Se Conte decidesse di contare

Il presidente del consiglio non riesce a essere preso sul serio. Perché il potere del governo è nelle mani dei suoi vice. E se cambiasse gioco, prendendoselo, il potere che gli spetta?
scritto da GUIDO MOLTEDO

Giuseppe Conte, non si riesce a prenderlo sul serio. È pure “foggiano”, come l’apostrofa Vittorio Feltri dopo averlo definito “pollo” all’indomani della sua performance a Bruxelles. Dove ha fatto la solita parte del “ci facciamo riconoscere” cercando di mettere in riga i ventisette colleghi capi di stato e di governo con “I’m a law professor”, con il risultato di far ridere tutti di gusto. E gli sta pure andando bene, se nelle conferenze stampa internazionali non gli hanno ancora chiesto conto del suo curriculum taroccato.

Ma perché il nuovo presidente del consiglio non è preso sul serio, né dai media critici con il governo in carica né all’estero ma neppure nel suo stesso campo politico?

È perché è stretto dentro un sandwich soffocante tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, al quale è politicamente collegato (e che – perché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio – gli ha messo alle costole Rocco Casalino, potente emissario della Casaleggio associati). Insomma questo è il refrain: non è il governo Conte ma il governo SalviMaio.

Politicamente è un dato inoppugnabile. Non è stato eletto, si trova a essere PdC solo perché i due non sono riusciti a mettersi d’accordo su chi dovesse guidare il governo. Non è neppure un politico mentre i due sono capi politici.

Signor nessuno. Arlecchino servo di due padroni. L’asino di Buridano. Certo, tutte le possibili varianti per descrivere (o deridere o denigrare) la posizione senza precedenti  in cui si è trovato il professore di Firenze, senza neppure acquistare il biglietto della lotteria, hanno fondamento e sembrano trovare riscontro nell’evidente impaccio con cui si sta muovendo. Già, l’impaccio. Vedremo però se è dovuto prevalentemente al fatto di essere un novizio. Oppure perché non è nelle condizioni di decidere nell’autonomia di cui dovrebbe godere chi è nella sua posizione.

Quest’ultimo punto è presentato come un dato non solo evidente (come si è detto prima) ma perfino immutabile.

Ne siamo sicuri? Siamo sicuri che SE il “law professor” prenderà dimestichezza con il suo ruolo e SE capirà che dispone di un potere rilevante non lo userà e diventerà una sorpresa non proprio piacevole per i suoi due “vice”, soprattutto per Matteo Salvini?

Quale potere? Il potere che deriva dal rovesciamento della sua debolezza. Se è lui il punto di equilibrio tra i due alleati, ha il potere di farlo saltare. Con le dimissioni. Anche solo con la minaccia di darle. Un’arma atomica nella situazione data. Già, se Conte è a palazzo Chigi come esito di un compromesso Lega-Cinque stelle, che succederebbe se dovesse decidere di mollare tutto? Non provocherebbe una semplice crisi di governo, ma farebbe saltare per aria il patto faticosamente raggiunto. E difficilmente ricomponibile. Una forza potenziale enorme.

Di questa forza dispone Conte: SE dovesse mai decidere di contare.

Se Conte decidesse di contare ultima modifica: 2018-06-30T15:46:25+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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