Colombia. L’arresto di Jesús Santrich

Uno dei massimi dirigenti della FARC, è accusato è di aver organizzato assieme ad altri ex della guerriglia la spedizione di dieci tonnellate di cocaina verso il mercato nordamericano. Tra pochi giorni l'arrivo a Bogotá di Donald Trump
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

L’ex guerrigliero colombiano e futuro deputato Jesús Santrich, uno dei massimi dirigenti della Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (FARC), è stato arrestato assieme ad alcuni complici su richiesta degli Stati Uniti ieri a Bogotá .

L’accusa è a dir poco pesante, e riguarda l’organizzazione assieme ad altri ex della guerriglia della spedizione di dieci tonnellate di cocaina con destinazione il mercato nordamericano.

Secondo il presidente colombiano Juan Manuel Santos, che ha dato l’annuncio dell’arresto e che a giorni riceverà la visita di Donald Trump dopo la “Cumbre” di Lima dei paesi americani, le prove portate dalla DEA, l’agenzia per la lotta alla droga, sarebbero schiaccianti e tali comunque da certificare la partecipazione di Santrich all’operazione di narcotraffico che avrebbe fruttato una somma pari a quindici milioni di dollari.

Dopo la rinuncia per ragioni di salute nel marzo scorso da parte del capo della FARC Rodrigo Londoño, alias Timochenko, a partecipare alla corsa per la presidenza il 27 maggio prossimo, decisione che all’ex guerriglia ha evitato un sicuro flop elettorale, l’arresto di ieri ha scatenato le immediate e dure reazioni del numero due della dirigenza guerrigliera Iván Márquez, che ha parlato di montatura e definito quello vissuto in questi giorni come il peggior momento per il processo di pace.

Già negoziatore per conto delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) all’Avana, Santrich era uno dei dieci congressisti riservati dagli accordi di pace all’ex formazione guerrigliera automaticamente senza dover ricorrere a elezioni, e quindi tutt’altro che un personaggio di secondo piano.

Jesús Santrich nell’icona del suo account twitter @JSantrich_FARC

Il fatto che ora sia stato arrestato in seguito a un provvedimento giudiziario preso a New York, non solo dà l’ennesima conferma di una realtà ben conosciuta e riguardante il coinvolgimento della guerriglia nel narcotraffico, ma rischia anche di rendere più stentato il processo d’integrazione dei quasi settemila ex combattenti alle prese con un difficoltoso processo di reinserimento nella vita civile in Colombia.

Dalla firma degli accordi di pace nel 2016, la maggioranza degli ex guerriglieri ha infatti smobilitato ricevendo in cambio 215 dollari al mese ciascuno per due anni. Una somma che a molti ha consentito di aprire delle cooperative spesso legate alla coltivazione della terra nelle zone in cui prima operavano militarmente.

Ad alcuni, com’è accaduto lo scorso gennaio all’ex comandante Einer López con la Cooperativa Gran Paz, ha anche suggerito progetti di sicuro più originali, come quello dell’apertura di un albergo nella selva dove far vivere al turista l’avventura della vita del guerrigliero, rendendo la sua esperienza sia più realistica possibile.

Immagine da un servizio della Bbc sulla Gran Paz

Con una proposta di un soggiorno in semplici capanne con lenzuola stese al suolo e zanzariera, come già vivevano gli ex membri delle FARC, o in un edificio a un piano che prende il nome di Casa Verde, per chi vorrà optare per una maggiore comodità.

Centro di quest’esperienza il paesino di La Guajira, nell’est del paese, antica zona controllata dalle FARC, dove ora gli ex guerriglieri vivono accampati in una dei ventisei simili centri aperti e sparsi nel paese dopo gli accordi di pace, seguendo un progetto di integrazione. E dove la gestione dell’alberghetto per turisti, che avrà un ristorante in cui saranno cucinati i piatti tipici della cucina guerrigliera, può rappresentare una fonte di reddito alternativa che può aggiungersi a quanto già proviene dalla coltivazione di frutta e verdura.

Se da una parte, quindi, esistono progetti come quello in corso a La Guajira, è pur vero che dalla firma degli accordi sono nati dei gruppi dissidenti contrari alla smobilitazione che hanno conseguentemente disertato i processi d’integrazione.

Tanto più che nell’animo profondo del paese la pacificazione è ben lungi dall’essere un sentimento largamente condiviso. Come hanno anche recentemente dimostrato i numerosi atti di violenza verificatisi contro gli eventi organizzati da Timochenko quando ancora era in campagna per le presidenziali.

E mentre rimane ancora lungi dall’essere risolta la vicenda con l’altro gruppo guerrigliero in armi rappresentato dall’Ejército de Liberación Nacional, in cui militò Camilo Torres, e i nodi di un passato non metabolizzato sembrano venire al pettine, un altro dei massimi dirigenti della FARC, Pablo Catatumbo, definendo l’arresto di Santrich “un flagrante atto di perfidia contro la pace”, ha ieri dichiarato ai giornali colombiani che l’intero processo di pacificazione sta correndo un serio pericolo.

Più di qualche nuvolone si profila minaccioso quindi all’orizzonte, e potrebbe annientare quella residua atmosfera di fiducia di cui l’impresa economica in corso a La Guajira ha bisogno come dell’aria per respirare. Per sognare, finalmente stanca di guerra, un futuro diverso in cui sopravvivere.

Colombia. L’arresto di Jesús Santrich ultima modifica: 2018-04-10T16:38:03+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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