Le strade del Molise

È una regione con tutte le caratteristiche della terra di transito e lo è perché lo dice il clima, lo dicono la fauna e la flora e lo dice soprattutto l'Appenino tremolante che l'attraversa.
scritto da FRANCO AVICOLLI

È appena uscito “Cartoline dalla terra che forse esiste”, una raccolta di schede sul Molise, una regione quasi ignota che conserva molte qualità della vita come quella di desiderare, per esempio, un altrove che deve esistere, ma anche quella di poter contemplare il tempo e sentirne il peso.  Il Molise ha tutte le caratteristiche della terra di transito e lo è perché lo dice il clima, lo dicono la fauna e la flora e lo dice soprattutto l’Appenino tremolante che l’attraversa. È perciò e quasi  per corrispondenza con i caratteri della sua natura, terra di emigrazione tanto che per ogni molisano residente, ce ne sono tre in giro per il mondo. Se dovessi scegliere una metafora della regione, prenderei un pastore, molte pecore e una zampogna e li metterei assieme su un sentiero erboso appena accennato, un tratturo che si perde verso l’orizzonte che il regista argentino Fernando Birri assimilava all’utopia, il luogo che spinge a camminare. 

Questa raccolta è come il gesto del pastore che torna con il racconto del viaggio che rende vera  la terra che forse esiste. Il libro nasce dall’amore e dalla sensibilità di Francesco Giampietri, che ne ha curato la gestazione e la realizzazione. 

(“Cartoline dalla terra che forse esiste” a cura di Francesco Giampietri, L’Erudita, Roma 2018, pp. 124)

Le strade del Molise non danno mai la sensazione dello sforzo, non hanno la pretesa di farti credere che si inerpicano verso cime impervie e neppure ti fanno pensare che stanno rischiando l’osso del collo per pendii scoscesi più del necessario. E non per indolenza, ma per una loro natura che le assimila al territorio di cui sono una rivelazione. Esse si srotolano lungo i versanti dei rilievi che si succedono senza soluzione di continuità, si confondono con le valli che sono testimonianza della distanza e differenza di una collina dall’altra. Affiancano un fiumiciattolo, un ruscello, un corso d’acqua o lo incrociano. Per questo andare senza una direzione precisa, per il loro mostrarsi come cercassero qualcosa come si conviene alle strade, viene da dire, che però  non si trova alla fine, ma lungo il percorso, anzi nel loro stesso ancheggiare, sembra che la loro esistenza sia autoreferenziale. 

Se le guardi da qualche luogo e da una lontananza compatibile, pensi che  siano una traccia del costone lungo il quale si allungano, un modo per disegnare una particolare modulazione di un fianco con le sue macchie  di vegetazione, una masseria o  un masso che sporge. Se invece ti concedi al loro essere un varco aperto nella natura del luogo e credi che  abbiano l’ambizione di arrivare da qualche parte, finirai per capire che non temono di stancarsi, perché tra lo sculettare verso l’alto e il concedersi alle lusinghe del minore sforzo verso il basso, curva dopo curva – sono proprio tante le curve delle strade del Molise! –  non ti concedono un tratto pianeggiante seppur breve, un segno che sia l’accenno ad un bisogno di ristoro.

Insomma, vanno in su, le strade del Molise e anche in giù, giocano a un saliscendi con qualche breve tratto che si curva lievemente verso l’alto o pende verso il basso, ma mai con l’equilibrio in asse. 

 Mi piace questo essere delle strade del Molise che è un invito a dialogare con i disegni con cui ama mostrarsi il territorio, e se vai perciò da Isernia a Longano avendo in mente di arrivare a Castelpizzuto e andare oltre, dove la strada quasi scompare per diventare bianca ed essere più vicina alla natura della macchia mediterranea, un segno polveroso che porta verso il Matese con una vegetazione arruffata o pulita e una fauna che vola, striscia, corre e si blocca per stupirsi con il tuo stupore cittadino e pensando e andando e guardando avanti, curvando e sapendo che le curve sono tante e che dietro ogni curva c’è quello che non c’era prima e pensi a Roccamandolfi dove arriverai tra un po’ e poi vedi come Roccamandolfi, curva dopo curva, diventa più grande e poi senti lo spazio che ti invade con una grandezza in cui Roccamandolfi sembra sospesa perché è tra un giù e un davanti che non riesce a riempire ed è simile ad un impero scandito da macchie di bosco e da paesetti più in giù come Cantalupo e Frosolone di fronte, punti dell’ampiezza in cui appaiono piccolo senso del mondo, vitale godimento e respiro dello spazio stesso di cui tutti questi piccoli segni di vita sono il disegno e una ragione. E comprendi che il piccolo spiega il grande in un alternarsi disegnato dalle curve. Sono proprio tante le curve delle strade del Molise!  Risucchiato da quell’aprirsi del mondo che si afferma con il piccolo che c’è dentro, raggiungi Frolosolone e poi il passo in su della montagna che ti invita ad andare oltre, ad entrare nel bosco di Sessano e ancora oltre e di nuovo nella strada che porta a Isernia e guardi allora che ora è mai dopo tutto questo andare per curve e pendii e vedi che è passata più o meno un’ora e già sei tornato al punto da dove se partito, avendo attraversato tutti gli spazi che sono quinte delle curve, affreschi di mondi e di umanità paesana che ti dicono perché gli uomini hanno sempre creduto che gli dei vivono nello spazio.

Le strade del Molise ultima modifica: 2018-06-08T23:26:14+00:00 da FRANCO AVICOLLI

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