Le comiche del “law professor” Conte a Bruxelles

Il presidente del consiglio dà lezione di legge ai partner europei, nell'ilarità generale. Partito per il vertice Ue per "vendicare" l'onore del paese, torna a Roma con scarsi risultati. Che all'alleato leghista forse non dispiacciono
scritto da Marco Michieli

I’m a law professor rimarrà negli annali dei divertissement dei Consigli europei. Secondo The GuardianThe Financial Times e Politico.eu, non smentiti, il presidente del consiglio Giuseppe Conte avrebbe pronunciato queste parole durante la lunga maratona notturna a proposito del documento finale del Consiglio europeo che si doveva occupare tra le altre cose di immigrazione.

Secondo Politico.eu, a un certo punto della nottata Conte avrebbe affermato di voler usare un approccio legale allo sviluppo delle conclusioni del Consiglio (delle dichiarazioni politiche, senza alcun valore legale). Alla richiesta di Conte avrebbero risposto nell’ilarità generale il primo ministro svedese Stefan Löfven (“Io sono stato saldatore”) – e il presidente di turno il primo ministro bulgaro Boyko Borisov (“Io sono un pompiere” – per poi aggiungere “Questo non è il modo di negoziare”).

Donald Tusk, Angela Merkel e Giuseppe Conte durante il Consiglio europeo

Il simpatico siparietto, determinato anche dall’inesperienza politica del presidente del consiglio, cela qualche elemento di riflessione sulla strategia di conduzione delle trattative del governo italiano con i partner europei. Si è deciso di battere i pugni sul tavolo, di tenere in ostaggio il consiglio con la minaccia di un veto su temi slegati dall’immigrazione – come la difesa e il commercio internazionale – e si sono ottenuti dei risultati ben lontani dalle aspettative del governo italiano. Non è così che si tratta con i partner europei: possono essere snervanti le lunghe procedure decisionali europee ma non si avanza per rotture. E questo è il messaggio che Löfven e Borisov volevano far passare al primo ministro italiano.

Via twitter, il premier Conte aveva dichiarato al suo arrivo:

In questi anni l’Italia ha ricevuto manifestazioni di solidarietà a parole. Ora basta. Questa è l’occasione in cui tutti possono finalmente dimostrare la solidarietà con i fatti.

E l’Italia però ne esce ancora con manifestazioni di solidarietà a parole. Come tutti i governi precedenti, anche il governo Conte si è trovato di fronte a non poche difficoltà davanti alla richiesta di una condivisone degli oneri della gestione e dell’accoglienza dei migranti. E probabilmente, come ha sottolineato l’ex presidente del consiglio Paolo Gentiloni, l’azione del governo Conte ha interrotto il lungo processo di riforma e di persuasione che i governi precedenti avevano avviato.

Consapevolmente o meno, con la vicenda Aquarius l’Italia ha dato il via a una crisi europea e tedesca in particolare, in un momento di contrazione degli arrivi (e proprio quando Francia e Germania cominciavano a discutere di riforma dell’Eurozona).

Il governo giallo-blu ha fatto così da sponda all’ultimatum del ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer, leader della Csu e alleato (critico) della cancelliera Angela Merkel: le proprie dimissioni di fronte a una soluzione insoddisfacente del consiglio europeo sul problema del movimento infra-Ue dei migranti alla ricerca di asilo. Il Consiglio europeo si è trasformato così in un tentativo di mantenere la cancelliera alla testa del governo della Germania. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni nei rapporti tra Cdu e Csu. Ma in ogni caso l’ingenuo – o forse cinico – atteggiamento italiano peserà nei rapporti futuri con la cancelliera.

Ma quel che è peggio è che oggi l’Italia è isolata nell’Unione europea. Si trova tra il blocco europeista a guida franco-tedesca e il gruppo di Visegrad.

Giuseppe Conte tra Donald Tusk ed Emmanuel Macron

E si è visto quest’isolamento e questa durezza dove hanno portato.

Nelle conclusioni del Consiglio infatti non solo non si riforma il regolamento di Dublino e rimane pertanto in vigore il principio del primo paese di arrivo: quindi rimane il paese di arrivo quello che dovrà esaminare la domanda di asilo.

Ma gli stati membri dovranno anche riprendersi i migranti passati negli altri paesi Ue senza che la loro domanda fosse esaminata nel paese di arrivo.

Inoltre i centri di accoglienza che il governo italiano ha richiesto su territorio europeo e nei paesi di partenza non verranno realizzati: saranno i singoli paesi europei su base volontaria a decidere di questo.

Su quest’ultimo punto il governo italiano ha avuto qualche garanzia dagli altri governi europei? Se si, quali sono i paesi che si sono resi disponibili?

Fonti europee citate dal Daily Express parlano di Conte come:

Un leader senza esperienza che è venuto però a battere i pugni sul tavolo. Potrebbe farsi male alla mano, fare in modo che gli altri lascino il tavolo o rompere il tavolo.

E Conte si è ferito la mano. Chi ne guadagna è invece la Spagna che è indicata come lo stato membro Ue che riceverà “sostegno finanziario e non solo” per contenere i flussi migratori provenienti dal Marocco.

Forse per il Movimento Cinque Stelle e Giuseppe Conte era un ingenuo tentativo di riportare nell’agenda europea il tema dell’immigrazione, in un momento tuttavia di gestione “ordinaria” del fenomeno.

Però a pensar male si potrebbe immaginare che chi ha sollevato il tema, il ministro dell’interno Matteo Salvini, da politico navigato sapesse quali fossero le reali possibilità di successo del governo italiano.

Si può imaginare che il leader della Lega stia conducendo una campagna elettorale permanente, e di successo stando ai sondaggi.

Si può infine immaginare che tutto sommato, in questa campagna elettorale permanente, il cattivo risultato del Consiglio europeo funzioni bene per la Lega: le consente di continuare con il mantra dell’Unione europea sorda alle esigenze dell’Italia.

Per capitalizzare poi in futuro.

Magari con la proposta elettorale dell’uscita dall’Unione.

Le comiche del “law professor” Conte a Bruxelles ultima modifica: 2018-06-29T18:12:56+02:00 da Marco Michieli

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