Trump-Macron, la “chimica” di una relazione speciale

Il presidente francese è stato ricevuto in pompa magna da The Donald. L'incontro ha colpito i media più per la gestualità sopra le righe tra i due che per i suoi risultati reali. Una relazione decifrabile più con la psicoanalisi che con l'analisi politica.
scritto da Marco Michieli

A tre giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiarava all’Associated Press che Marine Le Pen era la candidata più risoluta sul tema delle frontiere e sugli “avvenimenti recenti in Francia”. Lo stesso giorno infatti sugli Champs-Élysées un uomo aveva aperto il fuoco contro degli agenti di polizia, uccidendone uno di loro, l’agente Xavier Jugelé.

Sono ormai lontani quei giorni e Donald Trump oggi apprezza più che mai il nuovo inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron. O almeno così sembra. Molti giornali l’hanno descritta come la nuova bromance della politica internazionaleun termine per indicare uno stretto rapporto, non sessuale, tra due uomini.  Una “chimica” davvero singolare, tra due leader che all’apparenza sembrano così diversi. 

A partire da contenuti.

Donald Trump sostiene il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Vienna sul nucleare iraniano e ha una posizione molto dura sui rapporti commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti, sintomo di un malessere transatlantico più profondo (e più antico). Emmanuel Macron pensa al contrario che l’accordo con l’Iran sia da salvaguardare e che ostacoli al commercio tra le due sponde dell’Atlantico siano da evitare, per le nefaste conseguenze economiche e per la sicurezza del continente europeo.

Vi sono anche interessi comuni sicuramente che ne favoriscono il rapporto. Gli Stati Uniti hanno bisogno di un interlocutore europeo. Gli alleati tradizionali sono in difficoltà. Angela Merkel è stata duramente messa alla prova alle ultime elezioni e la lunga gestazione per la formazione del governo di coalizione con l’Spd l’hanno indebolita ulteriormente. Theresa May non ha buone relazioni con Donald Trump e la Brexit sta avviluppando il suo governo in trattative molto difficili con l’Unione Europea.

Macron si sta quindi affermando come il leader europeo di cui gli Stati Uniti di Trump potrebbero aver bisogno. Un ruolo che il presidente francese non respinge e che gli è utile per meglio posizionarsi come leader internazionale e assumere maggiore peso a livello europeo. Sulla base di questa buona relazione, Macron vorrebbe poter discutere con gli Stati Untiti dei dossier più scottanti, dalla Siria all’Irak, dalla Corea del Nord al Sahel, dalla Russia alla Nato. E degli accordi di Parigi sul cambiamento climatico, tema di cui ha parlato anche al suo discorso al Congresso, tenuto in inglese. E vale la pena di sottolinearlo vista l’importanza “costituzionale” della lingua francese.

Quella di Macron è stata quindi essenzialmente un visita di lobbying, internazionale ed europeo.

Se questo rapporto è determinato solo da interessi comuni risultano di difficile comprensione le ragioni di un incontro di stato molto “tattile”. Le immagini degli abbracci, degli occhiolini, delle virili strette di mano e dei baci tra i due leader sono sembrate eccessive alla stampa internazionale. 

Troppo distanti i due uomini. Le idee li allontanano. Liberale, mondialista ed europeista il presidente francese. Populista , nazionalista e isolazionista il presidente degli Stati Uniti. Anche lo stile è molto diverso. Del “mondo antico” che entrambi hanno sfidato (e vinto), Macron ne coltiva la solennità, mentre Trump la distrugge.

C’è tuttavia qualche elemento della loro storia personale e politica che li avvicina. Entrambi subiscono l’interesse, talvolta morboso, della stampa per la loro vita privata e i loro matrimoni. Anche se la storia tra Emmanuel e Brigitte (venticinque anni di differenza) ha destato più stupore, sussurri e ammiccamenti rispetto a quella tra Donald e Melania (ventiquattro anni di differenza).

Sono senza dubbio delle personalità politiche molto forti. Entrambi hanno preso il potere sulle ceneri dei partiti tradizionali e hanno costruito il mito della presa del potere sull’idea di essere degli outsiders. Macron tuttavia è il prodotto del sistema politico-amministrativo francese, mentre Trump, per quanto figura eccentrica, è parte del sistema economico-finanziario americano. Sono inoltre i soli senza esperienza di governo di lungo corso.

E soprattutto nessuno avrebbe scommesso sulla loro vittoria, come ha ricordato lo stesso Emmanuel Macron nell’intervista concessa in esclusiva a Fox News:

Penso che l’elezione del presidente Trump fosse inattesa nel vostro paese. E probabilmente la mia elezione nessuno se l’aspettava in Francia. Entrambi non facciamo parte del sistema politico classico.

E tuttavia quell’incontro ha disturbato. Soprattutto gli europei. Quei gesti quasi affettuosi hanno infastidito. Che cosa ci dice però quella gestualità che è sembrata così calorosa (ma espressa così esageratemente da risultare simulata)? Più che gli analisti politici qua servono psicologi e psicanalisti.

Esiste un filone di ricerca a metà tra la scienza politica, la psicologia e la psicanalisi che ha studiato e studia le personalità dei leader mondiali. Si pensi ai lavori condotti sulla personalità del presidente Woodrow Wilson, la cui relazione difficile col padre, un pastore presbiteriano, avrebbe alimentato la mancanza di autostima e i dubbi continui su sé stesso che caratterizzarono la vita di Wilson e la sua azione politica. Oppure pensiamo ai lavori di William Langer (1972) su Adolf Hitler e sul ruolo che il matrimonio tra il sadico padre e la madre repressa ebbero sullo sviluppo della personalità del dittatore tedesco, un mix tra il complesso di Edipo e quello di Narciso.

Anche Donald Trump è stato oggetto di analisi (a distanza).
L’anno scorso trentatré psichiatri e psicoanalisti in una lettera pubblicata dal The New York Times hanno messo in guardia dai rischi legati alla personalità del presidente, secondo loro affetto un disordine narcisistico della personalità. Una delle caratteristiche di questo disordine sarebbe l’esagerata autostima, il sentirsi unico, l’attesa costante dell’attenzione e dell’ammirazione, la mancanza di empatia.
Non sembra difficile crederlo.

Però quella gestualità e la ricerca del rapporto “fisico” da parte di Emmanuel Macron ci dicono qualcosa del presidente francese. Che è un amante del rischio.
La sua avventura politica e l’azione di governo sono guidate dal desiderio continuo di mettersi in gioco e di dimostrare di poter raggiungere gli obiettivi che si è posto. Anche nella vita privata. Da studente si era messo in testa che avrebbe sposato un giorno la sua insegnante. E lo ha fatto. A questo desiderio di rischio e di affermazione personale, c’è anche la convinzione che la propria capacità di seduzione non abbia limiti. E da questa capacità di seduzione nasce questa gestualità calorosa ma in realtà artificiale.

Nel suo ultimo libro Emmanuel Macron, un jeune homme si parfait (éditions Plon), la giornalista di Le Figaro Anne Fulda descrive Emmanuel Macron come un “Don Giovanni asessuato”, o meglio un Don Giovanni 

[…] ai cui occhi la conquista e la seduzione non hanno un aspetto sessuale, né sono legate all’accumulazione delle conquiste femminili ma corrispondono piuttosto a una sorta di ri-assicurazione narcisistica perpetua. A un bisogno patologico di sedurre. Di convincere. 

Sarebbe un atteggiamento che Macron ha sviluppato sin da bambino: convincere e piacere, anche e soprattutto a coloro che a priori non lo amano. Secondo Anne Fulda, è il risultato del trauma infantile di Macron e dei suoi genitori, che hanno perduto il primo figlio e che hanno investito il giovane Emmanuel (“Dio è con noi”) di una missione. E per sedurre Macron cerca di dare l’impressione della confidenzialità con l’interlocutore. È caloroso con Trump come lo è d’abitudine con altri. Basti osservare l’incontro che ha avuto con John Lewis, politico e soprattutto uno dei padri del movimento per i diritti civili. Un abbraccio commovente e interminabile.

Alla conclusione che Macron fosse un narcisista, ci erano arrivati anche altri.

In un’intervista per il giornale svizzero Les Observateurs, intervista che aveva suscitato molte discussioni in Francia, il professore Adriano Segatori, psichiatra e psicoterapeuta italiano, aveva cercato di psicanalizzare Emmanuel Macron. Secondo Segatori, il presidente francese sarebbe ossessionato dal rischio poiché non ritiene che vi siano dei limiti. Lo psicanalista ritiene che questa mancanza di limiti derivi da 

[…] l’aggressione sessuale che il giovane Emmanuel Macron ha subito da parte della sua professoressa di francese (l’attuale moglie Brigitte, ndr), che all’epoca dei fatti aveva trentanove anni. […] lo sviluppo di Macron si è probabilmente bloccato prematuramente in piena adolescenza a causa di un’operazione di seduzione sia psicologica che fisica. Quello che è accaduto è la trasgressione di un tabù.

Segatori dice poi che Macron è caratterizzato da un sentimento di onnipotenza e da narcisismo, che hanno nutrito la sua ambizione senza limiti e il suo bisogno di ammirazione da parte degli altri.

È vero che, come sottolineato da Libération, lo psichiatra italiano è apertamente schierato all’estrema destra e quindi le sue analisi non sarebbero obiettive. Ed è vero anche che Anne Fulda scrive per un giornale non certamente vicino a Emmanuel Macron. Però forse i due non si sbagliano nell’attibuire al presidente francese una qualche forma di narcisismo.

Che sia per la difesa degli interessi nazionali o per narcisismo, l’operazione seduzione di Emmanuel Macron sembra aver avuto un qualche effetto su Donald Trump. Vedremo se al di là delle immagini, il presidente francese saprà esercitare la sua influenza sulle politiche americane che interessano la Francia e l’Europa.

Trump-Macron, la “chimica” di una relazione speciale ultima modifica: 2018-04-29T09:56:08+00:00 da Marco Michieli

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