River of Silence. Il massacro impunito delle native canadesi

Quattromila famiglie indigene hanno perduto una madre, una sorella, una figlia. Nell’omertà che troppo a lungo ha coperto e favorito una strage che poteva essere evitata. Un nuovo film ne racconta la storia.
scritto da MARCO CINQUE

Spesso c’è un fiume, che diventa un sentiero di lacrime e sangue, nella storia e nella memoria di molti popoli nativi del cosiddetto Nuovo Continente. Dal massacro del 1864 di Cheyenne e Arapaho, i cui corpi martoriati furono lasciati tra i flutti e lungo le rive del fiume Sand Creek (vicenda evocata anche in una splendida canzone di Fabrizio De Andrè), fino alla recente strage di donne native del Canada, molte delle quali sono finite tra le gelide acque del Red River di Manitoba.

In una trasmissione della tv nazionale canadese Cbc, si è appreso di un’indagine condotta dal movimento Walk 4 Justice, che ha rivelato la scomparsa, gli stupri e gli omicidi di almeno 4232 donne indigene dal 1980 ad oggi, come conferma anche un’inchiesta della Nwac (Native Women’s Association of Canada).

Nel dicembre dello scorso anno, a seguito dell’incriminazione di Raymond Cormier per l’omicidio della quindicenne Tina Fontaine, ritrovata chiusa in un sacco nel fiume Red River, lo stesso primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha solennemente promesso che avrebbe fatto luce su questa mattanza:

Il livello della violenza contro le adolescenti indigene è una tragedia nazionale. Le vittime meritano giustizia, le loro famiglie un’opportunità per rimarginare le ferite ed essere ascoltate.

Anche Carolyn Bennett, ministro per gli affari indigeni, ha rimarcato la gravità di questa vergogna:

A prescindere dal numero delle vittime, il livello di violenza contro le donne e le ragazze indigene è una tragedia nazionale, tuttora in corso.

Molte famiglie delle vittime chiedono oggi la riapertura di casi chiusi frettolosamente, tra cui ne emergono 225 ancora irrisolti. Per lo più si tratta di vittime giovani e adolescenti, soprattutto emarginate, tossicodipendenti, prostitute, autostoppiste.

Nel febbraio del 2016 salì alla ribalta la tragica storia di Rinelle Harper, una studentessa sedicenne ripescata nuda e in fin di vita tra i fiumi Assiniboine e Red River. L’adolescente indigena era stata ripetutamente violentata da due uomini e gettata nel fiume. Riuscita a tornare a riva, la giovane fu di nuovo aggredita brutalmente, finché restò esanime. Credendola morta, i due uomini la lasciarono alla corrente di un fiume che non è riuscito a diventare la sua tomba.

Ciascuna delle quattromila famiglie indigene che hanno perduto una madre, una sorella, una figlia, è devastata non solo dal lutto e dall’atrocità dei crimini commessi, ma anche dall’omertà che troppo a lungo ha coperto e favorito una strage che poteva essere evitata o almeno contenuta.

A testimoniare su questa tragedia nazionale c’è anche Petie Danette Chalifoux, una nativa della nazione Cree, cresciuta nella riserva Driftpile, in Canada. Oltre a essere una danzatrice, Petie si occupa di cinematografia e da tempo è impegnata attivamente nella lotta per la difesa dei diritti delle donne indigene, realizzando diversi film con badget limitati, per raccontare storie legate ai retaggi, ai miti e alle drammatiche vicende del suo popolo.

Nel suo ultimo lavoro cinematografico, River of Silence, scritto assieme al marito Michael Auger (che è anche il regista), Petie vuol far aprire gli occhi e i cuori su una vicenda troppo a lungo ignorata e occultata, su cui la polizia canadese ha colpevolmente taciuto o deciso di non indagare. 

Il film River of Silence scaturisce anche dal trauma vissuto in prima persona dalla stessa Chalifoux, che nel 2000 perse la nonna in tragiche circostanze. La vicenda allora fu, come tutte le altre, destinata a essere archiviata e a trasformarsi in un altro numero da aggiungere alle altre migliaia di aborigene scomparse e uccise.

Michael Auger e Petie Danette Chalifoux

Ma Petie non ha voluto che sua nonna restasse soltanto un anonimo dato nel triste elenco delle sparizioni e anche questa è una delle ragioni che l’hanno indotta a scrivere questo film, dove si narra la storia di una famiglia indigena della riserva di Buffalo Mountain, a Vancouver, formata da Helen Wolf (Mariel Belanger), suo marito Nathan (Stan Isadore) e dalla loro figlia Tanis (Roseanne Supernault). Come tante altre giovani native, anche Tanis scompare e in seguito viene ritrovata uccisa.

In un’intervista, il regista Michael Auger affermava:

I temi su cui abbiamo lavorato in questo film li abbiamo discussi da quando abbiamo preso l’impegno di filmare, più di dieci anni fa, quindi l’argomento delle donne indigene scomparse e uccise, ma anche della violenza in generale, è centrale, assieme ad altre questioni come il razzismo, la colonizzazione e la distruzione ambientale.

Di certo la speranza di Petie è che il film River of Silence contribuisca a spezzare il cerchio di violenza e di morte che si abbatte sulle donne del suo popolo e che faccia luce su una realtà troppo spesso dimenticata o destinata a un oblio di omertà, impunità e menzogne.

Petie Chalifoux durante la danza dei cerchi (foto Marco Cinque)


Sin da bambina Petie è stata affascinata dalla danza e anche se alle donne indigene normalmente veniva insegnata la danza delle farfalle, lei era fortemente attratta dalla hoop dance (danza dei cerchi), per lo più riservata agli uomini. La hoop dance è la più spettacolare e difficile tra tutte le danze native ed è ricca di simbologie: rappresenta il cerchio della vita, dove ogni danzatore narra la propria storia e le proprie connessioni, sia con la Madre Terra sia con tutte le sue creature. Il carattere forte di Petie l’ha portata a intraprendere questa sfida e, dopo aver chiesto il permesso agli anziani della sua comunità, è riuscita a realizzare la sua aspirazione, diventando così una straordinaria interprete della danza dei cerchi.

Dal 1995 è stata presente agli eventi più importanti, partecipando nel 2002 al campionato mondiale di hoop dance, dove si è classificata clamorosamente al secondo posto ed oggi è considerata tra le più quotate danzatrici in circolazione.

River of Silence. Il massacro impunito delle native canadesi ultima modifica: 2018-06-30T14:14:42+01:00 da MARCO CINQUE

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