
Com’è sempre stato, ci lega l’amore per il retaggio della civiltà classica. E poi, inutile a dirsi, noi condividiamo un’enorme quantità di progetti teatrali, cinematografici, operistici, museali. Ma possiamo andare più in là. In passato un mio antenato, che ha lasciato una traccia profonda nella storia della musica russa, il compositore, direttore d’orchestra, organista e maestro di canto Catterino Cavos (nato a Venezia) a cavallo tra XVIII e XIX secolo venne a lavorare alla corte imperiale di Pietroburgo, dove sarebbe rimasto tutta la vita, fondando l’opera nazionale russa sulla base della scuola e della tradizione italiana. Da lui, inoltre, avrebbe preso avvio la storia di una famosa dinastia di artisti, musicisti, architetti e collezionisti. Suo figlio fu l’architetto che diresse la ricostruzione del Teatro Bol’šoj dopo l’incendio di Mosca. Che cosa lo indusse a rimanere in Russia? Le enormi opportunità per la sua carriera creativa, l’attrazione, non spiegabile fino in fondo, tra russi e italiani, oltre alla possibilità di realizzare grandi progetti ottenendo splendidi risultati.

Michail Švydkoj, Rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per la cooperazione culturale internazionale, riprendendo le parole di un personaggio di Dostoevskij, ha affermato che “per il Russo l’Europa è preziosa quanto la patria; cara al cuore è ogni sua pietra.” A suo avviso, in campo artistico si può parlare di filoni legati al concetto di Russia Europea o di Russia asiatica o si tratta di un paradigma valido solo in ambito storico e geopolitico?
La Russia è uno stato europeo che nel suo sviluppo storico si è mosso verso quella che ha preso il nome di Russia asiatica. Questo ci ha dotati di una gigantesca e preziosa esperienza multiculturale. Ma è stato proprio il popolo russo che, formando un grande Stato a oriente dell’Europa, ne ha diffuso a nord, a est e a sud i valori spirituali.

Qual è la ratio che ha ispirato l’opera del Maestro Glazunòv e come è stato portato avanti il suo operato?
Nella sua vita mio padre ha saputo realizzare tutto ciò che riteneva importante e interessante. Ha salvato le icone dai templi distrutti in epoca sovietica, restaurandole e formando una collezione che oggi si può visitare nel museo di Mosca da lui fondato. Amava l’opera e il teatro e, come artista, ha lavorato a scenografie per il Teatro Bol’šoj collaborando con insigni direttori. Bambino pietroburghese, amò questa città alla follia vita natural durante, visse l’assedio e, dopo la guerra, rimase orfano. Pietroburgo divenne la sua casa e la sua sconfinata passione. In tutto ciò c’era qualcosa di inspiegabile, qualcosa che lo ha sempre protetto e gli ha dato forza. Entrato all’Accademia di Belle Arti di Pietroburgo, dopo aver fondato la propria accademia a Mosca vi ha lavorato con enorme abnegazione, per restituire ai giovani quanto dall’Accademia aveva tratto. Oggi io continuo la sua attività. Questa mostra per molti aspetti è dedicata a lui e alla continuazione della sua missione.

Gli studenti dell’Accademia

Torniamo alla Mostra dell’Accademia. Come si inseriscono la tradizione europea antica e rinascimentale e l’arte figurativa russa contemporanea proposta dagli allievi dell’Accademia nello scenario artistico russo?
Per ogni studente, non solo per gli artisti, ma per i giovani di oggi in generale, è fondamentale preservare e sviluppare l’intelletto. L’arte del passato è un’oasi salvifica, che nella società del denaro, delle necessità e dei servizi aiuta a mantenere un volto umano. Chi ama l’arte ha un salvagente contro la vacuità e la disillusione che ci minacciano a ogni passo. Gli studenti d’arte lo sanno in forza del complesso di nozioni acquisite, poiché nella nostra accademia mantenere viva la tradizione classica nel mondo contemporaneo è l’obiettivo fondamentale. Per questo la scuola russa di arti figurative ha due correnti: la pittura realistica e l’icona russo-bizantina. Oggi per noi non sono concetti obsoleti, oggi c’è un grandissimo bisogno dell’icona e anche della pittura religiosa. E poi la gente ha nostalgia di quadri dedicati alla storia e alla contemporaneità che possano offrire nutrimento alla riflessione. La scuola russa di arte figurativa che oggi è così importante preservare, nondimeno, si fonda su un retaggio greco-romano. La maniera classica genera perfezione tecnica e opportunità per l’artista di scorgere la bellezza del mondo. Ecco perché l’estetica della vecchia scuola è sopravvissuta a varie epoche. Certo le prospettive si attualizzano, ma le basi della visione estetica del mondo non variano. Credo che rivolgersi al classico sia tipico di ogni epoca, a prescindere dai concomitanti, svariati fenomeni dell’autoespressione. Non potremo mai dire che le armonie di Rachmaninov o di Mozart sono vecchie, non potremo mai rinnegare o considerare decrepita la pittura classica. Per questo un giovane artista che ami sinceramente il retaggio classico sarà richiesto e sarà necessario nel presente come nel futuro.

Il regista Luchino Visconti e Il’ja Glazunov nell’atelier moscovita dell’artista

Il regista Giuseppe De Santis e Il’ja Glazunov nell’atelier moscovita dell’artista

Il tenore Mario Del Monaco e Il’ja Glazunov insieme a Mosca

Nell’ambito dell’esposizione colpiscono, in particolare, i temi trattati: dall’elemento religioso al percorso storico russo, dal paesaggio alla vita popolare russa. Le nuove generazioni di artisti dell’Accademia (e non solo) come interpretano e percepiscono il passato zarista? Emerge il desiderio di attualizzarlo o comprenderlo meglio?
La Russia è molto cambiata dai tempi sovietici e temi in passato censurati oggi interessano molti. Oggi si è liberi di studiare materiali d’archivio e processi storici. Ognuno metabolizza il presente attraverso la storia della propria famiglia. La globalizzazione mondiale ha spesso un effetto boomerang, le persone ritrovano l’amore per le proprie tradizioni e la memoria storica del proprio popolo. Questo è particolarmente importante per i giovani. Si è diffusa l’opportunità di avere accesso a tutto, dai testi un tempo proibiti di Bulgakov alle lettere dello zar fucilato fino ai documenti desecretati. In Russia tutto è trasparente e chiunque può scegliere il proprio cammino nella vita. Sono molto felice che la gente abbia cominciato a provare interesse per le immagini della storia recente e del remoto passato, che i giovani artisti trovino ispirazione nell’ambiente artistico della Russia zarista. Diverse biografie e molti memoriali di uomini che hanno sofferto nel XX secolo hanno visto la luce. Se non sei un vacuo fruitore della cultura di massa, ora c’è la concreta possibilità di diventare storici, artisti o pensatori di spessore.

O. P. Dolgaja, Natura morta con samovar

Anche l’elemento religioso è fortemente sentito dai pittori dell’Accademia. È il segno della rinascita di un nuovo desiderio di spiritualità soprattutto tra le nuove generazioni? Come viene vissuto l’elemento religioso in ambito artistico?
Tutto ciò che è stato creato nell’arte russa ed europea, ciò che ci unisce, ciò che è comprensibile dagli Urali alla Manica trae origine nella civiltà cristiana. Il mondo è complesso e non tutto in questa civiltà risulta semplice e lineare. Ma essa ha creato grandi immagini artistiche, ha prodotto l’energia della parola, ha partorito geniali apostoli delle idee cristiane. Sarebbe impossibile immaginare la Russia di oggi senza templi, senza icone, senza quella profondità che al nostro popolo è venuta dalla conversione al cristianesimo. Per me è difficile commentare la presenza di credenti e non credenti nell’ambiente artistico e forse nessuno è in grado di misurare il sentimento religioso delle attuali generazioni. Ma il meglio della creatività di oggi si fonda sul profondo legame interiore tra vita umana ed eternità, religione e storia, tradizione e mondo interiore. È una cosa che vedo con i miei occhi. Evangelizzare gli studenti non rientra tra i nostri compiti. Nell’Accademia studiano giovani di diverse confessioni. Noi diamo a ognuno la libertà di esprimere se stesso, nella cornice della nostra esperienza professionale e a condizione di percorrere tutte le tappe dello studio.

Michail Bulgakov ritratto da Sergej Sutjagin

Non possiamo non menzionare il ritratto di Michail Bulgakov, uno scrittore straordinario amato in tutto il mondo…
Il ritratto è dipinto con profonda consapevolezza dello stile dell’epoca. La sua maniera un po’ teatrale ed enfatica, adatta al carattere e all’opera dello scrittore, allude all’ambiente artistico del “Fante di quadri”. Bulgakov è uno dei miei autori preferiti, un uomo che seppe incarnare in modo geniale, nella parola e sulla scena, il proprio tempo. Nel ritratto è in primo piano, alle spalle la Mosca degli anni Trenta, protagonista dei suoi migliori romanzi e drammi. Sergej Sutjagin lo ha dipinto con profondo sentimento e comprensione dell’eroe e della sua epoca.

Il presidente Vladimir Putin sostiene attivamente il settore culturale e, nello specifico, anche l’operato dell’Accademia. Quali sono le prossime iniziative in programma? E, soprattutto, l’Accademia nel corso del 2018 sarà ancora coinvolta in diverse città italiane nell’ambito delle “Stagioni Russe”?
Siamo lieti di partecipare, quest’anno, a un progetto sostenuto dallo Stato. È un’iniziativa bellissima, che al pubblico italiano offre l’occasione di conoscere l’opera di giovani artisti russi. Ma spero che la mostra possa fare ancora strada in Italia e che ci torneremo molte altre volte, con o senza “Stagioni russe”. Stiamo lavorando alla creazione di una facoltà destinata a studenti europei. Perché sono convinto che l’arte e la sua alta missione spirituale siano in grado di unire gli uomini.

Giovani talenti russi in mostra. A Roma ultima modifica: 2018-04-08T20:57:10+02:00 da ANNALISA BOTTANI

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