Fontamara: un romanzo sul muro

Il libro di Ignazio Silone prende vita nei murales promossi e finanziati dal comune di Aielli in Abruzzo. Un museo a cielo aperto tra le pareti di un borgo che ancora porta le ferite dei passati eventi sismici.
scritto da MARCO CINQUE

[AIELLI, L’AQUILA]

In questo travagliato periodo storico è paradossale assistere al crollo di ponti mentre, contemporaneamente, crescono muri d’ogni genere, sia dentro che fuori di noi. Il paradosso è che, convenzionalmente, i ponti sono simbolo di unione e incontro mentre i muri, di converso, rappresentano chiusura, separazione, rifiuto. E quanto più i muri crescono, tanto più il conflitto sociale aumenta, assieme a fenomeni immarcescibili come il pregiudizio, l’intolleranza, il razzismo e gli “untori” di questa nefasta tendenza traggono ampio consenso, nonché  sostanziosi profitti politici.

Ma anche tra i muri troviamo comunque delle eccezioni alla regola. Lo scorso anno, a Sassari, durante l’undicesima edizione del festival internazionale Ottobre in poesia, nel centro di piazza Castello è stato eretto un muro simbolico che raccoglieva mille poesie di altrettanti diversi autori dal mondo, un’opera collettiva denominata 1000NoW, per dire “No alle Guerre e contro i nuovi Muri”.

Quest’anno invece, in occasione del quarantennale dalla morte dello scrittore marsicano Ignazio Silone, si è realizzato un progetto mastodontico, frutto d’una specie di follia collettiva. Nell’ambito del progetto Borgo universo, promosso e finanziato dalla giovane giunta comunale di Aielli, un piccolo paese montano dell’Abruzzo, numerosi artisti sono stati coinvolti in opere murarie e dipinti, per realizzare una sorta di museo a cielo aperto tra le pareti di un borgo che ancora porta le ferite dei passati eventi sismici.

Tra le numerose opere realizzate, una su tutte emerge per l’unicità che l’ha contraddistinta.

L’idea visionaria è partita da Alleg, un artista marsicano che collabora al progetto Borgo universo, quando ha proposto di riportare su un ampio muro che fiancheggia la torre medievale affacciata sulla Piana del Fucino il romanzo Fontamara. Non solo qualche frase estrapolata o una sintesi dell’opera siloniana, ma proprio l’intero libro.

Dopo la logica titubanza iniziale, il progetto voluto e sostenuto dalla giunta aiellese ha iniziato e prendere corpo: Alleg, assieme a Brama ed Ema Jons, due artisti che lo hanno accompagnato quotidianamente nella faticosa trascrizione, ha iniziato un lavoro da antico amanuense, riportando le quasi duecento pagine del volume su una superfice non proprio comoda. Scrivere in verticale, arrampicati su un’impalcatura o sdraiati per vergare le righe più basse, non è come farlo comodamente seduti, con una penna che non devi intingere continuamente in un vasetto di inchiostro indelebile.

Insomma, un mese di lavoro, dieci ore giornaliere, più di 53mila parole e oltre tre chilometri di inchiostro non sono stati proprio una passeggiata.

Tuttavia, la vera importanza di quest’opera sono stati soprattutto i contenuti ancora tragicamente attuali di Fontamara: il sopruso dei potenti verso i “cafoni”, le meschine guerre tra poveri e la domanda finale del romanzo che continua a risuonare senza risposta: che fare?

Eppure, nel suo piccolo, qualche risposta confortante dalla comunità aiellese è arrivata, inaspettata e spontanea. A decine, infatti, le persone, sia del paese che venute da fuori, hanno dettato pazientemente le pagine del libro. Molte altre hanno portato bevande e cibarie, altre ancora sono venute in visita per assistere o incoraggiare il sogno collettivo che si stava realizzando al ritmo lungo e lento della montagna: un sogno inclusivo di cui ciascuno è stato in qualche modo parte attiva.

Questo piccolo miracolo partecipativo, in un’epoca dove tutto è virtuale e si consuma entro pochi istanti o nel volgere di un click, ha segnato una svolta confortante nelle dinamiche sociali di una comunità sempre più piegata a logiche egocentriste e conflittuali.

Ogni mattina, incuriosito, un anziano del luogo si è presentato per leggere ciò che era scritto sul muro: con candore lui ha ammesso di non aver letto il romanzo, ma ora era lì, presente col suo corpo, nella sua terra e poteva leggere mentre diventava egli stesso parte di ciò che stava leggendo.

Sembrava proprio che Fontamara catturasse l’attenzione di quest’uomo, toccandone gli sprofondi dell’animo e creando una simbiosi surreale e commovente.

Il muro di Fontamara, in qualche modo, è diventato ponte, segnando un altro percorso possibile per tornare a coniugare al “noi” la crescente deriva individualista e per cercare risposte che ciascuno dovrebbe provare a dare a quel “che fare?”, affinché questa domanda, sempre più inascoltata, non somigli a un muro invalicabile, ma sia il comune e condiviso passaggio per ritrovare il bandolo della nostra umanità.

Fontamara: un romanzo sul muro ultima modifica: 2018-08-30T10:02:10+01:00 da MARCO CINQUE

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