Io sono più slavo di te

Nell'eterna contesa fra Macedonia e Grecia sulla denominazione affiora la possibilità di un accordo, e per prepararsi Skopje fa circolare uno stranissimo studio sul dna delle popolazioni balcaniche
scritto da GIUSEPPE ZACCARIA

Se qualcuno venisse a proporvi un’analisi gratuita del vostro dna per scoprire fino a che punto siete italiani probabilmente rispondereste con una risata, e avreste ragione: in primo luogo perché non esiste una carta d’identità biologica degli abitanti dello Stivale (ed anzi, qualche anno fa, l’indagine a campione di non ricordo più quale università confermò il fatto che siamo una delle popolazioni più miste del Globo) e poi perché nel Terzo millennio parlare dell’identità di un popolo può riferirsi solo a tradizioni e cultura.

A Skopje invece non funziona così: un’indagine diffusa nei giorni scorsi fornisce tutte le informazioni possibili e più o meno credibili sulla mappa genetica della popolazione. Prima di scrollare le spalle dinanzi a questa alzata d’ingegno stiamo attenti, in altre parti d’Europa si cominciò a fare ricorso all’eugenetica quando si preparavano tempi bui. Oggi in Macedonia (anzi nella FYROM, Former Jugoslav Republic of Macedonia, così come recita la denominazione internazionale) c’è un governo di cosiddetta sinistra che ha provvisoriamente soppiantato un regime di lungo corso, però a monopolizzare l’attenzione non è la situazione interna, disastrata come sempre, ma il fatto che dopo oltre vent’anni sembra proprio che con la vicina Grecia si stia per raggiungere un accordo sul nome.

Ne parleremo fra un attimo, intanto però vediamo quale sarebbe il dna delle popolazioni interessate. Dell’indagine genetica si sa molto poco, è stata condotta da un istituto che si chiama “iGenea”e deve essere costata parecchio, posto che pare aver coinvolto diverse migliaia di persone: comunque, sostiene che nella giovane repubblica post-jugoslava il trenta per cento della popolazione discenda dagli “antichi macedoni” ed il venti per cento da teutoni, mentre in Grecia il trentacinque per cento delle persona sarebbe di “stirpe ellenica”, il venti per cento troverebbe radici nei fenici ed una quota identica avrebbe origini slave, proprio come oltreconfine. Adesso, alzi la mano chi ci capisce qualcosa: dallo “screening” infatti si capisce soltanto che le genti di origine slava sono equamente distribuite da entrambe le parti, e che per caratterizzare gli altri si è fatto ricorso a categorie misteriose come quelle dei “macedoni antichi” e della “stirpe ellenica”, che si presenta sparsa in tutto il Mediterraneo.

Forse il dato può servire a contestare la teoria in base alla quale genti di origini slave nell’antichità abbiano vissuto anche nella Macedonia greca, ovvero lì dove ebbero origine le gesta di Alessandro Magno. Al momento però c’è una sola cosa che merita di essere sottolineata: il misterioso studio genetico viene diffuso dai canali d’informazione di Nikola Gruevski, leader del passato regime, e presumibilmente punta a intralciare il lavoro dell’attuale primo ministro, Zoran Zaev.

Giusto per fornirvi un altro elemento di valutazione, teniamo presente che il primo sta piuttosto simpatico alla Russia mentre l’altro è sostenuto dall’Unione europea. Tutto ciò premesso, adesso vediamo come si sta mettendo la questione della denominazione, e se la cosa sembrasse di poco conto sappiate che la contesa fra Skopje e Atene dura da ventisei anni, ovvero da quando Skopje si separò pacificamente dalla Federazione jugoslava e che il veto di Atene all’ingresso della piccola repubblica nella Ue è in vigore esattamente da vent’anni. In questo periodo la contesa ha prodotto ben sei “inviati speciali” dell’Onu incaricati di dirimerla, un interminabile rosario di incontri, proposte e impuntature (l’ultima, un paio d’anni fa, da parte di Skopje che riteneva limitativa la possibile denominazione di “Macedonia del Nord”). Adesso però fermi tutti, che forse ci siamo.

Fra i locali, una forte corrente di pensiero afferma che a indicare la soluzione sia stato San Nicola, veneratissimo in tutto l’Est (e non solo), dato che gli attuali ministri degli esteri dei due Paesi – Nikola Dimitrov e Nikos Kotzias – portano entrambi il suo nome, ma fatto sta che dopo ventisei anni di contrapposizione sembra si sia trovato il classico uovo di Colombo. La Grecia ritiene che Macedonia sia da sempre il nome della sua regione più settentrionale, la FYROM non ne può più di chiamarsi così, e allora perché non sciogliere la contrapposizione facendo ricorso alle differenza linguistiche?

In altre parole, l’ultimo inviato Onu che si chiama Mattew Nimetz dopo anni di sterili tentativi adesso suggerisce di puntare tutto sul nome “Republika Nova Makedonjia”, al quale eventualmente aggiungere una specificazione tipo “Skopje”, “Severna”(settentrionale) o “Gorna” (che significa di sopra). E che ci si creda o no, intorno a questa soluzione i contatti fra i due governi si sono fatti intensi e promettenti. Di fronte a cotanto impiego di intelligenza, il minimo che ci si possa chiedere è: ci volevano ventisei anni per approdare a una soluzione del genere?

Comunque, si vedrà presto se la soluzione della vertenza è davvero a portata di mano, esperti di entrambe le parti già si accapigliano sul significato delle definizioni, che spesso è diverso sul piano internazionale rispetto a quello interno. E poi, nel famoso studio sul dna si sostiene anche che un robusto dieci per cento della popolazione macedone discende dagli Unni: sarà forse un ulteriore invito a stare molto attenti a come ci si muove?

Io sono più slavo di te ultima modifica: 2018-04-30T13:43:37+02:00 da GIUSEPPE ZACCARIA

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