L’Ateneo Veneto. Una storia veneziana

Nell’edificio della ex Scuola Grande di San Fantin, la più antica istituzione culturale dell’area metropolitana è una delle più attive in assoluto, contando oltre duecento eventi programmati annualmente.
scritto da GIORGIO CROVATO

Camminando a Venezia è normale imbattersi in edifici e spazi che raccontano l’evolversi di una società che vive e prospera sull’acqua della laguna, tra isole e terraferma. Chiese e palazzi, calli e canali, ponti e monumenti, tracciano un percorso di storia millenaria che si arricchisce nel tempo con l’incontro di altri popoli e culture. Una città e una comunità che la geografia ha posto tra Oriente e Occidente e che passa quasi incolume varie epoche proposte dalla storiografia, conservando alcune peculiarità umanistiche solo scalfite dalla modernità.

È emblematica la storia dell’edificio che ospita oggigiorno l’Ateneo Veneto, paradigma efficace per comprendere il passaggio da Antico Regime a Età Contemporanea, da struttura sociale della Serenissima a istituzione che bene esprime gli effetti dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese. Nonostante questo passato rimane una curiosa percezione nella pubblica opinione della quale spesso non è possibile distinguere un residente da un foresto che si pongono talvolta le stesse domande. È una chiesa? È una sede universitaria? Una visita potrebbe offrire l’opportunità di conoscere meglio la storia dell’edificio e delle persone che lo hanno animato e che continuano ancora oggi a tenere le porte aperte a beneficio di tutti.

Una Scuola Grande. Nella Repubblica Veneta, dal Medioevo in poi, una funzione sociale fondamentale è svolta dalle Scuole. Scuola ha un significato diverso rispetto alla accezione attuale: è una associazione laica, nel rispetto della pietà religiosa, riservata ai cittadini (uomini e donne), che rappresenta un’ossatura portante della comunità. Se ai patrizi la Repubblica delega l’azione politica e di governo, ai cittadini delega la gestione della quotidianità, e tutti, indistintamente, partecipano assieme al Doge alle processioni e alle cerimonie pubbliche a conferma della vocazione repubblicana della Serenissima. La Scuola è, in sintesi, una società di mutuo soccorso, di solidarietà sociale, di ospitalità, di formazione, di assistenza, con compiti ben delineati, assegnati dal governo veneto.

Tra fraterne parrocchiali, di “nazione” per le comunità di non veneziani, di “mestiere”, corporazioni di arti e mestieri, le Scuole veneziane sono centinaia, dislocate nel territorio del dogado, suddivise tra Grandi e Piccole.

Le Grandi, che anche dal nome si intuisce che sono quelle più ricche e importanti, sono soggette all’autorizzazione e al controllo del Consiglio dei Dieci, e sono Grandi anche per la consistenza dei patrimoni architettonici ed artistici di cui dispongono. Delle nove Scuole Grandi esistenti alla fine della Serenissima, distribuite nei sestieri cittadini, quattro conservano ancora oggi l’antica eredità (San Teodoro, San Giovanni Evangelista, San Rocco e Santa Maria dei Carmini) mentre le altre cinque hanno modificato la loro destinazione originaria.

In particolare, quella di San Marco è stata inserita all’interno del complesso dell’Ospedale Civile, anche se recentemente gli spazi originali sono stati riportati all’uso storico-culturale; Santa Maria della Carità è diventata la sede dell’Accademia delle Belle Arti; Santa Maria della Misericordia, da magazzino demaniale a palestra della “Reyer”; Santa Maria del Rosario è stata ricompresa nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo; infine la Scuola di San Fantin (elevata a Grande nel 1689), diventata la sede dell’istituzione culturale.

L’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere a Arti. Le Scuole, Grandi e Piccole, vengono soppresse durante l’amministrazione francese all’inizio dell’800. Nell’edificio della ex Scuola Grande di San Fantin trova inizialmente ospitalità la Società di Medicina, per arrivare al 1812 con la costituzione dell’Ateneo Veneto che accoglie anche l’Accademia dei Filareti e l’Accademia Letteraria.

L’iniziativa napoleonica è intesa a far recuperare al centro lagunare, segnato da una crisi sociale ed economica – non più capitale ma città di provincia – quel ruolo culturale che la Serenissima aveva delegato a Padova e alla sua prestigiosa università. Alla stregua di altre città del Regno Italico, l’Ateneo di Venezia, come primo istituto di istruzione superiore, sostituisce le accademie e le società di cultura e d’arte già esistenti. Un noto e apprezzato storico dell’arte, Leopoldo Cicognara, è il primo presidente. Nel suo discorso di apertura traspare l’idea democratica di libertà, uguaglianza e solidarietà che segnerà nel tempo la strategia dell’istituzione, con il contributo fondamentale dei soci che devono contribuire a rendere

colla nitida espressione, più chiare […] le cognizioni astratte del profondo pensatore; meno aride e più facili a comunicarsi colla perspicuità della parola le sottili ed astratte deduzioni del calcolo, più persuasivo ed insinuante il linguaggio che dalla tribuna o dal pergamo si dedica ai diritti del cittadino e alla pubblica morale; più adatta l’applicazione di ogni scienza ad ogni pratica materiale e meccanica, finalmente le scienze, le arti e le lettere associate in una e indivisibile famiglia non vedranno mai sorgere barriera che s’innalzi con odiose rivalità tra la sublime facoltà del pensiero, l’industre esercizio della mano e il dono divino della parola.

Se l’architettura esterna, opera tardo-rinascimentale di Alessandro Vittoria rimane la stessa, all’interno le modifiche ancorché non strutturali sono invece di “cambio di destinazione d’uso”: la ex chiesa al piano terreno diventa aula magna; la sagrestia nuova si trasforma in sala del consiglio (oggi ribattezzata sala Cini); al primo piano l’albergo grande diventa sala di lettura della biblioteca e l’albergo piccolo diventa sala per le conferenze (in seguito intitolata a Tommaseo). I piani superiori sono destinati alla collocazione di scaffalature per la conservazione di volumi e archivi.

L’Ateneo Veneto rappresenta oggi la più antica istituzione culturale dell’area metropolitana e una delle più attive in assoluto, contando gli oltre duecento eventi programmati annualmente. Il presidente rappresenta l’istituzione ed è coadiuvato, per statuto, da un comitato composto dal vice-presidente, dal segretario accademico, dal tesoriere e dal delegato agli affari speciali. Il consiglio accademico e l’assemblea dei soci (suddivisi in residenti, non residenti, stranieri, onorari) completano la struttura che amministra le diverse attività istituzionali. Scorrendo l’elenco perpetuo dei soci è possibile ripercorrere una storia individuale e collettiva della nostra società, non solo veneta, rappresentativa delle diverse eccellenze espresse nei variegati campi della cultura, da Alessandro Manzoni a Giosuè Carducci, da Costantino Reyer a Vittorio Cini, da Filippo Grimani a Cesare Musatti, da Diego Valeri a Carlo Rubbia.

Il patrimonio artistico dell’Ateneo Veneto è quello ereditato dalla Scuola Grande con opere dei più prestigiosi artisti operanti nel tempo a Venezia, come Jacopo Palma il Giovane, Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto… Significativa anche la storia delle opere artistiche facenti parte della Scuola ed ora dislocate altrove (ad es. nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo) oppure di quelle che invece hanno fatto il percorso inverso (ad es. quelle provenienti dalla ex chiesa di San Geminiano e le altre sistemate in loco dalla Società di Medicina).

Il Risorgimento conferma la vocazione culturale e innovativa di alcuni soci dell’Ateneo Veneto, avendo essi stessi, nella contingenza storica, un ruolo determinante. Daniele Manin e Niccolò Tommaseo sono soci attivi e proprio nella sala oggi intitolata all’intellettuale nato a Sebenico viene pronunciato, alla fine del 1847, il discorso sulla libertà di stampa che provoca l’arresto dei due patrioti, l’avvio della rivoluzione del 1848-49 e la ricostituzione della Repubblica che prelude all’Unità italiana. Giustina Renier Michiel, scrittrice, letterata, antiaustriaca non trova invece spazio tra i soci che le preferiscono un’altra intellettuale, meno compromessa con lo spirito risorgimentale, animando la dialettica e le discordanze politiche tra i soci.

Una biblioteca pubblica. La sala di lettura al primo piano ospita la biblioteca riconosciuta dal ministero dell’istruzione e tuttora aperta al pubblico. Sono oltre sessantamila i volumi e le riviste conservati, con alcuni fiori all’occhiello che rappresentano un unicum a livello mondiale, come alcuni incunaboli e cinquecentine della scienza medica provenienti dai conventi, dislocati nelle isole lagunari, soppressi in epoca napoleonica.

Per approfondire le diverse tematiche o per documentare in modo più dettagliato una visita all’Ateneo è possibile consultare i seguenti volumi: Ateneo Veneto. La scuola di San Fantin o dei “Picai”. Carità e giustizia a Venezia (di Chiara Traverso, Marsilio, 2000); Guida alle opere d’arte della Scuola di San Fantin Ateneo Veneto (ristampa dell’edizione 1973, autore Pietro Zampetti, con aggiornamenti a cura di Ileana Chiappini di Sorio, 2003); Ateneo Veneto 1812-2012 un’istituzione per la città (a cura di Michele Gottardi, Marina Niero, Camillo Tonini).

Campo San Fantin. Una significativa “storia comune” accompagna infine i tre edifici storici che prospettano sul campo. L’antica chiesa intitolata al santo è la prima sede medievale delle confraternite di devozione di San Girolamo e di Santa Maria della Consolazione o della Giustizia che, riunite in un’unica Scuola, assumeranno la denominazione della chiesa (e del campo). In occasione del restauro cinquecentesco della chiesa di San Fantin vi è l’opera degli artisti impegnati nella ricostruzione della omonima Scuola: stesso architetto, Alessandro Vittoria (che per il restauro dell’edifico religioso collabora con Jacopo Sansovino), stessi artisti che arredano gli interni, come Leonardo Corona e Palma il Giovane.

Tra l’edificio della Scuola Grande poi Ateneo e quello della fede, la chiesa di San Fantin, completa l’armonia del campo la fabbrica destinata al divertimento, all’arte della musica, massimo teatro cittadino, “la Fenice”. Anche con questo edificio esistono dei legami storici. L’artista Giuseppe Borsato assume l’incarico di decorare il palco reale dopo l’incendio ottocentesco del teatro. Nel 1827 l’artista viene incaricato di affrescare il soffitto della sala di lettura dell’Ateneo compromesso da un danno che aveva danneggiato una tela di Palma il Giovane collocata nello stesso soffitto e andata poi dispersa. L’affresco di Borsato, un disegno a scomparti, “alla ducale”, è stato successivamente eliminato nel corso dei radicali lavori di restauro e manutenzione effettuati all’inizio del Novecento.

L’ubicazione dell’edificio (nel sestiere di San Marco a due passi dalla Piazza) e gli storici spazi (aula magna, sala lettura, sala Tommaseo, aula Cini) ben si prestano ad accogliere anche eventi ed iniziative di prim’ordine di carattere sociale e artistico organizzati da qualificati enti pubblici o privati.

Un programma mensile informa i soci e tutte le persone interessate alle diverse iniziative (conferenze, presentazione libri, eventi diversi): è disponibile in cartaceo presso la segreteria dell’Ateneo (calle Minelli) oppure a mezzo mail comunicando il proprio indirizzo (info@ateneoveneto.org – 0415224459).

L’autore è Segretario Accademico dell’Ateneo.

L’Ateneo Veneto. Una storia veneziana ultima modifica: 2018-04-13T18:09:55+00:00 da GIORGIO CROVATO

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