Artisti a Venezia. L’arcipelago di Jerka

Mostra personale della pittrice - figlia d'arte di Vincenzo Eulisse - allo Spazio Micromega Arte e Cultura
scritto da FRANCO AVICOLLI

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i vuole portare a conoscere Jerka Eulisse, sua figlia, e tu cominci a entrare nel suo mondo quando sei ancora sulle scale e poi un po’ di più quando ti racconta di lei e ti mostra le sue opere per dirti che sono di una artista e passa da un’opera all’altra che appoggia religiosamente alla parete e con lo stupore della scoperta e ti dice che quei quadri erano in giro e li ha raccolti qua e là e tu hai la percezione che Vincenzo Eulisse veda le opere nella successione temporale del padre che guarda incredulo il ritratto  della sua bambina, ora  artista. Ti mostra le opere del periodo più nitidamente “eulissista” con figure e fughe geometriche, la città e la fabbrica, animali, simboli militari e i robot, la figura che Jerka aggiunge all’immaginario che ha visto sulle opere del padre. Eulisse dispone i quadri lungo le pareti e ti parla come un padre cosciente che per  “i padri la semplice pennellata di un figlio è opera d’arte” e allora continua a mostrati i quadri e ti parla da artista e tu senti che ha l’odore dell’orgoglio. E segui perciò il succedersi delle immagini che ai motivi primitivi aggiungono la consistenza della materia e la sua presenza diffusa e  non puoi resistere all’artista padre che ti ha tirato a bordo della barca e voga con foga sicura tra un isolotto e l’altro come fossero pezzi di arcipelagomondo e l’Eulisse padre ti dice che i primi quadri hanno la tipica impostazione della pittura, vengono da dentro e sono forme equilibrate dello spazio al quale vogliono dare un volto e hanno riferimenti che possono ricordare Sironi o Pizzinato o anche Severini, dice lui,  ma anche Eulisse, tu pensi e glielo dici al padrepittore che sorride con il quadro di Jerka mentre se lo guarda e te lo mostra.

 E poi continua e dice, mentre ti propone una nuova visione dell’arcipelago fatto di collages “bellissimi”, dice, e raccontano della città che non dorme con i temi tipici della street art  e subito ti invita a guardare l’altro appena lasciato, “questi erano a Urbino” e poi ti racconta con molte interruzioni, ma sempre con forza, di quando Jerka è andata a stare con lui nella terra dei Montefeltro, “e questi li aveva un avvocato” e poi perdi semplicemente il conto di tutti i posti e delle persone che avevano i quadri di Jerka, venduti o donati, che lui ha raccolto.

Il Cencio continua a vogare e non sosta e spinge la barca e sembra abbia dimenticato che lui stesso è nella corrente e agita le braccia ora vuote ora con un’opera di Jerka e tu pensi che forse sta nuotando con la figlia e sorride.

Negli ultimi tempi – ti dice – Jerka frequentava una banda di writers [dice proprio “banda” con il compiacimento affettuoso del padre che perdona la magagna alla figlia ora che sa che è una artista, cioè fuori da ogni giudizio semplicistico] e andava in giro a dipingere sui muri e ha dipinto sui muri della Svizzera di lingua tedesca e poi anche sui muri della Germania e firmava sempre le sue opere e a me toccava perciò pagare le multe. Viaggiava in modo avventuroso, dice, come ricordando qualcosa e io penso che forse sta pensando a se stesso sulla moto rossa e russa alla quale era attaccato un sidecar.

“Poi venne a Venezia” dice l’Eulisse padre. Dipingeva in casa o in giro e frequentava il centro “Venezia Viva” e  Silvano Gosporini e Lili Olbi in arte Nicola Sene e il suo guardare si fece più acuto, imparò ad andare nel profondo facendo delle bellissime opere grafiche dove i temi dell’arte della strada appaiono più intensi e più gioiosi e dicono della musica, del ballo e di cristi  e della condizione dell’uomo. 

Nelle opere più recenti si nota che l’esperienza muralistica che concede molto  alla celebrazione dello spazio e predilige le forme dilatate, era entrata con forza nel suo stile e mentre l’Eulisse padre e pittore mette assieme gli isolotti perché tu veda l’arcipelago, noti che le reminiscenze di mondi rivisitati che appaiono qua e là, sono come dei bastoni che aiutano l’andare di Jerka verso la lingua di un dire  che voleva essere mondo. E ti pare proprio che  vada crescendo con la strada e  diventi un linguaggio che non cerca risposta, ma solo la possibilità di continuare a camminare.

E guardi quindi ad una delle ultime opere e vedi che Jerka sta camminando per la strada che dipinge dal chiuso della casa mentre guarda alla riva che essa vede  e il Cencio ti dice che Jerka non usava più i pennelli e soltanto lo spray e che gli pare che le ultime produzioni non hanno la passione di una volta e tu pensi ai bozzoli che diventano farfalle che inondano la strada, un incessante cammino che raccoglie brandelli della vita, quella che ora l’Eulisse padre vuole ricomporre con le opere di Jerka.

(Mostra personale di Jerka Eulisse, presentazione di Toni Toniato, Venezia, San Maurizio 2758, apertura mercoledì 30 maggio 2018, ore 18)

Artisti a Venezia. L’arcipelago di Jerka ultima modifica: 2018-05-29T15:39:21+02:00 da FRANCO AVICOLLI

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