L’assenza di Palin illumina i funerali di McCain

Alla National Cathedral di Washington il vecchio establishment politico onora il suo eroe, anche cancellando la scomoda presenza della sua compagna di ticket. Perché?
scritto da GUIDO MOLTEDO

Nella National Cathedral di Washington l’America preme il tasto “rewind”, riavvolge il nastro della storia e torna all’era in cui Donald Trump era conosciuto solo per essere un tycoon senza scrupoli, eppure molto corteggiato dai politici dei due schieramenti, che non disdegnavano i suoi finanziamenti e sostegni (nelle presidenziali 2008, contro Obama, sostenne McCain)

Che America meravigliosa, quella radunatasi di fronte al feretro di McCain, dice all’unisono il circo mediatico, mica quella sguaiata di oggi. Grandi discorsi. Mica le raffiche di tweet adolescenziali. Gravitas istituzionale non arroganza cafona. Rispetto dell’avversario. Non insulti e ingiurie personali.

C’erano tutti quelli di una volta. Gli ex-presidenti Clinton, Bush, Obama. C’era Henry Kissinger. Ex-candidati presidenziali come Al Gore, Joe Lieberman e Hillary Clinton. C’era Dick Cheney, il teorico dell’affogamento simulato, della tortura, Abu Ghraib e Guantanamo. C’era l’establishment di ieri, nella sue diverse articolazioni. C’era anche quello di oggi, ma mancava il suo capo, e la presenza del suo vice e dei suoi collaboratori, e quella dei due leader repubblicani del Congresso, non facevano che esaltare la sua assenza, alimentando il “film” dell’America buona di ieri versus quella cattiva d’oggi.

Una cerimonia che è stata molto più che il funerale di una personalità d’alto rango della storia recente americana. Una giornata che fotografa quanto sia cambiato il potere americano, l’8 novembre 2016.

L’America di oggi piace talmente poco a tanti che perfino il presidente della mission accomplished in Iraq merita considerazione e benevolenza. George W. con Laura siede accanto alla coppia Obama, un accostamento che azzera simbolicamente due presidenze agli antipodi. E la guerra che infiammò il Medio Oriente con i suoi lunghi terribili strascichi in che arrivano a oggi, nello stesso Iraq e in Siria? Omissis. Il nemico del mio nemico è il mio amico.

Con questa logica il “sistema” scalzato dall’avvento di Trump si chiude in se stesso, scarta tutto quello che non s’attaglia alla narrazione dell’America proba che il tycoon di New York cerca di rottamare, essendo già riuscito a darle un po’ di botte terribili.

Così si vuole riscrivere la storia. Servirà a mettere all’angolo l’inviso The Donald? O sarà altra acqua che va al suo mulino?

Non sappiamo come l’elettorato di Trump, la sua “base”, avrà seguito i funerali di McCain e come reagirà alle scene dell’esibito volemose bene. Di certo avrà avuto ben chiaro che nella National Cathedral c’era una nomenklatura autocompiaciuta di sé, che nasconde sotto il tappeto conflitti reali al suo interno, che cerca di distanziarsi il più possibile da Trump come fosse venuto da Marte e non fosse l’esito di processi innescati da quello stesso mondo politico riunito nella cattedrale della capitale.

A rendere evidente questa aporia comunicativa, l’assenza di Sarah Palin. L’ex-governatrice dell’Alaska aveva fatto sapere di voler onorare anche lei colui che fu il suo candidato presidente nella campagna presidenziale contro Obama. La famiglia di McCain non l’ha voluta nella National Cathedral e “pour cause”. La sua presenza sarebbe stata in conflitto evidente con una narrativa che idealizza McCain e, con lui, il mondo politico di cui era parte.

La scelta di Palin come numero due del ticket presidenziale repubblicano era stata testimonianza d’insipienza politica e/o di cinismo da parte del senatore dell’Arizona, ma non era avvenuta per caso (anche se successivamente McCain ha ammesso di essersene pentito). Il “maverick” aveva fiutato il clima e lo spirito del tempo cavalcando l’onda del nascente tea party, che aveva tra i suoi idoli Sarah Palin. Quella legittimazione, della destra estrema, con la scelta di Palin, avrebbe concorso enormemente ad aprire la strada alla sua egemonia sul Partito repubblicano, fino alla consacrazione di Trump.

Che sia stata cancellata dall’esequie solenni è scelta che sa di regime staliniano, quando le personalità scomode improvvisamente erano fatte sparire dalle foto ufficiali dei capi del partito. Non è un buon modo per affermare che quel mondo è migliore di quello attuale.

L’assenza di Palin illumina i funerali di McCain ultima modifica: 2018-09-01T21:19:44+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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