Tunisi si tinge di rosa?

Souad Abderrahim, eletta sindaca della capitale del paese nordafricano, si definisce una “musulmana democratica”. Oggi la Tunisia conta cinquantadue donne sindaco su un totale di quasi trecento comuni
scritto da Marco Michieli

Farmacista e business-woman, Souad Abderrahim è stata eletta sindaco di Tunisi. O meglio Cheik El Medina, il titolo al maschile che spetta solo al sindaco della capitale, visto che occupa una posizione particolare durante le feste religiose. Abderrahim sarà la prima donna a ricoprire questo ruolo dal 1858, quando la carica è stata creata. La prima a essere eletta democraticamente e non nominata dal potere centrale (grazie al nuovo codice degli enti locali che ha introdotto l’elezione diretta dei sindaci). Ma soprattutto sarà il volto moderno, e non velato, del partito islamista Ennahda.

Dedico questa vittoria a tutte le donne del paese, ai giovani e alla Tunisia.

ha dichiarato la neosindaca ai media.

Abderrahim è stata eletta dai consiglieri municipali di Tunisi (26 voti a favore e 22 contrari) in una lotta serrata con il suo avversario politico Kamel Idir, responsabile locale sotto il regime dell’ex presidente Zine el Abidine Ben Ali e testa di lista del partito Nidaa Tounès (laico e di centrosinistra), il partito creato dall’attuale presidente delle repubblica Béji Caïd Essebsi e alleato di Ennahdha a livello nazionale.

Souad Abderrahim con la fascia da sindaco

Alle elezioni municipali del 6 maggio scorso, segnate da un forte astensionismo e vinte da liste indipendenti un po’ in tutto il paese, Ennahdha era arrivato in testa nella capitale ma senza avere la maggioranza assoluta. La votazione del consiglio comunale risolve uno stallo di qualche mese.

Rappresentante degli islamisti, la nuova sindaca deve la sua elezione, tuttavia, alle divisioni della sinistra. Il Fronte popolare (quattro seggi) e Corrente democratica (otto seggi) non hanno partecipato al secondo turno di votazione come gesto di protesta contro i due candidati rimasti in ballottaggio, Abderrahim e Idir, colpevoli di rappresentare i due partiti che stanno “mettendo in ginocchio la Tunisia”. L’altro aiuto a Abderrahim è venuto poi da Unione civile, un cartello elettorale formato da partiti di sinistra e liberali, il cui motto era “tout sauf Ennahdha” (“Tutti tranne che Ennahdha”). Una parte di questa coalizione ha invece votato per la candidata di Ennahdha, mettendo fine all’effimero esperimento politico.

Il voto ha avuto anche implicazioni sul governo nazionale. Soprattutto per l’alleato-avversario di Ennahda: Nidaa Tounès. Il partito laico del presidente Essebsi aveva vinto le elezioni legislative del 2014. Con le elezioni municipali ha perso Tunisi e Sfax, la seconda città della Tunisia. Ed è alle prese con una guerra interna tra il primo ministro Youssef Chahed e il capo del partito Hafedh Caïd Essebsiet, figlio dell’attuale presidente della repubblica.

Chi è Souad Abderrahim? La sindaca si definisce una “musulmana democratica”. È nata a Sfax ed è l’altra particolarità di questa elezione: non è una beldyia, cioè una discendente delle famiglie che governano Tunisi da secoli. È soprattutto una conservatrice. Le sue posizioni le hanno valso il soprannome di Souad Palin. (in riferimento alla repubblicana americana Sarah Palin.)

Anche se si considera un’indipendente, la sua carriera politica è tutta interna a Ennahda. Sin dall’università, Souad Abderrahim milita nelle organizzazioni studentesche vicine al partito islamista, almeno fino alla loro dissoluzione nel 1991 da parte di Ben Ali. E da allora tiene un basso profilo, si dedica alla propria attività di vendita di prodotti farmaceutici (che oggi dovrà lasciare in virtù di una legge sul conflitto di interessi).

Quando nel 2011 la Rivoluzione dei Gelsomini abbatte il regime di Ben Ali, Abderrahim riprende a fare politica. Con Ennahda entra in parlamento, dove ne rappresenterà il lato moderno e liberale, dopo aver abbandonato il velo, simbolo dell’islamismo politico.

Con qualche gaffe iniziale. Come quando dichiara che le libertà devono essere

[…] inquadrate nei consuetudini, le tradizioni e la moralità del paese.

Poi ritratta e viene eletta presidente della commissione parlamentare per i diritti dell’uomo e le libertà.

Souad Abderrahim

Come candidata alla testa del comune di Tunisi non suscita grandi simpatie. Nemmeno nella sua base. Tuttavia, secondo il politologo Riadh Sidaoui:

[…] anche se la base radicale del partito ha provato un certo malessere, il fatto di detenere il comune della capitale, importante dal punto di vista simbolico e del prestigio, potrebbe accontentare i militanti.

Di sicuro Abderrahim ha trovato dietro di sé dei compatti dirigenti del partito che l’hanno sostenuta lealmente sino all’ultimo voto, poiché

[…] presentare come candidata una donna è un bel colpo per Ennahdha: per la sua immagine interna e per la sua immagine all’esterno. È la strategia di Ennhadha quella di presentare delle “vetrine” liberali per mostrare che non sono dei radicali.

dice Hasni Abidi, direttore del Centre d’études et de recherche sur le monde arabe et méditerranéen.

Durante la campagna elettorale la neosindaca ha puntato sul miglioramento estetico di Tunisi, alle prese dal 2011 con una grave crisi nella gestione dei rifiuti, sul potenziamento delle infrastrutture e sulle politiche ambientali. Un altro modo per cercare di modernizzare l’immagine del proprio partito, promuovendo un’azione politica pragmatica ed efficiente.

Ma Abderrahim solleva molti dubbi, soprattutto tra le associazioni che si occupano della promozione e della tutela dei diritti delle donne: “non c’è spazio per la libertà assoluta o integrale” ha spesso ripetuto. E durante la campagna elettorale molti hanno ricordato alcune sue dichiarazioni in occasione del dibattito sui timori delle donne per un governo islamista. Alla radio aveva anche attaccato le madri single, che

non dovrebbero poter aspirare a una cornice legislativa che protegga i loro diritti […] sono un’infamia […] eticamente non avrebbero diritto di esistere.

Karima Brini, presidente dell’Associazione delle donne di Kef, sostiene che Abderrahim

[…] non è un tecnico, non conosce i problemi sul terreno, gioca sempre la carta della moralità senza tenere conto della realtà […] Le madri single non sono donne moderne o sessualmente libere: la maggior parte di esse sono giovani delle aree rurali del paese che non hanno accesso alla contraccezione e che non conoscono i loro corpi.

Brini però riconosce che il popolo tunisino è molto conservatore, forse più conservatore degli stessi discorsi di Ennahdha.

E Abderrahim è un’abile politica.

Recentemente le è stata chiesta la sua posizione sulla proposta di legge che stabilisce l’eguaglianza di genere nella successione ereditaria. Oggi la regola in vigore è quella prevista dal Corano e dalla sharia: “Al maschio la parte di due femmine” (sura 4, versetto 11). Alla richiesta di una sua opinione, Abderrahim ha preferito evitare di rispondere, dicendo che non può pronunciarsi su un progetto di cui non conosce i contenuti e che verrà discusso in parlamento.

Souad Abderrahim tra i dirigenti di Ennahda

Per tale ragione la giornalista Rihab Boukhayatia invita l’opinione pubblica liberale del paese – e gli osservatori esterni – a considerare con spirito critico la vittoria di Abderrahim. Secondo la giornalista, il rischio è di far passare come una vittoria delle donne un’abile operazione politica.

Essere donna non è un merito, né una competenza, né una qualità in sé stessa […] Non è infatti una forma di sessismo anche la riduzione di una donna, di una personalità pubblica, alla sua appartenenza di genere?

Per Boukhayatia favorendo Abderrahim si favoriscono politiche contro la donna:

Guardatele queste militanti dell’islamismo, quelle che vogliono un modello di società ineguale, quelle che sono contro l’eguaglianza nella successione testamentaria, quelle che sono contro l’aborto.

Se è lecito avere dubbi sulla promozione di politiche a favore delle donne da parte di Ennahda, è tuttavia innegabile che con le recenti elezioni municipali molte donne sono riuscite ad accedere a cariche di potere, grazie ad una legge molto severa sulla parità. Secondo l’Instance indépendante électorale (Isie), il quarantasette per cento degli eletti nei consigli comunali sono donne e tra queste il trenta per cento era capolista. E oggi la Tunisia conta cinquantadue donne sindaco su un totale di quasi trecento comuni.

Tra crisi economica e scontro politico, le difficoltà della giovane democrazia tunisina rimangono molte.

Tunisi si tinge di rosa? ultima modifica: 2018-07-05T13:37:24+00:00 da Marco Michieli

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