La bibbia del cinema boccia Venezia: maschilista

Dopo la presa di posizione di associazioni femminili che hanno accusato gli organizzatori di discriminare le registe alla Mostra del Cinema, arriva anche la stoccata dell'"Hollywood Reporter".
scritto da Matteo Angeli

Una sola regia femminile sui ventuno film in concorso alla prossima Mostra del cinema di Venezia. Una scelta percepita come un affronto dalle donne che fanno cinema e che ha attirato le critiche anche dell’Hollywood reporter, rivista considerata come la “bibbia del cinema” tra gli specialisti del settore.

Tutto è cominciato con la lettera aperta dello scorso 10 agosto di dieci importanti associazioni femminili dell’audiovisivo, in cui vengono accusati di sessismo e discriminazione gli organizzatori della rassegna cinematografica.

Le associazioni in questione, che includono anche European Women’s Audiovisual Network, Women in Film & TV International, WIFT Nordic, WITF Sweden et Swiss Women’s Audiovisual Network, nella loro missiva al direttore del festival, Alberto Barbera, e agli altri vertici, bollano l’edizione di quest’anno, che si terrà tra il 29 agosto e il 9 settembre, come “un film già visto”.

La lettera aperta, pubblicata nei giorni scorsi anche dal quotidiano francese Le Figaro, esordisce così:

Abbiamo già visto questo film. Nel 2017 l’unico film alla Mostra di una regista è stato “Angels Wear White” di Vivian Qu… Un anno fa Alberto Barbera ha annunciato: “Guardiamo alla qualità e non al genere”. Come se il ripetere per anni che i film migliori, i migliori registi e i veri maestri erano maschi non abbia fatto alcuna differenza nel modo in cui viene giudicata la qualità, come se i pregiudizi non avessero alcun ruolo, eccolo là, negare che le considerazioni di genere abbiano avuto alcun impatto sulle sue selezioni (e su quelle della sua squadra). Nel 2018 si è ripetuto lo stesso schema. Con un solo film diretto da una donna in concorso, Barbera ha insistito che si tratta di qualità, non di genere.

Dei ventuno film in concorso quest’anno a Venezia, l’unico diretto da una donna è  infatti The Nightingale di Jennifer Kent.

Un record in negativo, che ha spinto l’Hollywood reporter a titolare: La selezione dei film a Venezia riflette la cultura italiana di maschilismo tossico.

La rivista statunitense ha raggiunto il direttore del festival, Alberto Barbera, per avere maggiori spiegazioni e questo ha risposto:

Lascerei se mi imponessero le quote rosa.

Secondo l’Hollywood Reporter, Barbera argomenta che è una responsabilità dell’intera industria cinematografica se ci sono ancora pochi buoni film diretti dalle donne.

Venezia non può farci niente. Non siamo noi a poter cambiare la situazione,

avrebbe dichiarato il direttore del festival, a cui fa eco Paolo Baratta, presidente della kermesse, facendo notare che i film diretti da donne rappresentano solo il 21 per cento di quelli che hanno sottoposto la loro candidatura quest’anno.

Le associazioni firmatarie della lettera aperta non se la bevono e insistono che:

Le donne costituiscono il cinquanta per cento degli studenti di cinema ma una volta che entrano nel mercato hanno sempre meno visibilità. Negli ultimi dieci anni, non c’è stato un festival che ha presentato il 50 per cento dei suoi film diretti da donne.

Una posizione che trova d’accordo anche Susanne Bier, regista di In a Better World e presidente della giuria sulla realtà virtuale quest’anno a Venezia.

Bier ha commentato all’Hollywood Reporter:

La cultura dell’Europa del sud ha assolutamente un’influenza [sul festival]. Tradizionalmente, là c’è meno parità e perciò questi temi vengono sentiti in modo più forte che altrove.

 

L’illustrazione (The Hollywood Reporter) mette a confronto i tre principali festival del cinema europei sulla presenza di registe donne

In questo magro scenario, anche i nostri vicini d’Oltralpe sono riusciti a fare meglio di noi quest’anno, con Cannes che ha presentato tre film su diciassette diretti da registe e Locarno tre film su quindici.

Con il festival che snobba le regie femminili per il secondo anno consecutivo, alcuni cominciano a chiedersi se la mancanza di equilibrio di genere a Venezia sia di fatto una conseguenza naturale dell’approccio arretrato dell’Italia in materia di parità tra i sessi, che ha testardamente rifiutato di cambiare con il passare del tempo,

sottolinea l’Hollywood Reporter, che ricorda come il nostro paese detenga il record negativo in Europa quando si tratta di parità di genere in tutti i segmenti della società. La percentuale di donne che lavorano – meno della metà – è infatti una delle più basse nelle economie sviluppate e, nonostante le donne siano educate almeno quanto gli uomini, queste spendono molto più tempo a svolgere delle mansioni non pagate, come prendersi cura dei bambini o delle persone anziane.

La rivista statunitense nota come in Italia il movimento globale del #MeToo non abbia attecchito, anche a causa di alcuni media nazionali che

hanno paragonato Asia Argento a una prostituta dopo che questa ha raccontato di essere stata vittima di Harvey Weinstein.

Da noi, gli uomini importanti del settore cinematografico accusati di molestie, se la sono finora cavata praticamente senza conseguenze. Basti pensare al regista Fausto Brizzi, accusato da dieci donne, che ha continuato a lavorare negando i fatti incriminati.

Ma con Hollywood che è sempre più presente sul Lido, anche perché il festival è ormai diventato una rampa di lancio per gli Oscar, aumenta la pressione e l’influenza dell’industria cinematografica nella direzione di un cambiamento.

Gli uomini della vecchia guardia saranno pure più forti a Venezia, ma non è chiaro quanto riusciranno a mantenere la loro linea, in particolare ora che i più giovani si alleano con il #MeToo,

è la tesi dell’Hollywood Reporter.

Venezia è avvisata: se continuerà a ignorare il #MeToo rischierà di esserne travolta.

 

La bibbia del cinema boccia Venezia: maschilista ultima modifica: 2018-08-26T10:47:51+01:00 da Matteo Angeli

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