#WorldCup. La vittoria del Gattopardo russo

La grande kermesse calcistica fa sognare i russi. Per qualche giorno. Poi tornerà tutto come prima, forse peggio di prima
scritto da ANNALISA BOTTANI

A pochi giorni dalla fine dei Mondiali la Russia si riscopre più viva che mai, fiera di se stessa, ancora capace di credere in un sogno. La sera della sconfitta del team russo contro la Croazia, malgrado la delusione, si respirava aria di serenità, tra canti, cori e la possibilità di “esistere” realmente, al di là delle etichette politiche o delle appartenenze. Lo hanno dimostrato i ventiquattromila fan che si sono radunati a Mosca per ringraziare la nazionale. Ma non solo: il Guardian ha raccolto, all’inizio di luglio, le testimonianze di molti cittadini russi che hanno ricordato, grazie a questa edizione dei Mondiali, i “bei vecchi tempi sovietici”, così cari a Putin. 

“Siete nati per rendere le fiabe realtà”, motto della contraerea sovietica, è divenuto lo slogan parafrasato di alcuni banner dei tifosi, mentre il portavoce di Putin Peskov ha addirittura paragonato il clima di festa per la vittoria della Russia sulla Spagna alle celebrazioni per la fine della Seconda guerra mondiale. Un riferimento politico che anche altri hanno colto individuando alcune somiglianze con il tanto amato “Giorno della Vittoria” (sui nazisti) staliniano. 

Spontaneità, gioia e voglia di sentirsi parte di una grande comunità sono reali, ma il sogno, purtroppo, è indotto. Il sogno che stanno sognando è, in realtà, del grande Gattopardo russo, responsabile di aver influenzato, come previsto, anche questo mandato.  

Sono in molti a chiedersi come sarà il risveglio non solo in queste ultime fasi in cui la Russia assiste solo da spettatrice e, in alcuni casi, con poco interesse, ma anche e, soprattutto, il 16 luglio, la giornata dopo la conclusione dei Mondiali. Nel corso di queste settimane la politica della tolleranza zero, ovviamente nei limiti, è stata “sospesa” verso i fan stranieri per dare della Russia un’immagine di sicurezza, di libertà, di ospitalità in una Mosca (e nelle altre città che hanno ospitato le partite) perfetta e “tirata a lucido” per i media e gli stranieri che ha ospitato uno dei più grandi eventi dai tempi delle Olimpiadi del 1980. 

Ovviamente ai russi non è sempre stata concessa la medesima libertà: “solo se si tratta di uno straniero”, questa è la risposta che un poliziotto ha dato ad uno dei fan russi che chiedeva se si poteva bere in strada. La polizia non ha dimenticato i consueti modi di interagire con i manifestanti, come dimostrano le dure reazioni verso le proteste contro la detenzione di Oleg Sentsov, il regista ucraino condannato a vent’anni di detenzione. Malgrado questo, hanno, comunque, beneficiato di un raro clima di euforia, senza incorrere eccessivamente in sanzioni (escludendo le proteste politiche soffocate sul nascere).  

Secondo alcuni analisti, ai cittadini rimarrà non solo l’orgoglio calcistico (in cui, peraltro, nessuno, prima delle vittorie, credeva), ma la fierezza di essere parte integrante di un tutto, di aver assaporato (anche se per breve tempo) la rottura di un isolamento che ha spesso provocato, soprattutto a causa dell’istigazione dei media di stato, un sentimento antioccidentale molto forte nella popolazione. 

Tuttavia, come la Russia della democrazia guidata, anche questo non è il loro sogno. Ma quello di Putin. 

Come già abbiamo raccontato su questa rivista all’inizio del Mondiale, l’obiettivo del presidente non era quello di farsi accettare dall’Occidente perché i rapporti di forza a livello internazionale sono cambiati, ma di mostrare alla Russia una nuova immagine di sé, una nuova Russia nata dalle ceneri dell’Impero che fu.

Mosca, crocevia della diplomazia mondiale

Obiettivo certamente raggiunto. Per Putin i Mondiali sono stati un’occasione senza precedenti non solo per siglare accordi con Paesi strategici, ma per rafforzare quella linea sottile di influenza che sta separando sempre di più l’Occidente da aree strategiche, tra cui rientra il Medio Oriente. E non parliamo solo dell’Arabia Saudita. Secondo quanto riportato da The Moscow Times, il presidente ceceno Kadyrov ha giocato un ruolo importante nell’agevolare la Russia nella definizione di accordi o nell’attivazione di partnership mirate. Dall’apertura a Grozny dell’hotel di lusso “The Local”, presso cui ha alloggiato la squadra egiziana, resa possibile, per la prima volta nel Caucaso del Nord, da un fondo straniero (“The Fabulous Abu Dhabi Hotel Management Company”) all’accordo da trenta miliardi di dollari siglato per costruire un impianto nucleare in Egitto. Ma gli esempi non finiscono qui: a maggio del 2017 un Ufficio dello “Sheikh Zayed Fund for Enterprise and Innovations Support” è stato aperto a Grozny, impegnando, per circa dieci anni, trecento milioni di dollari per le piccole e medie imprese (formazione, consulenza e supporto finanziario) nella Repubblica cecena, finanziando circa tremila imprese e creando più di settantamila posti di lavoro. In cambio Kadyrov ha sovvenzionato iniziative umanitarie, tra cui la ricostruzione della storica Moschea di Umayyad in Siria distrutta nel 2013, rivelatesi poi operazioni di intelligence. Ricordiamo che in Siria il Cremlino ha arruolato i ceceni musulmani nella polizia militare russa per mantenere l’ordine in aree riconquistate dal Governo siriano. Anche l’Iran è stata la prima squadra ad arrivare a Mosca per la Coppa del Mondo: combattendo fianco a fianco in Siria, hanno rafforzato il legame reciproco per riunire gli alleati europei nella tutela dell’Iran Deal, osteggiato da Trump, senza irritare lo storico rivale dell’Iran stesso: l’Arabia Saudita. A fine giugno i media di stato russi hanno dichiarato che il mondo “ha bisogno di una nuova mappa” e, anche se il riferimento era rivolto alla posizione di Trump sull’appartenenza della Crimea alla Russia, illustrava molto bene ciò che sta avvenendo realmente nel mondo. 

E con i Mondiali le opportunità di nuove sinergie sono raddoppiate. Secondo quanto riportato da Reuters, il 4 luglio la Banca di Stato russa Sberbank ha siglato un accordo per il ripianamento dei debiti di Agrokor, la più grande azienda croata di produzione e vendita di cibo nei Balcani, grazie ad un prestito di 1.1 miliardi di euro, scongiurando, insieme ad altri partner, il rischio di fallimento della compagnia e salvando circa sessantamila lavoratori. 

Insomma, un mosaico di alleanze fatto di accordi, telefonate, incontri che sta dando alla Russia un notevole potere, garantendole la possibilità di allacciare rapporti anche con Paesi che, per questioni geografiche e politiche, sono per ora “lontane” dalla sfera russa. Per le semifinali e, in particolare, per la partita Francia – Belgio, che ha visto la vittoria della Francia, Macron ha deciso di essere presente a San Pietroburgo, elemento che, malgrado l’assenza allo stadio di Putin, potrebbe andare nella direzione di un consolidamento delle sinergie avviate in quest’ultimo periodo tra Putin e Macron stesso.  

Con altri, invece, le relazioni si sono decisamente deteriorate. Basti pensare alla coppia britannica avvelenata ad Amesbury (la moglie è già deceduta), poco lontano da Salisbury, con la medesima sostanza (Novichok) utilizzata per l’ex agente russo Skripal e la figlia. Un nuovo episodio che ha ulteriormente peggiorato le pessime relazioni con Theresa May, convinta che dietro l’attacco vi sia la mano russa, accusa che Peskov, portavoce di Putin, ha negato con forza. 

Questo clima di tensione si inserisce in un contesto più ampio che vedrà un importante confronto, il 16 luglio a Helsinki, tra Putin e Trump, in grado, forse, di definire alcuni pezzi mancanti a livello internazionale, malgrado le continue schermaglie tra i due presidenti rafforzate anche da abili tecniche di propaganda. L’incontro tra il ministro degli esteri Lavrov e il segretario di stato Pompeo si terrà, comunque, dopo l’incontro del 16. 

Al di là del paziente lavoro diplomatico di Putin e dell’impensabile passaggio ai quarti di finale, sono in molti in Russia a credere che la manifestazione calcistica sia stata, tuttavia, un’ottima copertura per far passare leggi impopolari, tra cui la riforma delle pensioni. Secondo un sondaggio riportato da The Moscow Times, il 56 per cento dei cittadini ritiene che i Mondiali siano uno degli eventi più indimenticabili del mese di giugno, mentre il 31 per cento ha messo in primo piano la riforma, cui, in base alla testimonianza del Levada Center, quasi il novanta per cento dei cittadini si sta opponendo.

La partita della riforma pensionistica 

La riforma delle pensioni che ha suscitato l’ira e le proteste di moltissimi cittadini in tutta la Federazione sembra inserirsi in un labirintico disegno in cui la volontà riformista manifestata prima delle elezioni non trova una reale corrispondenza nelle strategie politiche attuate dal 4 marzo ad oggi. Dopo la vittoria Putin aveva, ovviamente, richiamato l’opinione pubblica alla prudenza, dichiarando che grandi riforme avrebbero richiesto tempo: l’orizzonte temporale, secondo i suoi calcoli, sarebbe stato di medio o lungo periodo. Non che l’opinione pubblica si illudesse, prima del voto, di optare per un governo improntato al cambiamento radicale. Ma dinnanzi ad alcune scelte è emersa una certa sorpresa per la mancanza di ricambio, ad esempio, nello staff del Presidente e nell’apparato governativo che ha visto la riconferma di Medvedev. Secondo il Carnegie Moscow Center, sono tornate alla memoria le note riforme – mai attuate – della metà degli anni duemila, tra cui l’ampliamento delle regioni e la riforma fiscale. Nel corso del Direct Line del 7 giugno, rispondendo alle domande sul mancato ricambio all’interno dell’apparato politico, Putin aveva sottolineato che il piano di riforme era stato definito in diciotto mesi proprio dalle persone che ricoprivano un ruolo nella precedente amministrazione e che la sostituzione di queste ultime con altre estremamente preparate avrebbe potuto prorogare ulteriormente l’attuazione delle nuove misure. È noto ormai che Putin ama lavorare con persone che conosce molto bene e di cui si fida. Lo dimostra la riconferma del capo di gabinetto Anton Vaino, del portavoce Dmitry Peskov, di Vladislav Surkov, assistente personale di Putin per l’Ucraina e il Donbass e del consigliere di politica estera Yuri Ushakov. E, anche se vi sono state nuove nomine, comunque, il tutto è avvenuto e avviene sempre sotto gli occhi vigili di persone di fiducia, i suoi vice primi ministri: Dmitry Kozak, Vitaly Mutko, Tatyana Golikova, Alexei Gordeyev. L’espressione “Putin’ stability”

sta assumendo un nuovo significato: corrisponde a tranquillità, mancanza di cambiamenti esterni, stesse persone per gli stessi incarichi. Anche la proposta di elevare l’età pensionabile sottoposta di recente dal Governo è un’idea che il Presidente ha sentito moltissime volte.

Un’idea che ha sentito moltissime volte, ma che, dopo la presentazione da parte del governo e, in particolare, da Medvedev, ha fatto intuire quello che potrà essere il corso politico della figura del presidente rispetto a quella di Medvedev stesso. Ossia il “buon Zar” che risolve i problemi, calibrando le “dure riforme” proposte dal governo sulle esigenze dei cittadini. 

Perché questa riforma non rientra nel grande piano di rinnovamento auspicato dai Russi?

In base alle ricostruzioni di Meduza, la proposta di riforma presentata a giugno alla Duma, che prevede dal 2019 l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile per gli uomini (da 60 a 65 al 2028) e per le donne (da 55 a 63 al 2034), non è in linea con la realtà socioeconomica russa, malgrado le dichiarazioni di Medvedev che ha più volte confermato di aver implementato gli ordini esecutivi del presidente. Secondo il primo ministro, l’età pensionabile era stata fissata negli anni Trenta: da allora non solo l’aspettativa di vita è aumentata di trent’anni, ma le condizioni lavorative sono migliorate. Inoltre, i trend demografici hanno sconvolto il sistema pensionistico, determinando un rischio concreto di non poter onorare i pagamenti in futuro. Già ora il sistema pensionistico è in deficit. Anche molti economisti considerano essenziale, non solo utile, questa riforma. Il portavoce della Duma Vyacheslav Volodin ritiene che

se non prendiamo alcuna decisione, si arriverà de facto a una riduzione dei benefici pensionistici. E non possiamo permetterlo.

Vi sono, comunque, disuguaglianze inaccettabili per l’opinione pubblica: anche il meno esperto dei deputati della Duma riceverà una pensione di 742 dollari, al netto delle imposte, al mese, mentre, mediamente, un cittadino russo riceverà 211 dollari al mese (sempre al netto delle imposte). 

I tempi per la riforma sono stretti: la proposta giungerà in prima lettura alla Duma, dopo aver completato l’iter previsto, e il Legislatore non si aspetta di adottare la legge prima dell’autunno. 

Ma l’opinione pubblica non la pensa allo stesso modo. Il punto critico è proprio legato all’età. In 47 regioni russe su 83 l’aspettativa media di vita per un uomo è inferiore all’età pensionabile proposta, ossia 65 anni. Gli slogan dei manifestanti la dicono lunga sulla complessità di una riforma considerata tra le più rischiose e pericolose del ventennio putiniano. “No alla riforma cannibalistica delle pensioni di Medvedev”, “il pensionato affamato è la vergogna dello Stato”, “una rapina nei confronti di decine di milioni di persone mascherata da riforma necessaria e un crimine verso i cittadini” (Navalny, la cui sentenza sospesa è stata prorogata di un anno fino a luglio 2019) sono solo alcuni giudizi e slogan che hanno infiammato le piazze di molte città russe (ovviamente non quelle che ospitano i Mondiali) dal 22 giugno e nei giorni seguenti con Navalny (dal 1° luglio) e altre forze di opposizione. Un’ondata di malcontento che non ha visto solo Navalny in prima linea, ma anche altre forze politiche – sinistra, destra, liberali – decise a protestare. Anche se un’opposizione davvero coesa tra forze così diverse è alquanto difficile da mantenere nel breve o medio periodo. Anche la Federazione dei Sindacati Indipendenti della Russia è scesa in piazza, ma anche in questo caso vi è il trucco: la Federazione è, infatti, controllata dalle medesime autorità che stanno cercando di implementare la riforma. Questa mossa solitamente viene usata dallo Stato quando vi sono riforme impopolari da proporre e si cerca di limitare il dissenso, monitorando costantemente le percentuali di gradimento di Putin.

Il malcontento ha fatto calare non solo i livelli di gradimento di Medvedev, considerato “l’inaffidabile” responsabile della riforma, ma anche quelli di Putin. Al 4 luglio, secondo quanto riportato dal Levada Center, il suo gradimento è sceso sotto il cinquanta per cento per la prima volta in cinque anni.    

Ed è proprio da questa riforma che si può intuire non solo il corso politico della figura del presidente e del primo ministro, ma anche di un mandato che non mette al centro né il cittadino né il desiderio riformista, ma una stasi politica che considera, invece, prioritari gli interessi dello Stato centrale. Subito dopo la presentazione della riforma e le reazioni della popolazione il Cremlino si è affrettato a prendere le distanze dalla proposta, affermando che Putin non è mai stato coinvolto nel processo decisionale in quanto tutto questo è “prerogativa del governo”, non del presidente, anche se – come precisato da Peskov – la promessa di Putin di non aumentare l’età pensionabile risale a 13 anni fa e gli scenari sono un po’ cambiati da allora. 

Secondo Meduza, come sempre, Putin, grazie alla collaborazione del partito Russia Unita, interverrà forse in ottobre, in seconda o terza lettura, per calmare gli animi facendo alcune concessioni, tra cui il mantenimento dei principali benefit per i soldati e le forze dell’ordine e la riduzione dell’aumento dell’età pensionabile per le donne. Il tutto accompagnato da una massiccia azione di propaganda attraverso i principali canali di comunicazione a disposizione del governo. Già in questa fase il Cremlino ha attivato un “gruppo informale” di esperti e spin doctor per gestire, in accordo con il team di politica interna del Cremlino, le ripercussioni derivanti dalla riforma. 

La spirale dei prezzi e le “riforme”

Intanto la stasi politica va “nutrita”. Mentre i cittadini erano concentrati sulle partite, nuove leggi erano e saranno pronte a colpire il portafoglio della popolazione. Elettricità, acqua e riscaldamento costeranno almeno il quattro per cento in più in molte regioni russe, mentre a San Pietroburgo e nella Repubblica di Sakha l’aumento sarà del sei per cento. Mosca, invece, vedrà un aumento del costo dei servizi di pubblica utilità del 3,5 per cento e un aumento, a livello regionale, del 4,5 per cento. Anche il prezzo delle sigarette subirà un aumento di almeno cinque rubli, anche se, secondo gli analisti, è, comunque, destinato a subire incrementi di prezzo, indipendentemente dalle scelte governative.

Un’altra legge controversa riguarda, invece, la definizione di nuove regole per l’insegnamento della lingua madre in alcune “ethnic republic”, tra cui, ad esempio, il Tatarstan, la Chuvashia e Mari-El in cui la popolazione non russa sta lottando per mantenere la propria identità culturale. Una legge simile, già passata in prima lettura, impedirebbe alle regioni di richiedere lo studio e l’insegnamento delle lingue delle minoranze, rendendoli “volontari” in base alle richieste dei genitori. Ma le cattive notizie non sono finite. Il 1° luglio è entrata in vigore la famigerata “Yarovaya Laws” che obbliga le compagnie telefoniche a conservare i dati degli utenti, registrando i messaggi di testo, le conversazioni telefoniche e i testi delle chat per sei mesi, da fornire ai servizi segreti in caso di ordinanza del Tribunale. Firmata da Putin a luglio 2016, questa legge, definita “Il Grande Fratello Russo”, secondo Artyom Kozlyuk, direttore del Roskomsvoboda Internet Rights Group, può provocare massicce fughe di informazioni. “Sono certo”, ha dichiarato,

che prima o poi questi database saranno hackerati o vi saranno fughe di informazioni con il rischio di vendita dei dati sul mercato nero.

Tra l’altro l’adeguamento informatico richiesto per adattare le procedure di conservazione dei dati ai requisiti previsti dalla legge provocherà un aumento dei costi che sarà sicuramente scaricato sul cliente finale. 

Dunque, prima le esigenze dello Stato, poi quelle del cittadino, che ormai non coincidono da tempo. 

Indipendentemente dall’esito della finale e dalla squadra che si aggiudicherà la Coppa del Mondo (Francia o Croazia), vi è già un vincitore: il trasformismo del Gattopardo russo.  

 

#WorldCup. La vittoria del Gattopardo russo ultima modifica: 2018-07-12T10:31:11+02:00 da ANNALISA BOTTANI

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