Una mostra grandiosa in un piccolo spazio

Antonella Mason presenta per la prima volta in pubblico la sua installazione di quasi due metri per sei, intitolata Diario della terza dimensione - Relazione tra conscio e inconscio 364giorni+1, nella Sala Comunale d’Arte di Trieste.
scritto da ENNIO POUCHARD

Antonella Mason, attiva tra Venezia e New York, ha scelto di presentare per la prima volta in pubblico la sua installazione di quasi due metri per sei, intitolata Diario della terza dimensione – Relazione tra conscio e inconscio 364giorni+1, nella Sala Comunale d’Arte di Trieste, che si affaccia sulla splendida Piazza dell’Unità d’Italia. 

Il Diario è un’opera di 364 cartoncini di 14,6×20,6 cm, dipinti all’acquarello e acrilico, montati a mosaico e realizzati uno al giorno nel 2017, esprimendo visivamente il proprio stato d’animo, con data e ora appena leggibili in sovraimpressione. È fatto di pittura gestuale, i cui colori, su uno sfondo di luce con vibrazioni che vanno dall’oro al bronzo, sono attinenti a valori simbolici – blu per il conscio, rosso per l’inconscio – dialoganti tra loro attraverso le scale dei complementari e secondari. Il “+1” che sta nel titolo corrisponde al 365° giorno ed è quello del suo compleanno, il 23 aprile, suddiviso in 24 micro-quadretti (2,6 x 4,8 cm), vale a dire che in ogni singola ora di quella giornata l’autrice, insonne, ne ha dipinto uno, assemblandoli poi in un pilastrino di plexiglas. 

Diario della Terza Dimensione in 364 giorni+1; il 365°, il “+1”, figura e, a destra, nelle proporzioni reali e ingrandito

Due dei giorni del Diario: il 20 gennaio e il 9 aprile 2017

Tale modo di fare, nel pieno fervore di una rigogliosa età matura, ha una logica consequenziale al percorso intrapreso nel nuovo millennio da Antonella Mason scavando sempre più nel proprio “io”, alla ricerca del significato di una creatività coniugata all’esistenza. Da questa analisi interiore il suo operato è evoluto per cicli, il primo dei quali, Becoming (“Divenire”), incentrato sulla raffigurazione metaforica di stati d’animo, e il secondo, Vertically (“In verticale”), con opere in prevalenza di grandi dimensioni dove le progressive prese di coscienza, nel teatro delle sue frequentazioni newyorkesi, inducevano rappresentazioni sempre più tendenti all’astrazione. 

Questo “viaggio” l’artista l’ha compiuto in un serrato dialogo decennale – destinato a continuare – instauratosi con il neuroscienziato americano James Stellar per indagare le reciprocità tra arte e neuroscienza, dopo l’incontro avvenuto a una sua mostra che destò interesse nello studioso. I motivi che giustificano tale interesse trovano conferma nell’analogia, dimostrata dal Premio Nobel per la medicina del 2000 Eric Kandel, tra i due ambiti, per il fatto che il processo di riduzionismo applicato in area scientifica è identico a quello di un pittore quando passa dal figurativo all’astratto, avviando il fenomeno che riporta formalmente l’immagine alle sue componenti basilari di forma-linea-colore-luce. In definitiva, si sostiene oggi, le medesime domande e gli stessi obiettivi sull’esistenza umana pertengono a neuroscienziati e artisti astratti. Si spiega dunque il progressivo slittamento di Antonella Mason dal figurativo al linguaggio informale del Diario, che è l’esito di uno scavare a fondo in sé stessa, finché si è trovata proiettata in un “oltre” che ha chiamato Terza Dimensione, identificandola quale luogo dove conscio e inconscio, ragione e sentimento, determinano – entrando in rapporto dialogico – le potenzialità che l’artista riversa con libero proliferare nella propria invenzione creativa. 

Il Diario è opera di grande impatto spettacolare, a sé bastante per soddisfare il visitatore, ma la curatrice della mostra, Elsa Dezuanni, per offrire una più ampia visione del lavoro recente di Mason, ha aggiunto tre tele di grandi dimensioni del 2016 – Unione, Origine e Incertezza – che sono apparizioni cosmiche dove con vigore coloristico – di viola, azzurri, verdi acidi, gialli citrini, rossi accesi o aranciati – in vortici fatti di masse che si aggregano e disgregano, l’artista ha fatto esplodere la propria energia. 

Unione, 2016, cm 98 x 200

La stessa energia è ripresa mentre nasce nei brevissimi video con performance, proiettati sullo schermo nella saletta d’ingresso. 

Elemento terminale, per ora, dell’esplorazione nella sfera psico-emotiva di Antonella Mason, a proposito del Diario in una monografia dedicatale la curatrice scrive:

viene da pensare che l’artista abbia coniugato le memorie della sontuosità bizantina dei mosaici della veneziana basilica di San Marco con l’energia pura di segni liberati dalla forma e imprevedibili come il brulicare esistenziale di New York.

 

Una mostra grandiosa in un piccolo spazio ultima modifica: 2018-05-18T17:54:35+01:00 da ENNIO POUCHARD

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