80 anni fa Lili Marlene. Accompagnò la Germania al suo destino

Portata al successo nazionale da Lale Andersen e quindi al trionfo mondiale da Marlene Dietrich, la malinconica canzone della giovane sentinella fu presto bandita e la sua trasmissione vietata alle radio militari su ordine di Goebbels che ne aveva intuito la carica, a suo dire disfattista.
scritto da MARIO GAZZERI

Ritmato sulle struggenti note di Lili Marlene, il declino della Germania hitleriana è stato studiato e analizzato come pochi altri periodi della storia tedesca del ventesimo secolo, dai sinistri trionfi delle parate notturne dei giovani nazisti a Norimberga alle sconfitte di El Alamein e Stalingrado, anticamera dell’inferno che si sarebbe abbattuto sul paese tra il 1944 e il 1945.

Composta nel 1938, esattamente ottant’anni or sono, la canzone (il cui originale titolo esatto era “Lili Marleen, das Maedchen unter der Laterne”, “Lili Marleen, la ragazza sotto il lampione”) fu presto bandita e la sua trasmissione rigorosamente vietata alle radio militari su ordine del potente ministro della propaganda Joseph Goebbels che ne aveva intuito la carica, a suo dire potenzialmente disfattista.

Portata al successo nazionale da Lale Andersen e quindi al trionfo mondiale da Marlene Dietrich, la malinconica canzone della giovane sentinella che “Unter den Kaserne” evoca gli incontri con la sua ragazza, sembrò presto la proiezione musicale del disincanto che lentamente si impadroniva dei tedeschi, cittadini di un grande paese già sconfitto vent’anni prima e al quale poi venne promesso un Reich di mille anni che come si sa ne durò solo dodici.

Già residente negli Stati Uniti, Marlene Dietrich tornò nel suo paese nel 1945 al seguito delle vittoriose truppe alleate e, per di più, in divisa militare americana. Un dettaglio anti-patriottico ostentato di fronte alla prostrazione morale e materiale dei suoi compatrioti sconfitti e che non le fu facilmente perdonato.

C’è nella canzone tedesca, e non nelle sue traduzioni in tutto il mondo, una “sehnsucht” una malinconia che sottende presagi di sventura a dispetto delle parole ripetute  ogni volta alla fine del refrain, “Wie einst Lili Marleen, wie einst Lili Marleen…”. “Come una volta, Lili Marlene, come una volta, Lili Marlene…”. Se si leggono attentamente gli ultimi “versi” di questa canzone, di questa poesia vorremmo dire, (“Wenn sich die spaeten nebeln dreh’n/ Wer wird bei der Leterne steh’n/ Mit dir, Lili Marleen/Mit dir, Lili Marleen?..“, “Quando le tarde nebbie svaniranno/ chi sarà di nuovo sotto il lampione/ con te, Lili Marlene, con te Lili Marlene?”), allora si ha quasi la sensazione che dietro la ragazza evocata con tanto nostalgico amore, ci sia la stessa Germania… “quando le tarde nebbie svaniranno”, quando sarà finita la guerra. Tra le canzoni più note in tutto il mondo, è da alcuni anche considerata la più bella.

Lili Marlene fu forse l’ultima canzone di una serie di leggendarie musiche che in Germania era cominciata con il teatro e il cabaret, dai tempi di Bertolt Brecht in poi. E soprattutto negli anni di Weimar quando a Berlino arrivavano scrittori da tutto il mondo per vivere quei tempi e quei luoghi dove coesistevano i nuovi ricchi borghesi (magistralmente disegnati da Georg Grosz) e un popolo affamato e già decimato dalla Grande Guerra e dalla successiva epidemia di “influenza spagnola”.

La democrazia e la libertà avevano inopinatamente creato nuove culture, nuove prospettive sociali e culturali e aperto le porte ad una nuova libertà sessuale. Una Berlino che pulsava cultura in un mondo di miseria (e a noi italiani viene in mente il neorealismo del nostro secondo dopoguerra) e che solo l’avida, ingorda insensatezza della politica francese accecata dalla “révanche” poteva ignorare con i suoi “diktat” di Versailles pretendendo risarcimenti astronomici che determinarono in Germania la grande crisi economica. E con la svalutazione alle stelle, crollò assieme all’economia anche la democrazia di Weimar, aprendo le porte all’estremismo nazional-socisalista.

Lo scrittore britannico Christopher Isherwood (compagno di vita del poeta Wystan Hugh Auden) narra nel suo bel libro “Addio a Berlino” (recentemente ripubblicato da Adelphi), quegli anni di speranze e di orrori. Suo è il racconto “Sally Bowles”, da cui venne tratto il film “Cabaret” con Liza Minnelli. Un grande successo di pubblico ma non altrettanto della critica più avveduta che giustamente vide nel film una Berlino troppo hollywoodiana.

Più vicino forse a riprodurre il clima di quegli anni ci sembra sia stato il serial televisivo “Babylon Berlin”, la mega-produzione di Sky trasmessa anche in Italia alcuni mesi or sono. Ora Berlino è ritornata ad essere la capitale culturale europea, ma nelle sue strade non echeggiano più le note di “Lili Marleen”. “Wie einst, Lili Marleen..Wie einst Lili Marleen…

80 anni fa Lili Marlene. Accompagnò la Germania al suo destino ultima modifica: 2018-05-21T15:43:29+02:00 da MARIO GAZZERI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento