Le relazioni pericolose tra Colombia e Venezuela

Tra il giuramento del nuovo presidente colombiano Iván Duque e l’attentato al presidente venezuelano Nicolás Maduro, i rapporti tra i due paesi si fanno sempre più tesi. Con accuse reciproche.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Nel suo primo discorso da presidente eletto della Colombia, pronunciato ieri in Plaza de Bolívar a Bogotà, Iván Duque, rappresentante della destra molto vicino a Alvaro Uribe, ha rivolto un appello all’unità nazionale per costruire un gran patto per il paese. Starà nella Casa de Nariño, sede della presidenza della capitale colombiana, fino al 2022, cominciando col dover gestire una crisi internazionale nei rapporti coll’irrequieto vicino Nicolás Maduro, che ha accusato il suo predecessore Juan Manuel Santos di essere coinvolto nel fallito attentato di sabato scorso a Caracas.

Giusto ieri il presidente venezuelano ha reso pubblici i nomi di sei persone già in galera e di altrettanti ricercati, e ha accusato apertamente due deputati dell’opposizione di essere coinvolti nel fallito attentato. Di uno, l’ex presidente dell’assemblea nazionale Julio Borges, si sa che attualmente si trova al sicuro a Bogotà. Il secondo, il giovane Juan Requesens, si trova agli arresti.

Già subito dopo che le immagini dell’attentato a Maduro hanno fatto il giro del mondo, molti, e non solo nel paese, hanno avuto motivo di dubitare che si trattasse di un attentato, pensando invece di essere in presenza di un evento, forse auto procurato, che alla fine ha rafforzato proprio chi si voleva colpire. Lo stesso Henri Falcón, che aveva corso alle recenti presidenziali spaccando il fronte dell’opposizione schierata per l’astensione, in una conferenza stampa ha parlato di “presunto” attentato e ha chiesto un’indagine seria su di esso.

Nicolás Maduro, presidente del Venezuela

Con la sua uscita pubblica, Maduro ha voluto smentire i sospetti e ha spiegato di essersi salvato solo grazie agli inibitori di frequenza messi in opera dalla sua scorta, che ha potuto far perdere il controllo del drone carico di esplosivo C4, facendolo detonare prima che arrivasse a destinazione.

Vero o fasullo che sia, l’attentato, oltre ad aver dimostrato in modo palmare la vulnerabilità del presidente venezuelano e la scarsa marzialità della sua truppa scelta che se l’è data a gambe levate, testimonia senza dubbio la grande instabilità che esiste nel paese. Percorso da malcontenti e spaccature che riguardano anche le forze armate, prontamente repressi dai chavisti facendo sempre più ricorso a metodi a dir poco sbrigativi.

In questa luce, potrebbe essere perfino plausibile la tesi che un disperato Maduro abbia concepito il tutto per portare l’ennesimo attacco a quel che resta dell’opposizione, tentando di compattare dietro a sé il paese chiamandolo a reagire alla minaccia dell’ex amico colombiano.

Alti e bassi nelle relazioni recenti tra Venezuela e Colombia non sono del resto una novità, spesso e volentieri dovute solo a ragioni di politica interna. Così è accaduto, per esempio, nei rapporti tra Hugo Chavez e Alvaro Uribe, che da grandi alleati si sono spinti fino allo scontro.

Allo stesso modo è andata tra Maduro e il colombiano Santos, che, pur di essere aiutato nella sua trattativa con le Farc, ha messo inizialmente la sordina alle critiche del presidente venezuelano finché gli è tornato utile. Per poi cambiare atteggiamento, cosa che l’erede di Chavez non gli ha certo mai perdonato.

Ma se Maduro ha anche ieri attaccato i colombiani, che già ospitano nel loro paese miriadi di esuli venezuelani, si è rivolto contro il vecchio governo, evitando di estendere le sue critiche al neo insediato Duque. Forse ha voluto lanciare il messaggio che per il Venezuela il ritorno a una politica di relazioni meno improntate allo scontro che alla lunga potrebbe diventare incontrollabile, rientra pur sempre, al di là dei richiami patriottici a uso interno, in un orizzonte auspicabile.

E in attesa di capire che musica si dovrà ballare con il nuovo presidente, ha anche aggiunto di voler chiedere l’estradizione alla Colombia e agli Stati Uniti di sei persone ricercate dalla giustizia venezuelana, a suo dire implicate nel fallito attentato per il quale sarebbero stati pagati cinquanta milioni di dollari.

Che la Colombia dia asilo a oppositori del regime venezuelano non è certo un segreto. Vi soggiornano esponenti politici come Borges, o come l’ex giudice chavista Luisa Ortega Díaz che accusa Maduro e i suoi di aver intascato tangenti dalla brasiliana Odebrecht e di averne le prove, che consisterebbero in almeno tredici grandi opere mai finite, tra cui la costruzione di un ponte sul lago di Maracaibo per un contratto di due miliardi di dollari.

Álvaro Uribe, presidente della Colombia dal 2002 al 2010

Da un altro punto di vista, il paese è con il Brasile, che ha dovuto temporaneamente chiudere le sue frontiere col Venezuela, una valvola di sfogo per l’emigrazione anche frontaliera di migliaia di disgraziati che quotidianamente passano nel paese vicino per fare acquisti alimentari. E non è ignoto a nessuno che i due vicini paventano un collasso del regime di Caracas che provocherebbe un esodo pari a una tragedia umanitaria.

Ora al comando della Colombia si trova Iván Duque che non ha mai fatto mistero di essere assai critico nei confronti del processo di pace con la guerriglia, massimo risultato del proprio mandato secondo Santos, sul cui futuro potrebbe esserci più di qualche incertezza.

Molti prevedono che ci sarà un raggiustamento degli accordi, più che un loro rigetto. Mentre per il paese rimane fondamentale arrivare a una pace con l’Eln per mettere fine alla violenza e al traffico di droga controllato dai guerriglieri in quei territori in cui operano.

Oltre che su questo fronte, il nuovo presidente sarà chiamato a intervenire anche per battere la corruzione e superare le profonde disuguaglianze che affliggono il paese. Su cui i risultati di Santos sono stati scarsi.

L’ Economic Forecast Summary diramato nel maggio scorso dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd) prevede che in Colombia

[…] la crescita aumenterà fino al tre per cento circa, per i tassi d’interesse più bassi, sarà più forte la spesa per le infrastrutture, le tasse aziendali più basse e la crescita dei prezzi del petrolio favorirà tutti gli investimenti. Anche il consumo privato si rafforzerà […] e le esportazioni miglioreranno sulla scia di una prospettiva più forte per i partner commerciali. La disoccupazione inizierà a scendere. Gli indicatori sociali stanno migliorando, ma l’informalità (dell’economia, ndr) e la disuguaglianza rimangono alte.

Come si vede, previsioni moderatamente positive per il nuovo mandato presidenziale, che dovrà cercare di sbloccare la mobilità sociale nel paese, ora al palo, e di combattere le disuguaglianze sociali che sono andate crescendo nell’ultimo decennio.

Siano efficaci o meno le ricette economiche che Duque ha in serbo per la Colombia, molti osservatori sono pronti a scommettere che i quattro anni di presidenza saranno del tutto insufficienti a cambiare la situazione. E non riusciranno a distribuire in un modo più equo la ricchezza. Anche tenuto conto che l’economia illegale che deriva dalla criminalità e dal narcotraffico ha raggiunto l’incredibile quota del trenta per cento del pil.

Il Nobel per la pace Juan Manuel Santos, presidente della Colombia dal 2010 al 2018, con l’ex presidente brasiliano Lula

Più o meno, sono questi i problemi principali che il nuovo presidente è da subito chiamato ad affrontare, mentre sul piano della politica estera e delle relazioni col vicino e sconquassato Venezuela, Duque potrebbe essere presto spinto a un maggior interventismo, mandando deluse le speranze di nuovi e differenti rapporti concepite da Maduro.

Se così sarà, alla fine nell’analisi del Dipartimento di stato americano avrà pesato la posizione di non ingerenza nelle crisi del continente che con tutta probabilità assumerà il nuovo governo messicano di Lopez Obrador, che già in tal senso si è espresso nei giorni scorsi per bocca del prossimo ministro degli esteri. E la necessità, da parte degli Usa, di ristabilire gli equilibri in scacchieri importanti come il Venezuela, per finire col piccolo Nicaragua.

È molto probabile che per ragioni interne il nuovo presidente farà di tutto per non apparire troppo allineato con The Donald, poco amato in America Latina. Ma alla lunga tutti i dossier che gli americani tengono aperti sulla vicenda colombiana, dal narcotraffico in giù, faranno sentire di certo il loro peso sulla bilancia delle relazioni tra i due paesi. E gli spazi concessi a Duque per barcamenarsi con una qualche autonomia, con fermezza gli saranno ridotti.

 

Nell’immagine di copertina l’attuale presidente della Colombia Iván Duque e il segretario di stato americano Mike Pompeo

Le relazioni pericolose tra Colombia e Venezuela ultima modifica: 2018-08-08T19:51:24+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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