L’azzardo di Alessandro Piva a Las Vegas

Prima statunitense nella città del gioco del film italiano “The Prince of Crime” ("Milionari"). Ne abbiamo parlato con il regista.
scritto da MARTA SOLIGO

[LAS VEGAS]

Lo scorso 14 maggio a Las Vegas si è tenuta la prima statunitense del film italiano “The Prince of Crime”, promossa dall’istituto culturale Casa Italiana di Las Vegas. La pellicola, il cui titolo in italiano è “Milionari”, racconta la storia dell’ex boss della camorra Marcello Cavani, interpretato da Francesco Scianna. Affiancato da Valentina Lodovini nel ruolo della moglie del boss, Scianna fa scoprire il lato umano di Cavani. Facendo perno sui sentimenti del protagonista, il regista del film Alessandro Piva dà vita a una narrazione della criminalità organizzata diversa dal solito. 

Alessandro Piva, a Las Vegas per la prima statunitense di “The Prince of Crime”, ci ha raccontato le proprie emozioni nel presentare la pellicola in America. Piva, già vincitore del David di Donatello nel 2000 per “La Capa Gira” ha ricevuto una nomination per i Nastri d’Argento nel 2016 per “Milionari”.

Alessandro, partiamo dal protagonista. Questo film ci fa vedere un lato umano del boss Cavani. Perché hai fatto questa scelta?
Da un punto di vista narrativo, la mia ispirazione viene dall’American gangster drama, e credo il pubblico statunitense abbia riconosciuto questo aspetto. Come quelle pellicole, questo film ha un ordine cronologico preciso, e ritrae trent’anni di storia italiana. Oggi ci sono diversi film sulla Camorra e sulla criminalità organizzata in generale, ma io ero più interessato a ritrarre la realtà. Volevo mostrare il lato umano del camorrista, concentrandomi sui sentimenti.

Alessandro Piva presenta il suo film alla Casa Italiana di Las Vegas (Photo Martina Zandonella)

Che messaggio volevi trasmettere al pubblico in termini di sentimenti del protagonista?
La mia intenzione era di far capire al pubblico che a volte, per qualche coincidenza, devi ricoprire ruoli che non fanno parte della tua natura. Marcello si trova ad essere parte della criminalità organizzata, ma quel ruolo non rispecchia la sua natura. In film come “Scarface”, il protagonista è quasi un eroe. Perfino a Napoli i personaggi di queste pellicole sono considerati eroi. Credo fosse giusto raccontare la storia di un diverso tipo di gangster, lontano dal personaggio di Al Pacino. Nel mio film, il protagonista è fragile, e capisce di essere in un tunnel dal quale è difficile uscire. 

Ci puoi dire qualcosa di più sulle scelte del protagonista ed il prezzo che deve pagare?
Il prezzo che il protagonista paga è molto alto. Per esempio, deve lasciare la famiglia. La sua vita è marcata da dolore, sangue e violenza. Spesso tendiamo ad idealizzare i gangster. Mi piacerebbe che il pubblico riflettesse sul fatto che nessuno dei personaggi rappresentati nel film – e sono persone reali – è libero ora. Molti sono morti, molti sono in carcere e molti meno sono collaboratori di giustizia. Dobbiamo capire che la struttura della criminalità organizzata è fragile. A volte, come è successo ai protagonisti film, le persone iniziano a fare parte della criminalità organizzata molto in fretta, giusto per fare qualche soldo in più. Ma una volta che sei dentro, non ne esci più.

Claudia Costantino, marketing coordinator di Casa Italiana, e Antonio Stefanìa, direttore di Casa Italiana di Las Vegas (Photo Martina Zandonella)

Come è stato avere Napoli come location?
Ci sono diversi stereotipi negativi su Napoli. Similmente, gli italiani vedono New York e Los Angeles come città pericolose. Quando si vedono film su Napoli, si pensa ad un contesto pericoloso. Ma quando stavo girando lì, ho imparato a non essere influenzato dai miei stessi pregiudizi. Napoli è meravigliosa, e come New York, è una città che affascina gli storytellers. È importante combattere contro gli stereotipi su queste città. Napoli è bellissima ed è una grande destinazione turistica.

Ci puoi descrivere le tue emozioni nel presentare il film negli Stati Uniti, più precisamente a Las Vegas?
È molto interessante, dato che Las Vegas è la capitale del gioco d’azzardo, e il gioco rappresenta un’importante metafora nel film, specialmente quando pensiamo alle sfide dell’animo umano. Il film inizia con una scommessa tra il protagonista e suo padre. Troviamo il tema della scommessa anche nella scena in cui Marcello sta per essere sottoposto ad un intervento chirurgico. Come dice il protagonista: la vita assomiglia ad un tavolo da gioco, una volta che ti sei seduto devi essere disposto pure a perdere.

Nella prima foto in alto (di Martina Zandonella) il regista Alessandro Piva con lo staff di Casa Italiana, l’attrice Lucia Pezzuto e Michael Cristalli, Console italiano onorario a Las Vegas.

L’azzardo di Alessandro Piva a Las Vegas ultima modifica: 2018-05-17T17:13:17+02:00 da MARTA SOLIGO

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