“Una sconfitta, non la fine”. Parla Antonio La Forgia

“Per la sinistra ora è il momento di soffrire. Va lasciato ai nostri avversari il tempo di dimostrare la loro incapacità. Non facciamo come con il cavaliere, che venne fatto cadere dopo solo nove mesi”, dichiara l’ex presidente della Regione Emilia Romagna.
scritto da Matteo Angeli

I cinque stelle? Un imbroglio terrificante… Liberi e Uguali? Meglio perderli che trovarli.

Antonio La Forgia, già presidente della Regione Emilia Romagna ed esponente di spicco della stagione ulivista, non ha dubbi: per la sinistra italiana non è il momento di tentare fusioni a freddo con altri soggetti politici. La débâcle nel secondo turno delle comunali di domenica, dopo quella del 4 marzo, è parte di un calvario che va vissuto fino in fondo. Solo così, la sinistra potrà sperare di avere qualche possibilità per rinascere dalle proprie ceneri.

Antonio La Forgia

Antonio La Forgia, cosa pensa della sonora sconfitta subita dalla sinistra in occasione delle recenti elezioni comunali?
Si tratta di una sconfitta che sul piano politico era inevitabile e necessaria. Tuttavia, essa porta con sé anche degli elementi positivi.

In che senso?
Citando Achille Occhetto, “la rinascita dei comunisti è fallita, sulle nostre ferite bisogna solo spargere il sale”. Questo è l’unico modo di risalire la china.

Perché autopunirsi?
Perché avevamo trovato un leader capace e abbiamo fatto di tutto per farlo fallire. Certo, avrà avuto qualche difetto, si è mostrato meno solido di quanto sperato, ma Matteo Renzi era un buon leader.

Per uscire dalla crisi la sinistra ha quindi bisogno di trovare un nuovo leader?
La questione è, piuttosto, se Renzi riuscirà a tornare a ricoprire questo ruolo.

Nella tornata elettorale di domenica, tradizionali “roccaforti rosse” sono cadute a vantaggio di 5 stelle e Lega. Pensa che il problema sia “culturale”, ovvero che una parte dell’elettorato tradizionale della sinistra sia – da sempre – contro una società aperta?
Non credo che il problema sia legato all’elettorato tradizionale, che ha peraltro sufficientemente tenuto. Il nodo della questione, piuttosto, è che non riusciamo a soddisfare i cittadini con un’offerta politica che abbia un gusto adeguato ai sapori di questo tempo. Se in Italia 5 stelle e Lega fanno il 55 per cento dei voti, o il popolo è “bestia” o abbiamo sbagliato tutto. E io tendo a propendere per questa ipotesi.

Avvicinarsi ai 5 stelle potrebbe essere una soluzione per recuperare i voti perduti?
No, i 5 stelle sono solo un imbroglio terrificante.

E allora torniamo al punto di partenza… Che fare per risalire la china?
Dobbiamo creare qualcosa di sinistra. Bisogna lavorare su questo, con calma. Ora è il momento di soffrire.
Dobbiamo lasciare ai nostri avversari il tempo di dimostrare la loro incapacità. Evitiamo di fare come con Berlusconi, che venne fatto cadere dopo solo nove mesi.
L’importante è non cascare nel loro imbroglio. Discutere sul contenuto delle affermazioni di Salvini, ragionare su quello che dice, ci fa solo perdere consensi. Ci vuole calma e pazienza. Non trasformiamoci in anti-Salvini, perché altrimenti finiamo per fare il loro gioco.

Qual è secondo lei l’ingrediente principale di un programma di sinistra in grado di riconquistare gli elettori italiani, soprattutto quelli più giovani?
Non c’è molto da inventare, la cosa più importante adesso è risultare minimamente credibili. Il governo Renzi secondo me era molto di sinistra, con una giusta impostazione europea. I due nodi che restano sono quelli dell’immigrazione e del debito. Vanno affrontati, non raccontando un bel sogno ma – ripeto – facendo lo sforzo di essere credibili. Bisogna soffrire.

Per la sinistra italiana è cominciata la traversata del deserto…
O Renzi fa come la fenice o dovrà venir fuori un altro leader. E di altri leader al momento non se ne vede neanche l’ombra.

Un riavvicinamento all’altra faccia della sinistra, quella di Liberi e Uguali, potrebbe rendere meno dolorosa la traversata nel deserto?
Quelli è meglio perderli che trovarli…

“Una sconfitta, non la fine”. Parla Antonio La Forgia ultima modifica: 2018-06-26T18:05:33+02:00 da Matteo Angeli

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