Il Corriere di Tunisi, una storia italo-mediterranea

È l’unico giornale italiano stampato nel mondo arabo, nel cuore del bacino del Mediterraneo. Fu fondato nel 1869 da Giulio Finzi, livornese, che dopo i moti carbonari del 1820-21 fu costretto a lasciare l'Italia, come molti altri connazionali, per cercare rifugio politico in Tunisia.
scritto da Barbara Marengo

È l’unico giornale italiano stampato nel mondo arabo, nel cuore del bacino del Mediterraneo. Il Corriere di Tunisi esce ogni mese dal 1956, con direzione, redazione e uffici in un vecchio palazzo nel centro della capitale nordafricana. Un giornale che da sessantadue anni, e anche da prima come vedremo, ha un direttore con lo stesso cognome, quello dei Finzi.

Come nasce e come dura nel tempo una testata pubblicata in italiano, in Tunisia?

È una storia mediterranea che parte da Livorno dopo i moti carbonari del 1820-21: una storia di rifugiati politici in cerca di asilo, che percorrevano al contrario le rotte dei disperati di oggi, scendendo da Nord a Sud. Giulio Finzi, livornese, nella città del Granducato di Toscana non ci poteva più restare, non dopo aver partecipato ai primi movimenti tesi ad abbattere le monarchie.

Due secoli fa, assieme a numerosi compagni in fuga da diversi stati italiani, si imbarcò su una “nave della speranza” e fu scaricato sulle spiagge di Capo Bon, la lunga penisola che protegge il golfo di Tunisi. Capo Bon è una fertile terra che per secoli molte generazioni di italiani coltivarono, fino al 1956, quando il nuovo stato tunisino espropriò le campagne e allontanò molti coloni residenti; le terre di Capo Bon confinano verso sud-est con le terre della famiglia Barca: sì, proprio quella di Annibale…

I coloni italiani nei primi decenni dell’Ottocento salvarono centinaia di connazionali che fuggivano dalla restaurazione monarchica e lasciati nelle acque tunisine dai bastimenti provenienti dall’Italia. Società di mutuo soccorso e ospedali italiani per l’assistenza ai profughi sorsero per volere della comunità levantina. L’esodo verso la Tunisia continuò fino alle grandi migrazioni di fine Ottocento e inizio Novecento, che videro soprattutto siciliani passare il breve tratto di mare che separa l’Europa dall’Africa.

Sotto l’Impero ottomano, nel XIX secolo, Tunisi era governata da una dinastia beycale che accoglieva e proteggeva gli stranieri intraprendenti: Giulio Finzi e molti come lui, laici, democratici, provenienti da un’Europa in fermento, furono messi in grado di lavorare per il paese nordafricano, con idee e mentalità imprenditoriali. Grazie a medici, banchieri, commercianti, agricoltori, tipografi, operai, architetti – e immancabili avventurieri – la bianca capitale adagiata sul Mediterraneo seppe in pochi decenni far prosperare una società cosmopolita, curiosa e operosa, libera anche se sottoposta al controllo dei funzionari del Bey, e capace di sviluppare lavoro e arte, cultura e commerci assieme a una relativa libertà religiosa. Anche a Tunisi, come a Istanbul, Alessandria, Smirne, Salonicco, la comunità levantina cresceva, allevando generazioni con una mentalità e un linguaggio particolari, mescolando italiano, greco, arabo, francese, turco, oggi patrimonio di poche migliaia di residenti superstiti.

In questo ambiente dinamico Giulio Finzi, rilegatore di professione, aprì una tipografia e mise su famiglia: siamo nel 1829, data d’inizio di una lunga impresa familiare e di una dinastia di stampatori. Nel 1869 fu fondato il Corriere di Tunisi, giornale diretto alla foltissima comunità italiana – e non solo. A Tunisi i residenti stranieri, francesi e italiani, maltesi e greci, avevano dato vita a quell’atmosfera ricca di idee e di attività economiche che suscitò gli appetiti delle potenze straniere dopo il declino dell’Impero ottomano, indebolito dalla guerra russo-turca.

Il Congresso di Berlino stabilì il protettorato francese sulla Tunisia, scavalcando gli interessi dell’Italia che aveva nella capitale della riva sud del Mediterraneo numerosi e strutturati interessi economici. oltre a una folta e produttiva comunità. A seguito del Trattato del Bardo del 1881 la Francia si insediò in Tunisia con un governatore: nella capitale uno dei primi provvedimenti politici fu chiudere il giornale dei Finzi. La tipografia si trasferì dalla sede della Medina all’europea Rue de Russie, animata strada vicino al mercato centrale, accanto al bellissimo edificio che fino a pochi anni fa ospitava l’Ambasciata d’Italia.

Nel 1956 la Tunisia divenne indipendente: nello stesso anno Elia Finzi chiese e ottenne di poter ristampare Il Corriere di Tunisi. E così fu, ed è fino a oggi. I figli hanno rilevato il testimone dal padre Elia, che a sua volta ha coraggiosamente continuato la tradizione dell’avo Giulio e del padre Giuseppe. Cinque generazioni di Finzi oggi rappresentate da Silvia, docente universitaria, che dirige il giornale, e Claudio, che ha aperto una tipografia industriale in periferia.

Elia Finzi, mancato pochi anni fa, punto di riferimento della comunità italiana, era fiero di affermare che la prima linotype del Maghreb fu acquistata dalla loro stamperia, e che nella sede della Medina si radunavano mazziniani e liberali fuggiti dall’Italia: presso i Finzi fu creata una sezione della Giovane Italia mentre Garibaldi faceva strage di cuori tra le belle signore levantine.

Elia è stato tra i fondatori della FUSIE (Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero) e per decenni ha diretto giornale e impresa commerciale dall’alto di una vera e propria tolda di nave abbarbicata in cima a una scricchiolante scala di legno, con vista su uffici e linotype, seduto alla vasta scrivania, affiancato dalla moglie Lea autorevole e attenta, accanto a lui a un tavolo più piccolo. Sempre entusiasta e fiducioso, ottimista tra mille ostacoli, Elia Finzi ha vissuto durante la sua vita ogni tipo di esperienza, inclusa l’occupazione nazista che costrinse ai lavori forzati sulle linee ferroviarie.

Oggi la figlia Silvia continua – tra non poche, immaginabili difficoltà di ordine economico, politico e sociale – la linea editoriale del giornale, che si pone come ponte tra le culture, informando gli italiani di Tunisia e della diaspora di quel che accade nel paese magrebino, in Italia e in Europa. Collaboratori esterni e responsabili locali delle varie rubriche contribuiscono alla redazione del mensile che viene venduto in Tunisia e all’estero, in abbonamento. Oggi sono meno di seimila gli italiani residenti in Tunisia, mentre tra fine Ottocento e per grande parte del Novecento erano più di centomila.

Fino a un secolo fa il Mediterraneo entrava in città: lambiva la Porta del Mare, ingresso della Medina. Un’importante bonifica, avvenuta nella prima metà del Novecento, permise la costruzione della città europea: con i suoi magnifici edifici eclettici – oggi in gran parte bisognosi di restauri – è stata progettata attorno alla Medina araba soprattutto da architetti italiani, e costruita da maestranze italiane e tunisine. Il bel teatro ottocentesco ornato da velluti e ferro battuto è nato per ospitare le frequenti esibizioni di opere italiane che facilmente sbarcavano al porto tunisino. Quasi di fronte al teatro, sulla vasta Avenue Bourguiba, sorge la cattedrale cattolica; la sinagoga è stata costruita non lontano. Nella Medina la moschea dell’Olivo (al-Zaytuna) risale all’VIII secolo ed è sostenuta da quasi duecento colonne romane, trasportate dall’antica e vicina Cartagine.

Memorie italiane di Tunisia è il titolo di una serie di volumi editi dai Finzi, con il contributo dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto di Cultura, scritti in italiano e in francese, corredati da belle fotografie, che comprende: “Mestieri e professioni degli italiani di Tunisia”, “Pittori italiani di Tunisia”, “Architetture italiane di Tunisia”, “Le théatre Municipal de Tunis”, “L’alimentazione degli Italiani di Tunisia”, “Scrittori e poeti italiani di Tunisia” .

Questi libri descrivono una parte importante della storia italiana che oggi si tende a dimenticare. Una storia che dimostra come il Mediterraneo, nel bene e nel male, sia unito da mille fili ancorati alle diverse latitudini delle sue rive. Tunisi dista cinquanta minuti di volo da Roma; per capire storia antica e drammatico presente, basta aprire una carta geografica.

Il Corriere di Tunisi, una storia italo-mediterranea ultima modifica: 2018-06-25T19:13:22+02:00 da Barbara Marengo

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