“Nonno” Mahathir e Anwar, la strana coppia della Malaysia

Il novantaduenne Mahathir Mohamad, l'ex uomo forte della Malayisia, è stato rieletto primo ministro della Malaysia, ponendo fine a sessant'anni di dominio dell'Umno. Il partito da lui fondato.
scritto da BENIAMINO NATALE

Quando gli chiesero come spiegasse che Roger Federer, che con i suoi trentasei anni era il più vecchio tra i campioni di tennis in attività, fosse di nuovo il “numero uno” della classifica Atp (Association of Tennis Professionals), il suo predecessore Boris Becker rispose: “l’età è un numero”. 

Le parole di Becker non possono non tornare in mente quando si considera lo straordinario caso del politico malese Mahathir Mohamad che a novantadue anni ha vinto le elezioni ed è stato nominato primo ministro. Il suo principale alleato oggi è Anwar Ibrahim, il leader dell’opposizione che una volta era il suo successore designato e che lui stesso ha sbattuto in prigione.

Mahathir Mohamad durante la campagna elettorale

La vittoria di Mahathir è stata salutata come un segno di speranza nell’evoluzione politica della Malaysia, uno dei pochi paesi asiatici che da alcuni decenni ha un sistema democratico “bloccato” e che dalla sua nascita è stato governato dalla United Malays National Organization (Umno).

Per spiegare perchè il sistema era bloccato basta guardare alla composizione etnica del paese: secondo dati del 2014, il 50,1 per cento della popolazione è di etnia malay; i cinesi sono il 22 per cento; gli “indigeni”, che in maggioranza si trovano sull’isola del Borneo, nelle province di Sarawak e Sabah, sono il 18 per cento (gran parte dell’isola appartiene all’Indonesia e una piccola porzione al sultanato di Brunei; gli indiani sono il 6,7 per cento e l’8,8 per cento della popolazione totale è composto da persone di etnie diverse da quelle nominate.

I malay sono chiamati “bumiputra” e godono di una serie di privilegi (che sono invece negati agli “indigeni”) la promozione e difesa dei quali è stata da sempre la bandiera dell’Umno, che ha potuto usare come “forni” alternativi tutti i partiti di tutte le minoranze, tra cui spicca sia per numero che per ricchezza dei suoi membri, quella cinese. La Malaysia è un monarchia costituzionale sul cui trono si alternano gli eredi dei sultani che regnano su nove dei diciannove stati che formano la federazione; il potere esecutivo è nelle mani del primo ministro.

Il giovanotto Mahathir ha ricoperto questa carica dal 1981 al 2003, quando ha ceduto il passo al suo delfino Abdullah Badawi, a sua volta sostituito nel 2015 da Najib Razak, un personaggio molto “discusso”. Najib è infatti sospettato di aver stornato sui suoi conti all’estero circa settecento milioni di dollari dalle casse del 1 Malaysia Development Berhad Fund (un fondo d’investimento pubblico da lui stesso creato) e di aver ricevuto sostanziose mazzette in cambio della scelta di due sottomarini francesi per la marina militare malaysiana.

Non solo. L’ex-premier potrebbe essere coinvolto in due omicidi: quello del viceprocuratore Kevin Morais, che stava indagando su di lui e su sua moglie Rosmah Mansor e quello della modella mongola Altantuya Shaariibuu, con la quale avrebbe avuto una relazione. L’uno e l’altra sono stati uccisi in circostanze tutt’altro che chiare. Insomma, Najib non è esattamente il tipo di persona allla quale affidereste i vostri bambini.

Muhammad V del Kelentan, Sultano della Malaysia

Va detto che, dopo essersi ritirato, Mahathir aveva mantenuto una forte influenza sull’Umno ed è stato lui a scegliere sia Badawi – che sembra lo abbia deluso perchè “indeciso” e poco autoritario – e lo stesso Najib che, evidentemente, è andato troppo in là. Per estrometterlo dal potere – e destinarlo, probabilmente, alla galera – Mahathir ha dovuto lasciare la “sua” Umno e fondare un nuovo partito e una nuova coalizione, con la quale ha battuto il raggruppamento di governo guidato dall’Umno e chiamato Barisan Nasional.

Tra i suoi alleati spicca Anwar Ibrahim, un suo ex-delfino che sta scontando una condanna a nove anni di carcere per sodomia. La storia dei rapporti tra Mahathir e Anwar è significativa delle consuetudini della politica della Malaysia e del livello culturale dei suoi protagonisti. Anwar, scelto da Mahathir come delfino negli anni Ottanta del secolo scorso, si stava conquistando la sua autonomia cavalcando la nascente onda dell’integralismo islamico quando il suo mentore decise che era il caso di liberarsene. Per farlo, Mahathir non ha trovato di meglio che accusarlo di aver intrattenuto con il suo autista rapporti omosessuali, che in Malaysia sono considerati un reato. In un’altalena di giudizi che si è protratta per anni, Anwar è entrato e uscito di galera fino ad essere condannato nel 2010 per sodomia e corrruzione.

Per uno degli strani scherzi della storia, questo integralista musulmano è diventato l’emblema della battaglia – che altri conducevano mentre lui era detenuto – per le riforme democratiche, il cosidetto movimento per la “reformasi”. La persecuzione che ha subito da Mahathir lo ha portato ad essere visto come un eroe positivo, il portatore del cambiamento vittima del potere.

Ora questa coppia dovrebbe realizzare le riforme trasformando la Malaysia in una vera democrazia. I dubbi sono leciti. Se infatti Anwar è stato uno dei primi sostenitori dell’estremismo islamico della Malaysia, Mahathir è stato un governante dispotico e spietato. La sua rivalità con il dittatore singaporeano Lee Kuan Yew non gli ha impedito di essergli a fianco nella promozione dei cosidetti “valori asiatici”, vale a dire una serie di confuse nozioni tese a convincere i loro concittadini e il resto del mondo che i paesi asiatici possono essere governati solo con l’autoritarismo.

Anwar Ibrahim

Con le sue dichiarazioni anti-Israele che hanno sfiorato l’antisemitismo, le frequenti campagne repressive contro tutte le opposizioni, l’uso spregiudicato dei pregiudizi razziali della maggioranza etnica, non si può dire che Mahathir abbia le carte del tutto in regola per presentarsi come paladino della libertà e dello stato di diritto. Inoltre, in altri paesi – per esempio il Messico del Partido Revolucionario Istitucional o l’ Iraq del Partito Ba’th – il crollo del partito unico/stato ha aperto la strada alla criminalità e al caos. C’è da augurarsi che la Malaysia, che da altri punti di vista è un paese dinamico e relativamente sviluppato – non abbia una sorte analoga.

“Nonno” Mahathir e Anwar, la strana coppia della Malaysia ultima modifica: 2018-05-15T13:55:16+00:00 da BENIAMINO NATALE

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