Jack Hirschman, the Red Poet

La storia e le poesie del “Poeta di San Francisco”. Ottantaquattro anni vissuti coraggiosamente controcorrente. Senza smettere di battersi contro la guerra e a favore degli emarginati.
scritto da MARCO CINQUE

Jack Hirschman è un ragazzo ottantaquattrenne, tra le voci più alte e combattive della controcultura statunitense. Poeta, scrittore, artista e perfomer a tutto tondo, la sua poetica è un lungo percorso di coerenza, impossibile da separare dalla sua quotidianità: tra parola e vita, infatti, egli non marca nessuna distanza, nella febbrile ricerca di quella che lui definisce “verità dell’essere”.

Nato a New York, nel Bronx, in gioventù insegnava presso la UCLA di Los Angeles (tra i suoi studenti figurava anche un certo Jim Morrison, poi leader dei The Doors), da dove fu espulso per il suo attivismo politico contro la guerra: promuoveva col massimo dei voti gli studenti passibili di arruolamento, per evitar loro di partire per il Vietnam.

Anche se amico di molti poeti della Beat Generation, Hirschman si differiva politicamente da una corrente letteraria che lui definiva una “rivoluzione borghese”, perfino un “business letterario”, mentre era più vicino a poeti come Amiri Baraka e a movimenti radicali come il Black Panther Party. In un’intervista rileva che

la Beat Generation non è un’avanguardia. La vera avanguardia è quella capace di lottare contro le ingiustizie ed è vicina alle istanze dei poveri nel mondo. Questa è la responsabilità dei veri poeti.

Pur boicottato dal mercato editoriale statunitense, Hirschman ha pubblicato più di cento libri e realizzato un’infinità di traduzioni, da nove diverse lingue, di autori come Majakovskij, Dalton, Pasolini, Scotellaro, Laraque, Celan, Heidegger, Neruda e molti altri.

A proposito di Pasolini, in una recente intervista Hirschman ha affermato:

Penso che la più grande tragedia della poesia del ventesimo secolo sia stata il suo assassinio. Dopo Pasolini c’è un vuoto enorme, un buco gigantesco. Tanti negli Stati Uniti lo conoscevano per i suoi film, ma lui era un poeta fino in fondo. Il cinema del resto è stata una continuazione della poesia con forme espressive diverse. La sua morte è stata una grande tragedia.

La sua ispirazione comunista lo porta da sempre a fianco degli ultimi, tra poveri, senzatetto, emarginati, immigrati e carcerati. L’idea di poesia di Hirschman infatti è ben lontana dai salotti letterari e dalle accademie, i suoi ambiti naturali infatti sono le strade, le piazze, i teatri, i centri sociali, le scuole, le carceri e le periferie. Il suo attivismo militante gli è costato diversi arresti negli Stati uniti, cosa ben difficile da immaginare per un poeta o uno scrittore italiano.

La scrittura per lui non dev’essere un linguaggio “innocuo”, teorico e retorico, ma deve vivere materialmente anche al di fuori dei contenitori in cui le parole sono rinchiuse, disposte in bella fila su pagine silenziose. La sua voce potente, spesso intrecciata a percorsi sonori e ritmici, è un’esperienza che chi ha avuto la possibilità e la fortuna di vivere non può dimenticare. Epico un suo reading a San Francisco, città in cui egli vive e dalla quale è stato nominato “Poeta Laureato”, che dedicò ai senzatetto, declamando versi roventi davanti a un pubblico di settecento homeless.

Ma il suo impegno più grande è da sempre quello contro la guerra:

Sono nato durante la seconda guerra mondiale, quando si diceva “uccidi i nazisti”. Conosco l’esperienza della guerra in Vietnam, della guerra in Corea e di tutte le guerre. E le guerre sono un’esperienza che non bisogna ripetere, favorire o aiutare. Mai!

In Italia Hirschman ha una collaborazione storica con la Casa della Poesia di Baronissi (Salerno) e i suoi libri sono tradotti da Raffaella Marzano e pubblicati da Multimedia Edizioni, mentre i suoi frequenti reading italiani, realizzati nel vivo del tessuto sociale, sono promossi e organizzati da Sergio Iagulli, marito della Marzano. Dal 1992 Sergio e Raffaella sono praticamente diventati la sua famiglia italiana.

Personalmente ho avuto modo di collaborare con Hirschman in diverse occasioni, in istituti scolastici, nelle carceri, nelle periferie, con letture sposate a interazioni musicali; ma si è lavorato anche in  progetti editoriali e volumi, dove gli stessi detenuti e detenute, sia statunitensi che italiani, sono diventati i protagonisti principali.

Nel 2009, assieme a Sarah Menefee, Bobby Coleman e Cathleen Willams, Hirschman fonda le Revolutionary Poets Brigade. Si tratta di un’organizzazione internazionale di poeti politicamente e socialmente impegnati, che oggi conta gruppi in diverse città: Los Angeles, Albuquerque, Chicago, Burlington, Parigi, ma anche Roma, Bari, Pesaro e in svariate altre città italiane. Persino un gruppo di detenute e detenuti hanno costituito un gruppo nelle Marche.

Spesso in giro per il mondo, assieme alla moglie Agneta Falk (anch’essa artista e poetessa), il prossimo 13 dicembre Hirschman sarà a Baronissi (paese dal quale, nel 2008, è stato anche nominato cittadino onorario), dove si festeggerà l’ottantacinquesimo compleanno del “Poeta Rosso”, altro soprannome che gli è stato dato. In questa occasione, assieme a lui, ci saranno autori, scrittori, artisti, poeti, amiche e amici da ogni parte del mondo, che celebreranno l’umanità e l’impegno di un uomo che, seppur colpevolmente ignorato dai grandi circuiti letterari, lascerà un segno profondo e indelebile nella storia e nella poesia di questo secolo.

SENTIERO
Vai al tuo cuore infranto.
Se pensi di non averne uno, procuratelo.
Per procurartelo, sii sincero.
Impara la sincerità di intenti lasciando
entrare la vita, perché non puoi, davvero,
fare altrimenti.
Anche mentre cerchi di scappare, lascia che ti prenda
e ti laceri
come una lettera spedita
come una sentenza all’interno
che hai aspettato per tutta la vita
anche se non hai commesso nulla.
Lascia che ti spedisca.
Lascia che ti infranga, cuore.
L’avere il cuore infranto è l’inizio
di ogni vera accoglienza.
L’orecchio dell’umiltà ascolta oltre i cancelli.
Vedi i cancelli che si aprono.
Senti le tue mani sui tuoi fianchi,
la tua bocca che si apre come un utero
dando alla vita la tua voce per la prima volta.
Vai cantando volteggiando nella gloria
di essere estaticamente semplice.
Scrivi la poesia.

Jack Hirschman (2003), traduzione di Raffaella Marzano

Bibliografia

Il film documentario su Hirschman “Red Poet”, di Matthew Furey

Concerto poetico live presso il Liceo Morgagni di Roma

The Twin Towers Arcane

Servizio fotografico di Marco Cinque

Marco Cinque e Jack Hirschman (foto Giorgio Franciosini)

Jack Hirschman, the Red Poet ultima modifica: 2018-07-12T15:58:42+01:00 da MARCO CINQUE

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