Gas, l’arroganza incendiaria del sultano

La Turchia intensifica la pressione nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, senza per ora spingersi a sfidare le società internazionali - Eni, innanzitutto - che hanno acquisito l’esclusiva delle esplorazioni sottomarine
scritto da DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]
Se non è un fuoco d’artificio prelettorale, Erdoğan minaccia di gettare altro olio nell’incendio mediorientale, intensificando la pressione nella Zona Economica Esclusiva di Cipro. Il progetto, annunciato dal premier turco Binali Yıldırım, è di inviare la trivella sottomarina appena acquistata da Ankara, a svolgere esplorazioni dentro le acque cipriote. Non ha specificato dove esattamente, ma a Cipro sono convinti che non oserà sfidare le società internazionali che hanno acquisito l’esclusiva delle esplorazioni sottomarine. 

L’aggressività turca non sembra quindi ostacolare il piani della Repubblica di Cipro. Alla fine di aprile Claudio Descalzi si è incontrato a Nicosia con il presidente cipriota Nikos Anastasiades  e gli ha confermato l’intenzione dell’Eni di continuare la sua opera di esplorazione nelle acque dell’isola. Il governo cipriota ha un’ottima opinione del colosso energetico italiano, con cui collabora ottimamente da molti anni. Ma, dopo quello che è successo con la piattaforma Saipem 12000 nel febbraio scorso, Nicosia si è chiesta se l’Eni può contare sulla protezione delle forze armate italiane. Tanto più che l’Italia continua a essere senza governo.

Nikos Anastasiades  con Claudio Descalzi

Nel colloquio, lo stesso Descalzi ha mostrato di condividere, almeno in parte, le preoccupazioni cipriote. L’Eni, ha sottolineato, è decisa a essere presente nella molto promettente carta dell’energia nel Mediterraneo orientale e su questo ha il sostegno, se non del governo ancora in via di formazione, sicuramente del vertice delle istituzioni della Repubblica italiana. Traducendo, la figuraccia del governo di Paolo Gentiloni, che si è rifiutato di mostrare la bandiera della flotta italiana di fronte alle cannoniere turche nel Blocco 3 della Zona Economica cipriota, non sarà ripetuta:

Il blocco 3 rimane lì, non si sposta. Ci andremo di nuovo e poi di nuovo e di nuovo, finchè qualcuno non si stancherà. Certo, io non butterò via i miei soldi,

ha dichiarato l’amministratore delegato dell’Eni. Entro l’anno andrà avanti anche l’esplorazione degli altri blocchi acquisti, come il 2, l’8, il 9 e l’11, ha aggiunto Descalzi, ricordando che tali diritti di esplorazione sono costati al gruppo circa settecento milioni di euro.

 

Mentre rimane ancora da definire i tempi per il ritorno della nave esplorativa Saipem12000 nelle acque cipriote, l’Exxon Mobil ha annunciato che agli inizi di ottobre comincerà le trivellazioni nel blocco 10 della Zona Economica Esclusiva di Cipro.

Si tratta della porzione di mare proprio di fronte al giacimento gigante Zohr che ha scoperto proprio l’Eni nelle acque egiziane. Proprio per questo, la società statunitense ritiene molto probabile trovare delle riserve equivalenti a Zohr. Nelle intenzioni degli americani, il gas che sperano di scoprire dovrebbe venire commercializzato sotto forma liquida (LNG) e sono pronti a investire, insieme con fondi del Qatar, nella costruzione a Cipro di una fabbrica di liquefazione.

È una proposta che i ciprioti considerano con favore. È stata oggetto di discussione nel vertice a tre (Cipro, Israele e Grecia) che si è tenuto a metà maggio nella capitale dell’isola. Tutti e tre i giocatori preferiscono mantenersi tutte le opzioni aperte, dal momento che non è ancora chiaro l’ammontare complessivo delle riserve sottomarine dell’area.

Anastasiades e Tsipras sono rimasti favorevolmente impressionati dal categorico rifiuto di Netanyahu di considerare l’ipotesi di una pipeline sottomarina che attraversi la Turchia. Fino a pochi anni fa, al ministero dell’energia israeliano non escludevano questo percorso. La strada, infatti, da Israele verso le coste turche passa obbligatoriamente da Cipro, considerati i pessimi rapporti di Tel Aviv con il vicino Libano. Ora però lo scenario è completamente cambiato: Erdoğan non solo ha posto il veto a qualsiasi compromesso sostenibile su Cipro, ma fa la voce grossa anche con Atene e Tel Aviv.

L’unico impegno che hanno asssunto i tre paesi è di mantenere aperta l’opzione della condotta sottomarina Eastmed, che dovrebbe portare il gas israeliano, cipriota ed egiziano in Europa attraverso la Grecia e l’Italia. Si tratta di un’opera tecnicamente impegnativa e costosa. Dovrebbe estendersi per almeno 1.520 chilometri e forse anche di più se si seguono i rilievi del fondale, evitando acuratamente le acque turche. L’Unione Europea sostiene con forza il progetto, mentre la Russia lo ritiene concorrenziale e la presidenza Trump deve ancora decidere quale deve essere il suo atteggiamento verso Erdoğan. In ogni caso, Eastmed è realizzabile solo se le riserve dell’area giustificano tale investimento.

La portaerei statunitense Iwo Jima

Ma si prospetta anche l’eventualità di un gasdotto su scala molto più ridotta e regionale. Sta per essere sottoscritto un accordo di vendita di gas cipriota all’Egitto. La fornitura avverrà attraverso un condotto sottomarino, al quale si potrà agganciare anche Israele, se lo desidera. A condizione, anche in questo caso, che le esplorazioni in corso svelino riserve in grado di sostenere la spesa.

Dall’importanza dei giacimenti dipende anche la soluzione della liquifazione del gas e del trasporto verso i mercati via nave. L’Eni è da sempre disponibile verso ambedue le soluzioni, sia Eastmed che la liquefazione. Tanto più che dispone già di due impianti sulle coste egiziane.

È questo piano energetico che la Turchia vuole vanificare, usando sia la propria potenza militare che presunti “diritti violati” dei turcociprioti. Fino all’anno scorso, l’atteggiamento dell’Europa e delle società interessate era di spingere Nicosia a trovare una qualche soluzione con Ankara, in modo da disinnescare nuovi focolai di crisi. Oggi questa ipotesi è ampiamente ritenuta irrealistica. Le rivendicazioni turche sul Mediterraneo orientale sono  considerate palesemente infondate e lo stesso Erdogan un interlocutore del tutto inaffidabile. Ma non per questo meno pericoloso: la presenza della portaerei americana Iwo Jima accanto alla trivella della Exxon Mobil è la dimostrazione migliore.

Gas, l’arroganza incendiaria del sultano ultima modifica: 2018-05-19T12:32:39+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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