Corteo contro Macron. Dal nostro inviato a Parigi

Clima disteso, anche gioioso, nella grande manifestazione contro le politiche del presidente francese. Assenti i sindacati, protagonista assoluto Jean-Luc Mélenchon
scritto da MARCO MICHIELI

[PARIGI]

All’incrocio tra Avenue Voltaire e Avenue Richard Lenoir, accanto al Bataclan, qualche anarchico spagnolo attacca degli adesivi contro Emmanuel Macron. Si guardano attorno per vedere se qualcuno dei duemila poliziotti dislocati per fronteggiare la manifestazione si accorge della loro presenza. La Gendarmerie è però troppo occupata a deviare il traffico.

Partito da Opéra, il corteo dei manifestanti passa per Place de la République e si dirige verso Place de la Bastille, il percorso classico della manifestazioni della gauche.

Come al solito a Place de la République giovani e meno giovani compiono straordinarie acrobazie con gli skate.

Quando arriva il corteo, alla testa ci sono gli anarchici, ben lontani dal gruppo principale de La France Insoumise (Lfi). Cantano, in italiano, “Siamo tutti antifascisti” e l’Italia sarà presente più volte nel corteo: coi canti, con le bandiere della pace, con quelle dei No Tav.

Tranne Sud-Solidaires, i sindacati non ci sono. Il principale sindacato francese, la Cgt, non partecipa alla manifestazione, ma più di qualche sua bandiera sventola sopra le teste dei vecchi e giovani – molti giovani – che manifestano.

La France Insoumise parla di centosessantamila partecipanti, la prefettura di quarantamila. Lo spirito della manifestazione è divertente e scherzoso, si punta più a prender in giro Macron. Dopo gli incidenti della manifestazione del primo maggio, il governo e la prefettura si erano preoccupati. E così anche i molti commercianti della zona.

Ma il corteo è tranquillo. Non si registrano incidenti, salvo un lancio di sassi contro un auto di Radio France a Bastille.

Dietro gli anarchici c’è poi il grosso del corteo: bandiere de La France Insoumise, qualche bandiera del Nouveau Parti anticapitaliste (Npa), il partito di Olivier Besancenot, ex candidato trotzkista alla presidenza della repubblica. Besancenot è tornato alla ribalta durante gli scioperi del servizio ferroviario francese.

Ci sono gli universitari, che protestano contro la riforma sulle nuove modalità di accesso all’università.

Gli ecologisti che marciano con striscioni che richiedono “la pianificazione ecologica”.

Nessuna bandiera europea. Il messaggio è chiaro e lo si può leggere sui vari cartelli de Lfi: “Per uscire dai trattati europei”, contro l’Eurosaloperie (l’Euro-schifezza, ndr). E per resistere all’Europa, non si può fare altro che gridare “Vive la dépense publique” (Viva la spesa pubblica, ndr).

Nel frattempo qualche mendicante allunga la mano alla ricerca, vana, di qualche soldo.

E poi appare lui, su un autobus a due piani circondato dai dirigenti de Lfi. Il novello Cleone, Jean-Luc Mélenchon leva le braccia e saluta, accolto da entusiastici manifestanti tra le note di “Clandestino” di Manu Chao.

Questa è la manifestazione di Mélenchon. I socialisti, quel che ne resta, non si sono fatti vedere. E d’altra parte all’ultima manifestazione del sindacati delle ferrovie, il nuovo leader del Ps Olivier Faure era stato cacciato malamente dai manifestanti.

“Méluche” ancora una volta cerca di porsi come l’antagonista principale di Macron, dopo un mese di scioperi dominati mediaticamente dal Npa e da Olivier Besancenot.

Più avanti scende dall’autobus e parla.

Invita i francesi a partecipare ad una nuova manifestazione il 26 maggio, la manifestazione della “marée humaine” (marea umana, ndr) che deve cambiare il corso della storia francese. E non solo francese. Dice:

Noi siamo quelli che credono nello Stato, nel servizio pubblico, nel monopolio. E soprattutto nel monopolio delle ferrovie.

I sindacati non vogliono essere confusi con la politica. Mélenchon tuttavia è un politico navigato: sa che la battaglia dei sindacati sul codice del lavoro e sulle ferrovie non può durare se non si radica in un movimento sociale più ampio.

Lfi deve semplicemente favorire questi movimenti. Mélenchon vuole fare il facilitatore di questo grande movimento sociale. Per arrivare all’Eliseo.

L’ha ripetuto in un’intervista su hugffingtonpost.fr: si deve creare una “fédération du peuple” (federazione di popolo, ndr) per battere Emmanuel Macron. Non servono coalizioni con gli altri partiti, questo è il sottinteso: tutti possono partecipare al movimento sociale. Ma quando anche altri parteciperanno a questo movimento sociale e si porrà la questione di trovare una “maggioranza” di governo, Mélenchon vuole essere sicuro di averne già saldamente la guida.

Emmanuel Macron nel frattempo può gioire. I suoi avversari oggi sono i partiti estremisti, di destra e di sinistra. Riconoscendoli come loro avversari, Macron fa una scommessa politica sul suo futuro. Una scommessa rischiosa. Ma, per ora, al di là di Macron-Mélenchon-Le Pen, nulla si muove.

servizio fotografico di Marco Michieli

Corteo contro Macron. Dal nostro inviato a Parigi ultima modifica: 2018-05-05T18:17:42+02:00 da MARCO MICHIELI

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